Autonomia Veneto, pieni poteri a Zaia: “Ora abbiamo il mandato!”

Autonomia Veneto, pieni poteri a Zaia: “Ora abbiamo il mandato!”

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Pieni poteri a Luca Zaia per trattare l'Autonomia del Veneto.
Dopo il nostro speciale TG+ FOCUS di tre settimane sul Referendum Consultivo, che avete seguito in ottobre qui su Notizieplus.it e su Facebook, è tempo ora di tornare a parlare dell'imminente trattativa fra la Regione e Roma.

Ieri infatti, dopo lo scrutinio dello scorso mese, è stato compiuto il successivo passo fondamentale che serve a garantire al presidente del Veneto Luca Zaia ampio margine operativo nelle negoziazioni con il Governo.

Con 40 voti a favore e nessuno contrario (10 consiglieri hanno abbandonato l'aula) il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge per l'autonomia con cui Luca Zaia avvierà la trattativa con il Governo. Il testo prevede che il Veneto chieda di poter avere autonomia su 23 materie - 20 concorrenti, 3 esclusive dello Stato - trattenendo i 9/10 del relativo gettito fiscale. Hanno votato a favore i gruppi della maggioranza di centrodestra (Lega, lista Zaia, Fi, Fdi), e alcuni consiglieri del M5s. Tutti i consiglieri del Pd, assieme ad un 'pentastellato', non hanno partecipato al voto, lasciando l'aula.

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“Ora abbiamo il mandato. Al governo e al sottosegretario Bressa chiediamo di attivare subito il tavolo della trattativa. Questo dibattito e questa iniziativa legislativa non ci sarebbero stati se non ci fosse stato il referendum, il voto di due milioni e 300 mila veneti e in percorso che dura da 5 anni”.

Intervenendo in Consiglio Regionale del Veneto nel momento del voto finale sulla proposta di legge statale per il riconoscimento di ulteriori forme di autonomia al Veneto, il Presidente della Regione Luca Zaia, unica voce della maggioranza ad esprimere la dichiarazione di voto, ha ringraziato il Consiglio per l’ampio mandato ricevuto e ha ribadito di voler intavolare da subito la trattativa istituzionale con il governo in carica.

“I consiglieri mi hanno dato ampia libertà di mandato, approvando uno specifico ordine del giorno. Tra le votazioni odierne, forse questa è la più importante di tutte. Certo, non basterà un governo per portare a casa il risultato.  Ma il Veneto di oggi non è più quello di ieri. E’ merito del referendum del  22 ottobre scorso, nel quale i veneti hanno espresso un grande senso di partecipazione: non si raggiunge il 60 per cento di partecipazione alle urne sotto un diluvio universale, se non c’è una vera convinzione.”

“Forse la vera modifica della Costituzione da fare in Italia – ha osservato Zaia - è rendere obbligatoria la consultazione referendaria, perché anche il popolo si assuma le proprie responsabilità. Il referendum toglie ogni imbarazzo a chi dovrà trattare con il governo”.

In merito alla richiesta di trattenere in Veneto i nove decimi del gettito fiscale del Veneto, il governatore del Veneto ha detto di rifiutarsi di pensare che anche un solo cittadino veneto consideri eccessiva questa richiesta. “Nessun veneto si scandalizza per questa richiesta, casomai i veneti si scandalizzano per i 33 mld di sprechi nel bilancio dello Stato. Lo stesso presidente del Consiglio Gentiloni ci ha detto che chiedere l’autonomia non è una eresia, ma una richiesta di efficienza. Noi conosciamo bene i nostri conti, nella legge e nei nostri studi abbiamo esploso e contabilizzato ogni competenza. Quelli che non conosciamo in realtà sono i veri conti dello Stato, e in questo mi confortano anche i pareri autorevolissimi dei membri della nostra delegazione trattante che del bilancio italiano e della fiscalità conoscono ogni meandro”.

“Per questo dal Governo mi aspetto una controproposta seria” – ha scandito Zaia, annunciando l’intenzione di  pubblicare tutti i documenti della trattativa in un apposito spazio nel sito web della Regione. “La trattativa sarà un processo in progress – ha aggiunto  - e dovremo capire se il popolo veneto sarà rappresentato anche da un ‘popolo’ di parlamentari. Tutti gli eletti in Veneto saranno misurati, indipendentemente dal loro colore politico”.

Quanto ai possibili ‘partner’ della trattativa (Lombardia ed Emilia Romagna) il presidente Zaia ha ribadito l’intenzione di voler un percorso ‘su misura’. “A differenza delle altre due regioni – ha ricordato - abbiamo già ‘sgrezzato’ la materia e definito materie e funzioni. Nella trattativa sono disposto a sedermi con tutti, ma il Veneto ha le sue specificità: per esempio abbiamo 90 mila bambini che frequentano la scuola d’infanzia paritaria e 20 mila allievi delle scuole di formazione professionali. Sarà un lavoro da Catone il censore: dovremo fare in modo di portare a casa competenze e risorse vere, perché l’autonomia senza soldi non serve a niente. Non andiamo a Roma col coltello fra i denti o soltanto, come dice qualcuno, per farci dire no. Ma se la controproposta  del governo (qualunque esso sia) non sarà dignitosa e rispettosa dei veneti, siamo pronti anche a dire di no. Credo che il presidente Gentiloni e il sottosegretario Bressa abbiano una grande opportunità di passare alla storia rendendo possibile una intesa. Ma una intesa fatta su misura del Veneto, costruita su misura come un abito sartoriale”.

“Siamo coscienti che non sarà facile, ma ci crediamo e porteremo dei risultati qualcosa”, ha continuato Zaia, assicurando di voler essere artefice di quella che si preannuncia come una lunga e laboriosa maratona.

“Siamo l’unica regione incastrata tra due regioni a statuto speciale, siamo stanchi di essere accomunati in un indefinito Nordest. Siamo un popolo di imprenditori eroici che lavorano in condizioni non facili e di comunità di confine che si ritrovano a guardare a Trento e Bolzano e al Friuli come alla valle dell’Eden. Pensare di risolvere il problema di Sappada e degli altri comuni di confine dando il via libera al cambio di regione significa non conoscere i problemi del Veneto. Dopo Sappada ci sarà un’altra Sappada. La soluzione è una sola: l’autonomia. La Costituzione ci dà questa opportunità e finché c’è questa Costituzione noi siamo nell’alveo della legalità. La legge referendaria del Veneto aprirà un nuovo corso anche per altri. Una cosa è certa, non si torna più indietro. Il Veneto ha aperto la strada, spianandola per altri”.

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