La situazione dei media televisivi in Veneto

La situazione dei media televisivi in Veneto

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Dal 2008 la situazione italiana e mondiale ha risentito di una forte crisi economica che ha toccato quasi tutti i settori lavorativi, non risparmiando il Veneto, esempio virtuoso insieme alla Lombardia, che sta di giorno in giorno perdendo diverse attività storiche costrette a chiudere i battenti. Ma la situazione delle televisioni locali regionali qual è? Le emittenti hanno avuto la stessa sorte della drogheria sotto casa o del tabaccaio storico in fondo al corso?

Per arrivare ad una risposta è necessario analizzare diversi aspetti tra i quali: l’assegnazione dei contributi pubblici, il passaggio da tv analogica al digitale terrestre ed i dati auditel. Per poter analizzare questi tre punti è meglio far chiarezza su quella che si può definire “mappa della crisi” che ha colpito bene o male tutto il territorio veneto a partire dal 2013 per quanto riguarda le emittenti locali.

LE EMITTENTI

Prima su tutte è Treviso Uno Tv, emittente di proprietà dell’imprenditore Bruno Zago, costretta a lasciare a casa 14 dipendenti tra operatori, impiegati e giornalisti, e a chiudere solamente dopo due anni di trasmissioni.

Telearena, televisione veronese del gruppo Athesis è la seconda vittima in campo media, e ad iniziare dal maggio del 2013 ha dovuto far partire il processo di cassa integrazione a rotazione per una parte dei giornalisti, provvedimento che ha permesso di poter continuare l’attività, seppur arrancando.

Stessa sorte, ma con un ritardo di due anni, per l’altra emittente veronese Telepace di impronta cattolica, costretta alla cassa integrazione ai dipendenti per il 50% dell’orario lavorativo. Nel padovano ad essere colpita è l’altra emittente “filo-cattolica” Telechiara, nata agli inizi degli anni Novanta per volere dei Vescovi del Triveneto, acquistata e salvata da una cordata guidata dal gruppo Videomedia Spa controllata da Confindustria Vicenza già editore di Tva Vicenza. Questa operazione che ha portato ad avere una quota di minoranza destinata alle tre Diocesi di Padova, Vicenza e Treviso, ha forzato lo spostamento della sede operativa a Vicenza ed il conseguente abbandono di tutta la redazione che oggi è gestita direttamente da una dipendente di Tva; il bollettino ed il telegiornale locale è oggi infatti condotto da giornalisti vicentini. Situazione in stallo per Antennatre, che dopo aver chiuso cambiato proprietà ha lasciato a casa diverse risorse umane. Prima del recente cambio l’emittente trevigiana era guidata dal gruppo Tvision, che un paio di anni fa ha dovuto ridurre il personale da 66 unità a 35 per non parlare dei giornalisti che da 24 sono arrivati ad essere 11. Chiuse le redazioni di Udine, Belluno e Padova, hanno recentemente lamentato i ritardi nel ricevere i contributi pubblici che costringono i dipendenti a dover attendere lo stipendio da mesi e mesi.

Esempio virtuoso è quello riguardante Telepadova; i dipendenti infatti si sono uniti tra loro in un patto di solidarietà ed hanno
deciso di rispondere alla crisi riducendosi volontariamente lo stipendio per evitare possibili tagli del personale.

L’ASSEGNAZIONE DEI CONTRIBUTI PUBBLICI

Una delle motivazioni più determinanti per la quale i media locali veneti stanno soffrendo economicamente è il forte taglio dei finanziamenti pubblici.

Il maggiore introito per gli editori televisivi è sempre stato quello proveniente dal Ministero dello Sviluppo Economico, regolato dalla legge 448 del 1998, gestito poi dal Comitato regionale per le comunicazioni del Veneto. Dal 2008 all’inizio della crisi delle tv locali del 2013 a livello nazionale i fondi sono risultati ridotti di due terzi, mentre a livello regionale i contributi statali destinati ai media televisivi locali si sono più che dimezzati.
E’ possibile notare dal grafico che nel primo anno della crisi, il 2013, i contributi oscillavano da 1 milione di euro per le tv locali più grandi a 65 mila euro per le realtà più piccole quando, tornando indietro di qualche anno, i contributi toccavano numeri ben più alti che oscillavano da 2 milioni e mezzo a 150 mila euro.

DALLA TV ANALOGICA AL DIGITALE TERRESTRE

Sicuramente l’introduzione del digitale terrestre, con la soppressione definitiva di tutti i canali analogici non ha aiutato il mercato dell’editoria televisiva. L’aumentare di nuove realtà in digitale, ha messo in difficoltà il mercato a bassa concorrenza che permetteva alle piccole realtà di avere introiti pubblicitari importanti. Molte realtà, coinvolte nell’occhio del ciclone ed in difficoltà, hanno pensato di dover fronteggiare questo cambiamento aprendo altri canali, tematici o provinciali, al fine di offrire una maggiore programmazione televisiva, non tenendo conto però di quali spese sarebbero soggiunte in concomitanza dei tagli dei finanziamenti pubblici.

I DATI AUDITEL

Conseguentemente all’avvento del digitale terrestre, anche i dati auditel sono cambiati, e l’indice di gradimento televisivo ha avuto una maggior distribuzione globale riducendo le percentuali delle tv nazionali ed aumentando di anno in anno gli ascolti per le piccole televisioni locali.

Analizzando la situazione nazionale è possibile notare una notevole differenza tra l’anno 2012, periodo pre-crisi, ed il 2015. Portando come esempio la situazione relativa a Rai1, c’è stata una diminuzione di circa 200 mila telespettatori in media giornaliera nella fascia oraria dalle 12 alle 15.
Ponendo invece l’attenzione sulle tv locali venete è possibile notare come dal 2014 al 2015 ci sia stato un discreto miglioramento in termine di ascolti, anche se il numero totale dei canali di diversi editori è diminuito per fare in modo di concentrare le trasmissioni in un’unica emittente e ridurre le spese di gestione.

 

Matteo Venturini

 

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