Vacanze ovvero l’elogio dell’ozio

Vacanze ovvero l’elogio dell’ozio

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AgostoEditorialeVacanza: dal latino Vacantia, da Vacans, participio presente di Vacare, essere vacuo, sgombro, libero, senza occupazioni. Ovvero oziare. Dovrebbe essere questo il senso del tanto atteso periodo di riposo che, arrivati a questo punto dell’estate, qualcuno si è già speso e qualcuno vede finalmente apparire all’orizzonte. Il dolce far niente.

Un tempo vuoto, sospeso, in cui ricaricare le energie, in cui dedicarsi un po’ a se stessi, in cui perdere il tran tran quotidiano per trovare nuovi equilibri, ritmi diversi. Il vuoto, però, in una vita sempre più congestionata e caratterizzata dalla fretta, può spaventare. Le giornate senza impegni gettano nel panico chi va sempre di corsa. E anche la vacanza può trasformarsi in una scadenza infinita.

Sgombrare la mente, rigenerare lo spirito. Con un buon libro, quello che è rimasto sul comodino per tutto l’inverno. Con tanta buona musica. Con passeggiate a piedi o in bicicletta, nella natura, per ritrovare il contatto con ciò che si è perso. Con tante buone chiacchiere con gli amici. Con qualche serata a far tardi, all’aperto, davanti a una birra o a un bicchier di vino. Con qualche pomeriggio passato a tirar calci a un pallone, magari con i figli. Tornando bambini.

Di questi tempi, poi, non sarebbe male prendersi un po’ di riposo anche dalla vita sempre connessa, dalle foto postate su Facebook, dalle continue esternazioni su Twitter, dai protagonismi di Instagram. Sparire per un po’, tornare alla vita reale, riprendersi spazi e momenti. Anche annoiarsi, se serve. Sempre che ne siamo ancora capaci. Perché solo così può essere davvero una buona vacanza.

Chiara Semenzato

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