1969-2019: la Marca Nera di Piazza Fontana

1969-2019: la Marca Nera di Piazza Fontana

- in Cultura, Editoriale, Inchiesta, Le ultime, Treviso
179
0
Strage_piazza_fontana_interno_banca

È il 12 dicembre 1969, una data che resterà impressa nella memoria di una nazione. Il giorno della strage, quella che inaugura la stagione della Strategia della Tensione. L’evento che getterà una luce differente anche sulla città di Treviso, fino ad allora sonnacchioso capoluogo di una provincia operosa, bigotta ma capace di custodire segreti. Uno di questi verrà svelato da un allora giovane professore e da due magistrati, impegnati ad indagare su un mondo sommerso fatto di oscurità, di violenza, di terrore.

12 dicembre 1969. Una bomba scoppia nell’androne della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano. Quella che nelle prime ore appare come una sorta di tragica fatalità – si parlerà di una caldaia esplosa – si delinea in poco tempo come un atto terroristico di gravità inaudita per la giovane Repubblica Italiana. Sul terreno restano i corpi di 17 vittime, oltre ad un’ottantina di feriti. Le indagini vengono indirizzate verso il mondo dell’anarchia: l’Ufficio Politico convoca in questura decine di militanti per interrogatori interminabili. In queste circostanze muore il ferroviere Pinelli: suicidio o omicidio, non si saprà mai. Nessuno o quasi presta la dovuta attenzione alla figura di Mario Merlino, sedicente anarchico ma neofascista nel profondo, né verranno utilizzate le tracce lasciate dagli attentatori che depositano altri ordigni a Roma, fortunatamente senza mietere vittime. Il mostro per tutti è Pietro Valpreda, di professione ballerino, inchiodato dalla deposizione di un tassista che lo riconosce quale il vettore della valigetta-bomba. È innocente in realtà, ma lo si scoprirà solo dopo molto tempo.

La verità, sconvolgente, emerge solo qualche giorno dopo quando Guido Lorenzon, giovane docente e segretario di una sezione trevigiana della Democrazia Cristiana, si convince a deporre spontaneamente davanti al giudice Stiz ed al sostituto procuratore Calogero: per Lorenzon non è una decisione semplice, si tratta di esporre un amico, Giovanni Ventura. Le parole di Lorenzon sono esplosive: dietro la strage non ci sono gli anarchici, c’è anzi la cellula veneta di Ordine Nuovo, un partito neofascista fuoriuscito dal MSI con propaggini in tutto il Nord Italia. Ventura, 25enne editore che nella sua libreria vende tanto il “Mein Kampf” hitleriano quanto il libretto rosso di Mao, sarebbe una delle menti, al pari dell’avvocato padovano Franco Freda, già noto per le sue posizioni neonaziste. Il 13 aprile 1971 Freda e Ventura finiscono in carcere ma la Marca nera riserva ancora tante sorprese: nel novembre ’71 a Castelfranco Veneto viene scoperto per caso un arsenale di armi che porta nuovamente sulle tracce di Ventura. La torbida vicenda, tra rinvii, legittimi sospetti, sentenze annullate ed assoluzioni con formula dubitativa, si concluderà con un nulla di fatto.

Negli anni ’90 però l’inchiesta riparte. E fa nuovamente tappa nel Trevigiano, a Paese, dove secondo i pentiti Digilio e Vinciguerra sarebbero state confezionate le bombe nere. L’inchiesta è in mano ad un magistrato milanese, Guido Salvini, ed approfondisce aspetti finora mai toccati. La ragnatela veneta parte dal triangolo tra Treviso, Mestre e Padova e si sposta a Roma, dove operavano Ordine Nuovo ed Avanguardia Nazionale, per poi esplorare la dimensione internazionale con il caso della finta agenzia di stampa portoghese “Aginter Press”, in realtà una centrale del terrorismo finanziata dal regime salazarista. Si scoprono i legami con le due anime del SID (i Servizi militari di quegli anni) tra i generali Miceli e Maletti, i tentacoli della P2, il collegamento con la strage della Questura di Milano e con l’agguato ai Carabinieri di Peteano. Emerge la figura del mestrino Delfo Zorzi, nuovo indicato come responsabile della strage. Ma anche stavolta non si riesce ad accertare una verità giudiziaria ed anzi, in Cassazione, i famigliari delle vittime sono persino costretti a pagare le spese processuali. Beffa delle beffe. Negli anni successivi scompaiono quasi tutti i protagonisti di quegli anni bui: Digilio si spegne nel dicembre 2005, pochi mesi dopo la sentenza di assoluzione della Suprema Corte; Ventura muore in Argentina nel 2010, dove si era stabilito da anni trasformandosi in ristoratore.

Restano le ombre, tantissime ed ingombranti. Anche sulla Marca che inaugura la stagione degli scandali. Seguiranno infatti il periodo del contrabbando del petrolio e della corruzione della Guardia di Finanza, dei nascondigli dei NAR di Fioravanti e Mambro, delle tangenti e dei fallimenti eccellenti, persino della P2 con alcuni nomi locali all'interno delle liste di Licio Gelli. Treviso si risveglia non più isola felice e spensierata ma propaggine delle storture della società italiana e delle sue opacità. È una evoluzione difficile e terribile, figlia dei tempi e delle sue tragedie. Un’esperienza difficile che nel cinquantesimo anniversario non deve assolutamente essere dimenticata: anzi, la memoria deve essere tramandata affinché simili orrori, figli di una concezione malata della lotta politica, non si ripetano più.

Facebook Comments

Leggi anche

Mattia Panazzolo nuovo direttore di CNA territoriale Treviso

Mattia Panazzolo, 38 anni, è il nuovo direttore