Cinque partite, cinque sconfitte e zero punti. Filippo Antonelli non nasconde la difficoltà del momento, ma allo stesso tempo traccia una linea precisa: il Venezia ha riflettuto, valutato anche scenari differenti e alla fine deciso di continuare con Giovanni Stroppa.
Il Direttore Sportivo e General Manager del Venezia FC apre la conferenza stampa, programmata per questa mattina, con un lungo intervento in cui precisa alcuni punti.
«Ci tenevo, prima di rispondere alle vostre domande, a condividere con voi quelli che sono un po’ i miei pensieri. Bisogna parlare di questo momento che stiamo vivendo dopo queste cinque giornate. È un momento di difficoltà e voglio farlo con grande senso di responsabilità. Credo che sia giusto, in questo momento, dare una direzione, come ho sempre fatto. Perché ho sempre ragionato in questa maniera e ho sempre pensato che fosse importante dare una direzione, soprattutto nei momenti di difficoltà».
Il ragionamento di Antonelli parte da lontano, dal percorso compiuto dal Venezia negli ultimi anni.
«Lo abbiamo fatto da quando siamo partiti, da quando siamo diventati dirigenti di questa società ed eravamo nei piani bassi della Serie B. Ora che siamo in Serie A dobbiamo difendere questa categoria con grandissima forza e senso di responsabilità. La classifica oggi dice zero punti dopo cinque giornate. È un dato oggettivo. Non è la partenza che desideravamo. Sicuramente ci aspettavamo delle difficoltà, ma i risultati sono stati inferiori alle aspettative».
Nessun tentativo, quindi, di nascondere l’insoddisfazione.
«Non sono soddisfatto io, non lo è la società, la presidente, e sicuramente non lo sono l’allenatore, la squadra e i nostri tifosi. Quindi dobbiamo iniziare da questo. Nei momenti di difficoltà bisogna mostrare responsabilità e capacità di decidere».
Proprio i risultati delle prime cinque giornate hanno aperto una fase di valutazione interna. Antonelli conferma che il Venezia si è preso del tempo prima di arrivare alla scelta definitiva su Stroppa.
«In questi giorni, vi assicuro, siamo stati molto più all’interno con un cronfronto continuo. Abbiamo cercato di capire cosa non stesse funzionando, cosa potessimo fare meglio e quale fosse la decisione giusta da prendere. Abbiamo iniziato a vedere contro la Lazio dei miglioramenti e ci sono stati dei segnali incoraggianti. Per questo abbiamo preferito prenderci il tempo necessario, informando anche Stroppa delle valutazioni in corso, con la massima trasparenza. Questo prima di arrivare alla comunicazione ufficiale che poiè stata data».
Antonelli insiste su un punto: non prendere una decisione soltanto per rispondere alle pressioni esterne.
«Non dovevamo dare una risposta veloce all’esterno. Dovevamo dare la risposta giusta per il Venezia. Dovevamo capire cosa fosse meglio per la squadra e per il percorso che stiamo facendo».
Nelle valutazioni è entrato anche il confronto con lo spogliatoio. Il General Manager non descrive una squadra che abbia smesso di seguire l’allenatore. Al contrario, sottolinea i segnali ricevuti dai calciatori.
«Abbiamo ascoltato anche la squadra. I segnali ricevuti, anche dal capitano e dai giocatori più esperti, sono stati incoraggianti. Credono nel progetto, credono nella rosa. Adesso però le parole devono essere trasformate in fatti. Dobbiamo avere tutti un senso di responsabilità diverso».
La prestazione contro la Lazio, pur terminata con un’altra sconfitta, viene indicata come il punto dal quale ripartire.
«Non voglio che una prestazione migliore sia un modo per accontentarci. Siamo qui per fare punti, che sono fondamentali per il nostro obiettivo. Quindi mi aspetto che la partita contro la Lazio sia una base, un punto di partenza sul quale costruire».
Le valutazioni dei giorni precedenti sono state ampie e Antonelli non nasconde che la società abbia analizzato diversi scenari.
«In questi giorni abbiamo ascoltato, ci siamo confrontati, abbiamo puntualizzato gli scenari e fatto tutte le valutazioni. Il mio rapporto con la società è forte, c’è fiducia. Perché il confronto non vuol dire essere divisi. Anzi, il confronto è giusto ed è una forma di responsabilità».
Da Stroppa e dalla situazione contingente, il discorso passa quindi al progetto complessivo del Venezia.
«Abbiamo fatto un percorso importante con un obiettivo preciso. Vogliamo rendere il Venezia una realtà stabile e competitiva. Questo è sempre stato il nostro obiettivo. Ed è stato possibile grazie agli investimenti di una proprietà ambiziosa, che ha dimostrato concretamente di voler mettere il Venezia nelle condizioni di competere e di portare avanti i propri progetti».
Ma Antonelli avverte che l’ambizione non significa aver acquisito automaticamente un vantaggio rispetto alle concorrenti.
«Avere un progetto importante e ambizioso non vuol dire essere automaticamente superiori alle altre squadre. Ogni partita e ogni campionato ti mettono davanti a delle difficoltà. Dobbiamo saperlo».
La crescita del Venezia, nella visione del dirigente, deve coinvolgere ogni componente del club.
«Per essere ancora più forti come società calcistica e per crescere senza perdere competenze e consapevolezza dobbiamo alzare il livello della struttura, dell’organizzazione e della squadra. Significa continuare a investire senza perdere quello che abbiamo costruito e senza perdere di vista il nostro percorso».
E soprattutto bisogna ricordare la categoria nella quale il Venezia è tornato.
«Dobbiamo ricordarci che la Serie A non regala niente. Dobbiamo lavorare per il nostro obiettivo. Questo è quello che io ho sempre fatto con passione e questo è quello che voglio vedere soprattutto dai calciatori».
A questo punto Antonelli sposta l’attenzione sull’ambiente che circonda la squadra e introduce uno dei passaggi più forti della conferenza.
«In questi giorni, voglio essere sincero, esclusi i nostri fantastici tifosi che incontro per strada e che incontro vicino al Penzo, ho fatto più fatica a percepire questo senso di unione da parte di una parte della stampa».
Diversa, secondo il General Manager, la risposta ricevuta dai sostenitori.
«Dai tifosi invece ho ricevuto tantissimo. Mi hanno fatto sentire la loro fiducia e soprattutto la volontà di uscire insieme da questo periodo. Questo per me è un valore enorme».
Poi arriva una metafora.
«C’è un’immagine con cui posso spiegare bene questo momento. Fino a poche settimane fa eravamo tutti sulla stessa barca: quella della promozione, dell’entusiasmo, dell’ambizione e del mercato. Oggi è arrivata la prima mareggiata e qualche volta ho avuto la sensazione che qualcuno abbia già iniziato a guardare alle scialuppe, come se questa barca stesse affondando».
Antonelli respinge con forza questa rappresentazione.
«Il Venezia non sta affondando. Il Venezia è un club solido, ha una proprietà forte, ha una dirigenza unita, ha una squadra nella quale crediamo e soprattutto sa dove andare».
Il dirigente precisa immediatamente di non voler mettere in discussione il diritto di critica.
«La critica fa parte del calcio ed è legittima. Un conto è analizzare e criticare parlando di cose oggettive. Un conto è far credere che ci siano delle divisioni all’interno della società o delle cose che non vanno oltre il calcio».
«Questo per me non fa male tanto a me stesso, ma fa male al Venezia. Quindi siamo tutti liberi di avere opinioni differenti. Però poi io penso che, di fatto, tutti quanti vogliano vedere reagire il Venezia».
Per spiegare quale debba essere la reazione del club, Antonelli recupera una frase pronunciata durante un’altra fase delicata della storia recente arancioneroverde.
«Anche quando siamo stati in difficoltà ho detto una frase che è diventata un po’ parte della nostra identità: abbiamo perso la categoria, ma non abbiamo perso la lotta. Quella lotta lì ci ha riportato in Serie A».
Oggi il contesto è differente, ma per il dirigente arancioneroverde il principio non cambia.
«Oggi siamo in una difficoltà diversa. Possiamo chiamarla mareggiata. Lo dicono i risultati e non ho nessun problema a riconoscerlo. Però avere una turbolenza o avere una mareggiata non significa non avere una direzione. Assolutamente».
Ed è proprio qui che il diesse individua il compito della dirigenza.
«Da questo punto viene fuori la mia responsabilità. Io so esattamente dove dobbiamo andare. So esattamente che cosa abbiamo costruito e che cosa vogliamo diventare».
Poi una serie di concetti pronunciati quasi come una dichiarazione programmatica.
«Credo nel progetto tecnico, nella squadra che abbiamo costruitonell’allenatore. Credo nella dirigenza del Venezia. E soprattutto credo nel percorso che deve fare il Venezia, quindi nella sua direzione».
Il lungo intervento introduttivo si conclude con un’altra parola ripetuta più volte: responsabilità.
«Da oggi in poi la responsabilità non sarà raccontare quello che dobbiamo fare o quello che abbiamo fatto. La responsabilità sarà dimostrarlo».
«La responsabilità non deve essere paura. Deve essere il coraggio di decidere, lucidità e capacità di continuare a lavorare nella nostra direzione».
Antonelli e il Venezia, le domande della conferenza stampa
Terminato l’intervento iniziale del Direttore Sportivo e General Manager, comincia il confronto con i giornalisti.
Hai parlato di “mareggiata”. Quali sono, dal tuo punto di vista, le motivazioni che hanno portato il Venezia a subire questa mareggiata e quali indicazioni chiederai, o hai già concordato con Stroppa, visto che sarà lui a dover tirare fuori il Venezia da questo mare agitato?
«Come ho detto all’inizio, ci aspettavamo delle difficoltà, ma le difficoltà sono state superiori alle aspettative in termini di risultati. Zero punti in cinque partite. Detto questo, penso che Stroppa debba ripartire dalla partita contro la Lazio, che ha mostrato più solidità. Io mi aspetto da lui, da tutto lo staff e dai calciatori di andare avanti con la propria identità e, in più, mostrare quella solidità difensiva che si è vista».
Hai parlato di riflessioni. Tra queste c’era anche quella di valutare una nuova guida tecnica oppure si è trattato solamente di una riflessione interna? E quando hai comunicato a Stroppa questa riflessione, come ha reagito il mister?
«Le riflessioni comportano anche il sondare e fare delle valutazioni su altre possibilità. Però, come ho detto prima, ci siamo concentrati più sull’interno, su quello che potevamo fare meglio. Chiaramente Giovanni era amareggiato, ma non tanto per questa riflessione quanto per i risultati. L’ho visto amareggiato, ma per i risultati che sono stati ottenuti in queste giornate».
Sei contento del mercato alla luce dei risultati? Avresti cambiato qualcosa? C’è rammarico per qualcuno che sarebbe potuto arrivare e non è arrivato? E quanto ha inciso la sfortuna, visti i tanti infortuni soprattutto in difesa?
«Sì, sono contento del mercato. Per dirti se sono soddisfatto bisogna aspettare la fine dell’anno, quindi non posso dirtelo adesso. Però sono contento di quello che abbiamo fatto e dei ragazzi che sono arrivati».
Antonelli non utilizza però gli infortuni come giustificazione per lo zero in classifica.
«Credo che gli infortuni facciano parte del percorso di una squadra di calcio. Non siamo gli unici ad averne avuti. Anche due anni fa era successo più avanti nella stagione. Speriamo che questa situazione sia limitata e che questa pausa possa darci la possibilità di recuperare più giocatori possibile».
«È anche vero che abbiamo potuto vedere più giocatori in queste giornate e secondo me anche il mister può avere una valutazione migliore della rosa».
È stata data a Stroppa una fiducia a tempo? Si sente spesso dire che adesso serva una scossa. Qual è la tua posizione su questo concetto?
«Da parte nostra abbiamo parlato di una partita contro la Lazio che ha mostrato dei miglioramenti e questo è quello che ci aspettiamo di vedere nella prossima partita. Al di là del fatto che dobbiamo fare punti, vogliamo vedere dei miglioramenti e continuare su quella strada».
«Le valutazioni vengono fatte in base ai miglioramenti della squadra. Non è una questione di fiducia a tempo. Vogliamo vedere quei miglioramenti che abbiamo visto nell’ultima partita anche nelle prossime».
L’anno scorso, al di là della superiorità tecnica e qualitativa dei giocatori, aveva impressionato la compattezza del gruppo. Con tanti cambiamenti questa compattezza c’è già? Il confronto sul rigore contro la Lazio tra Adams e un compagno non è sembrato un segnale molto edificante.
«Prima parlavo di cultura calcistica. Le parole di Juan Jesus hanno detto quello che io vedo tutti i giorni qui in allenamento. Un giocatore della sua caratura, quando arriva qua, si rende conto che comunque c’è un gruppo valido che lavora».
Antonelli esclude che nelle valutazioni di questi giorni sia emersa una rottura tra allenatore e spogliatoio.
«Nelle valutazioni che abbiamo fatto non c’è mai stata quella di un gruppo che non segue l’allenatore o viceversa. Questo perché io lo vedo tutti i giorni».
Sul rigore Antonelli ridimensiona l’episodio.
«Su quello che è successo, secondo me Adams ha semplicemente detto: “Tiro io”. Se vi ricordate, anche l’anno scorso c’erano situazioni in cui qualcuno prendeva la palla. Questa volta è successo questo. Se avesse fatto gol sicuramente non ne avremmo parlato».
Anzi, Antonelli sottolinea soprattutto quanto avvenuto immediatamente dopo l’errore.
«La cosa più bella che ho visto, sinceramente, è stata quello che è successo dopo che Adams ha sbagliato il rigore, con i compagni che gli sono andati vicino. Sono d’accordo sul fatto che il gruppo debba ancora cementarsi come quello dell’anno scorso, perché abbiamo cambiato tanto. Però non vedo atteggiamenti sbagliati da parte di questi ragazzi».
Determinate gerarchie sui rigoristi non dovrebbero essere decise prima della partita?
«Sì, le decide l’allenatore».
In alcune circostanze Stroppa ha parlato di diversi giocatori arrivati non in condizioni ottimali. È una cosa che fa pensare, considerando che buona parte dei giocatori è arrivata presto e ha fatto anche il ritiro. Qual è la tua opinione sulle parole dell’allenatore?
«Secondo me, su questo argomento, forse si riferiva soprattutto ai giocatori della linea difensiva. Da metà campo in su sono state più scelte tecniche, mentre sulla linea difensiva abbiamo avuto diverse situazioni e abbiamo dovuto un po’ rincorrere».
«Ci sono stati anche degli infortuni. Penso che le parole del mister si riferissero soprattutto a questo e al fatto che ci siano state molte rotazioni dei difensori».
Sembra esserci in questo momento una certa differenza tra il rendimento dei giocatori della scorsa stagione e quello dei nuovi. Qual è la tua valutazione, soprattutto sui nuovi acquisti?
«Sicuramente i giocatori che erano qui la scorsa stagione hanno una conoscenza maggiore di quelle che sono le indicazioni del mister. Però il gruppo si sta evolvendo».
Antonelli invita però a non dividere troppo nettamente la rosa in due blocchi.
«Nell’ultima partita, per esempio, se analizzi la formazione c’erano diversi giocatori nuovi. Se invece guardi un’altra partita ce n’erano molti della scorsa stagione. Quindi non è facile fare questa distinzione».
«Il gruppo sta crescendo e si sta amalgamando. Chiaramente quelli dell’anno scorso conoscono meglio quello che vuole il mister. Io non credo sia giusto dire che ci sia questa differenza. Dobbiamo fare di più e mi aspetto miglioramenti sia dai nuovi sia dagli altri».
Quando hai costruito la squadra immagino avessi messo in conto che alcuni giocatori avrebbero avuto bisogno di tempo per entrare nei meccanismi, anche per la conoscenza del campionato, la lingua e la condizione fisica. Quanto tempo vi siete dati? E qual è la situazione degli infortunati?
«Mi auguro e mi aspetto di recuperare il maggior numero possibile di giocatori dagli infortuni. Vorrei avere tutta la rosa a disposizione quanto prima per poter fare qualsiasi tipo di valutazione. Quindi mi auguro che questa sosta ci faccia recuperare più calciatori possibile».
Quanto all’inserimento di chi arriva dall’estero, Antonelli ricorda anche situazioni particolari che hanno rallentato il percorso di alcuni giocatori.
«Sul discorso dell’inserimento dei nuovi, soprattutto per chi arriva da campionati esteri, è chiaro che ci vuole un adattamento. C’è anche chi ha fatto il Mondiale, ha avuto un periodo di stop dopo il Mondiale ed è arrivato praticamente senza allenarsi: ha avuto dieci giorni di stop, è arrivato e ha giocato».
«Ci può stare. Anche il suo inserimento è stato condizionato dall’infortunio di qualcun altro. Ci vuole un adattamento e spero che sia il più breve possibile. Sono ragazzi che si stanno impegnando. Sicuramente anche l’inserimento di Juan Jesus aiuta questo processo di crescita».
Chi ti aspetti di recuperare per quando ricomincerà il campionato?
«Spero che possiamo recuperare un po’ tutti. Per qualcuno ci vorrà ancora un po’ di tempo».
La partita con l’Atalanta potrebbe già rappresentare un match cruciale per fare ulteriori valutazioni, considerando anche che questa sarà una pausa molto lunga, quasi un altro mini-ritiro?
«Dobbiamo arrivare all’Atalanta al massimo delle nostre potenzialità, cercando di fare una prestazione che porti punti. Questo è quello a cui dobbiamo pensare in questo momento. Non mi sento di andare oltre questo pensiero».
La pausa, in questa situazione, viene vista soprattutto come un’opportunità.
«Mi auguro che per noi questa sosta, che altre volte magari non è stata un vantaggio, questa volta rappresenti una possibilità per migliorare i meccanismi e recuperare alcuni giocatori».
Opta, attraverso il suo supercomputer, ha attribuito al Venezia oltre il 70% di possibilità di retrocessione. È facile cadere nel pessimismo. Quale può essere la carta vincente per permettere al Venezia di salvarsi?
«Opta, come altri strumenti che riguardano le statistiche, analizza i trend. È chiaro che con zero punti la percentuale possa essere quella. Secondo me però non è questa la valutazione giusta da fare».
Antonelli ritorna quindi sui concetti espressi all’inizio della conferenza.
«Io l’ho detto prima: sappiamo di avere una società solida, conosciamo la direzione e sappiamo dove vogliamo andare. Non ci sono reazioni scomposte. Quello che facciamo lo facciamo con equilibrio e responsabilità».
Il messaggio che Antonelli vuole trasmettere è ancora una volta quello dell’unità.
«Il messaggio da dare è l’unione. Oggi dobbiamo mostrare unione e stare insieme a questa squadra, ancora una volta, cercando di arrivare al risultato. Io credo che non ci sia un’altra strada che quella del lavoro».
Poi il riferimento alle avversarie incontrate.
«Abbiamo perso contro Milan, Fiorentina e Lazio. Penso che abbiamo una rosa competitiva per quelli che sono i nostri obiettivi e rispetto alle nostre dirette concorrenti, mettiamola così».
E soprattutto il campionato è ancora lunghissimo.
«Ci sono ancora 99 punti a disposizione. Sono passate cinque giornate. Quello che dici è verissimo ed è comprensibile, però io devo guardare al futuro in maniera positiva».
«Dobbiamo recuperare tutta la rosa, aspettarci dal mister e dallo staff di spostare il focus su una squadra più solida, con la sua identità, e avere il nostro ambiente che, come sempre, è stato un valore aggiunto in questi ultimi anni. Questo è quello che mi sento di dire».
Nella scorsa stagione il Venezia ha vinto il campionato con il miglior attacco e la miglior difesa. Non è passato molto tempo e viene naturale fare un confronto con chi ha cambiato meno. Cosa vi ha portato, insieme al tecnico, a scegliere un cambiamento così consistente della rosa?
«Ci ha portato anche il fatto di riflettere su quella che era stata la stagione di due anni fa, quando poi siamo stati costretti a cambiare tutto a gennaio. Quello è un mercato difficile, nel quale può andare bene, e noi avevamo cambiato gran parte della squadra riuscendo comunque a prendere quello che volevamo per raggiungere il nostro obiettivo».
È da quella esperienza, spiega Antonelli, che nasce parte della strategia seguita nell’ultima estate.
«La valutazione parte da lì. Ti aspetti delle difficoltà perché hai cambiato tanto, però hai più tempo davanti per provare a creare qualcosa di solido nel tempo».
«Questa è la volontà: lavorare per avere una squadra che ogni anno non debba essere smantellata».
Nelle ultime ore di mercato è stato accostato al Venezia il nome di un giocatore per una cifra importante. Sarebbe stato un extra budget oppure era previsto un acquisto di questo tipo?
«È stata una di quelle opportunità che arrivano a fine mercato. Abbiamo fatto una valutazione attenta per capire se potesse essere un’operazione da fare».
La decisione finale è stata però quella di fermarsi.
«Non c’era solamente l’aspetto dell’acquisto da valutare. Non ci siamo sentiti di fare questa operazione anche perché non c’era neanche la piena convinzione da parte del giocatore di voler venire a Venezia. È stata un’opportunità di mercato dell’ultimo momento, l’abbiamo valutata, ma poi si è deciso di non procedere».
In prospettiva salvezza sarà importante anche quello che arriverà l’anno prossimo con il nuovo stadio. Ci sono novità sulla data della firma della convenzione che affiderà al Venezia la gestione quarantennale dell’impianto?
«Novità adesso rispetto a questa cosa non ne ho. Continuiamo a parlarne con Andrea e con tutti gli altri dirigenti. Appena arriveranno novità certe sicuramente verranno comunicate. In questo momento non ne ho, però si sta lavorando».
Antonelli: «La responsabilità sarà dimostrarlo»
La conferenza di Filippo Antonelli si chiude così tornando idealmente al punto dal quale era cominciata. Il Direttore Sportivo e General Manager non nega la portata della «mareggiata»: cinque giornate senza punti hanno imposto una riflessione e, come ammesso dallo stesso dirigente, tra gli scenari presi in considerazione c’erano anche «altre possibilità» rispetto alla prosecuzione con Stroppa.
Il Venezia ha però scelto di non cambiare. La partita contro la Lazio, pur conclusa con una sconfitta, ha mostrato secondo Antonelli quella maggiore solidità che ora dovrà diventare il punto di partenza. Il club continua a credere nella squadra costruita durante l’estate, nell’allenatore e nel percorso intrapreso.
Soprattutto, Antonelli respinge l’immagine di un Venezia già alla deriva dopo appena cinque giornate. La classifica dice zero, ma restano 99 punti a disposizione. E il messaggio con cui il General Manager accompagna la conferma di Stroppa è lo stesso ripetuto durante tutta la conferenza: il Venezia riconosce la difficoltà, ma non considera smarrita la propria direzione.
«Il Venezia non sta affondando. Io so esattamente dove dobbiamo andare, so esattamente che cosa abbiamo costruito e che cosa vogliamo diventare. Credo nel progetto tecnico, credo nella squadra che abbiamo costruito, credo nell’allenatore, credo nella dirigenza del Venezia e soprattutto credo nel percorso che deve fare il Venezia».
Adesso, come Antonelli ha chiarito nel passaggio forse più significativo del suo intervento, non sarà più il momento di raccontarlo: «La responsabilità sarà dimostrarlo».
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