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MOSE, il Ministero riprende la gestione: preoccupano lavoratori e futuro dell’opera

Il MOSE torna al centro del dibattito istituzionale e sindacale. La gestione del sistema di protezione della laguna veneziana passerà nuovamente nelle mani del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, almeno fino al completamento formale dell’opera. Una decisione che ridisegna gli equilibri amministrativi e che solleva nuove preoccupazioni sul futuro dei lavoratori coinvolti.

L’esito del confronto avvenuto a Roma ha confermato il ritorno della regia al Mit, dopo che l’Autorità per la Laguna, pur avendo formalmente assunto il controllo dall’inizio del 2025, non aveva mai ottenuto le risorse economiche e il personale necessari per operare in piena autonomia. Il decreto per il trasferimento dei fondi, infatti, non è mai arrivato.

La situazione è stata al centro dell’incontro che si è svolto in prefettura tra le autorità competenti e le organizzazioni sindacali. Cgil, Cisl e Uil hanno espresso forte insoddisfazione per la mancanza di risposte concrete sui tempi e sulle modalità della riorganizzazione.

MOSE, i sindacati: “Nessuna risposta su lavoratori e decreto”

Secondo le sigle sindacali, il tavolo istituzionale si è concluso senza le rassicurazioni attese. La modifica del decreto annunciata nei prossimi giorni resta infatti priva di dettagli precisi. Non sono stati chiariti né i contenuti del provvedimento né le tempistiche della sua approvazione.

Le principali criticità riguardano la tutela occupazionale. I sindacati chiedono certezze immediate per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, con particolare attenzione alla situazione di Thetis e al percorso di transizione degli addetti degli altri enti che fanno parte dell’attuale assetto del sistema MOSE.

Per Cgil, Cisl e Uil, la questione occupazionale non può essere considerata secondaria rispetto agli aspetti finanziari o organizzativi. Le competenze maturate negli anni rappresentano un patrimonio professionale che deve essere salvaguardato attraverso soluzioni chiare e verificabili.

L’autonomia dell’Autorità per la Laguna resta in sospeso

Il ritorno della gestione al Ministero delle Infrastrutture segna di fatto una battuta d’arresto nel percorso di autonomia dell’Autorità per la Laguna. Il progetto delineato nei mesi scorsi prevedeva il trasferimento di personale e risorse dal Provveditorato alle Acque, consentendo all’Autorità di assumere pienamente il controllo operativo dell’opera.

Ad oggi, però, non esistono indicazioni certe sui tempi necessari per raggiungere questo obiettivo. La stessa comunicazione ministeriale ribadisce la volontà di arrivare “quanto prima” alla piena autonomia dell’Autorità, senza tuttavia fornire una scadenza precisa.

Nel frattempo, il ruolo del Provveditorato alle Acque torna ad assumere una funzione centrale, nonostante fosse stato inizialmente previsto un suo progressivo disimpegno nella gestione del sistema.

La data del 17 giugno diventa decisiva

Il confronto tra istituzioni e rappresentanze dei lavoratori è stato aggiornato al 17 giugno. Per i sindacati quella scadenza non dovrà trasformarsi nell’ennesimo rinvio.

La richiesta avanzata è chiara: arrivare al prossimo incontro con proposte concrete e impegni definiti, capaci di garantire stabilità occupazionale e continuità gestionale. Secondo le organizzazioni sindacali, sbloccare i fondi senza offrire garanzie ai dipendenti non rappresenta una soluzione sufficiente.

Gli investimenti destinati al MOSE devono procedere parallelamente alla tutela delle professionalità coinvolte. Ogni ipotesi di riorganizzazione dovrà prevedere risposte puntuali per tutti i lavoratori interessati dal cambiamento.

Il futuro del MOSE resta ancora da definire

Se nel breve periodo la posizione del MOSE appare delineata dal ritorno della gestione al Ministero delle Infrastrutture, sul lungo termine permangono numerose incognite. L’assenza di una strategia definita sulla governance dell’opera continua ad alimentare dubbi e preoccupazioni.

L’Autorità per la Laguna, pur essendo formalmente titolare della gestione dall’inizio del 2025, non ha mai potuto esercitare pienamente le proprie funzioni per la mancanza di fondi e risorse umane adeguate. In questo scenario, il futuro del MOSE dipenderà dalla capacità delle istituzioni di garantire una transizione chiara, tutelando al tempo stesso occupazione e continuità operativa di un’infrastruttura strategica per la salvaguardia della laguna veneziana.