Studenti fuori sede a Treviso: è questa la fotografia che preoccupa CNA Unimpresa Treviso. A fronte di oltre 2.000 universitari provenienti da altre città e di poli accademici destinati a crescere nei prossimi anni, l’offerta pubblica o convenzionata si limita ad appena otto posti letto. Un dato che, secondo l’associazione, rischia di frenare lo sviluppo universitario della città e di compromettere la competitività delle imprese del territorio.
L’obiettivo dei poli dell’Università di Padova e di Ca’ Foscari è aumentare gli iscritti dagli attuali quasi 4.000 fino a quota 5.000-6.000. Tuttavia, senza un piano abitativo adeguato, la crescita potrebbe trasformarsi in un ostacolo anziché in un’opportunità.
Studenti e residenzialità universitaria: un’emergenza per Treviso
Attualmente gli unici otto posti letto pubblici o convenzionati disponibili derivano dall’accordo tra Esu Venezia, Ater Treviso e Fondazione Iglesias. Tutti gli altri universitari sono costretti a rivolgersi al mercato privato, dove una stanza con bagno condiviso costa mediamente tra 450 e 500 euro al mese. Nella zona di Sant’Antonino le richieste superano spesso i 500 euro.
Secondo Stefano Camarotto, presidente di CNA Unimpresa Treviso, il problema nasce da anni di mancata programmazione.
«Otto posti letto non possono essere considerati una soluzione transitoria: sono il risultato di anni durante i quali nessuno degli enti competenti ha trattato la residenzialità universitaria come una priorità», afferma Camarotto.
L’associazione evidenzia inoltre come il sistema produttivo locale necessiti di nuove competenze, ma senza abitazioni accessibili diventa difficile attrarre giovani che scelgono di studiare nella Marca.
Studenti, laureati e competitività: il divario con Europa e Veneto
Il tema degli alloggi si inserisce in un contesto più ampio. In Italia la quota di laureati tra i 25 e i 34 anni raggiunge il 31,6%, ben al di sotto della media europea del 45%. Francia e Spagna superano il 42%, mentre la Germania va oltre il 39%.
Per Treviso il confronto assume anche una valenza economica. La Germania rappresenta infatti il principale partner commerciale della provincia, assorbendo nel 2025 oltre 2 miliardi di euro di esportazioni trevigiane.
Anche nel contesto regionale emergono criticità. Le più recenti rilevazioni Istat sul benessere dei territori collocano Treviso, insieme a Rovigo e Belluno, tra le province venete con la minore percentuale di giovani laureati. Padova e Verona, invece, registrano un saldo positivo nella mobilità dei laureati.
Le imprese trevigiane avvertono già gli effetti di questa situazione. Quasi il 60% delle figure professionali richieste per attività legate a intelligenza artificiale, cloud e analisi dei big data risulta difficile da reperire. Di conseguenza aumentano le posizioni vacanti, rallentano gli investimenti e diminuisce la capacità di innovazione del territorio.
Il rischio del boomerang universitario
Per CNA Unimpresa Treviso portare l’università nel centro cittadino è stata una scelta strategica. Tuttavia, incrementare il numero degli iscritti senza sviluppare parallelamente un’offerta abitativa adeguata potrebbe produrre un effetto contrario rispetto agli obiettivi iniziali.
Fabrizio Geromel, direttore di CNA Unimpresa Treviso, sottolinea che il rischio è quello di vedere studenti e futuri professionisti scegliere altre sedi universitarie dove trovare più facilmente un alloggio, lasciando le aziende trevigiane prive delle competenze di cui hanno bisogno.
Le proposte di CNA per aumentare i posti letto
L’associazione chiede alla Regione Veneto e all’Esu di incrementare rapidamente i posti convenzionati destinati al diritto allo studio, assegnando a Treviso risorse proporzionate alla crescita degli iscritti.
Al Comune di Treviso viene invece richiesto un cronoprogramma pubblico per gli studentati previsti nell’area dell’ex caserma Salsa, con indicazione dei tempi di realizzazione, della data di apertura e del numero di posti disponibili.
Infine, CNA propone che i due atenei colleghino ogni progetto di espansione del numero degli iscritti alla creazione di una quota minima di alloggi a canone calmierato.
Studenti e residenzialità, conclude l’associazione, rappresentano un investimento strategico per il futuro del territorio. Ogni posto letto accessibile può contribuire ad attrarre nuovi universitari, trattenere laureati qualificati e garantire alle imprese le competenze necessarie per affrontare le sfide della crescita economica.















