Tagli ai Comuni virtuosi, la denuncia di Veneto Vivo

Tagli ai Comuni virtuosi, la denuncia di Veneto Vivo

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simonetta rubinato

Tagli ai comuni virtuosi, anche gli amministratori di Veneto Vivo denunciano l’iniquità. Pieranna Zottarelli sindaco di Roncade non usa mezzi termini: “Per l’ennesima volta siamo becchi e bastonati. Non lo dico solo per Roncade, dove il taglio è stato di oltre 10mila euro, ma per i tanti colleghi che devono fare i conti con importi maggiori. Si scrive Fondo di Solidarierà – sottolinea il sindaco – ma si legge scaricabarile dello Stato che getta la responsabilità dei livelli essenziali sulle spalle dei Comuni più capaci. Se poi chi viene aiutato non viene responsabilizzato il danno è doppio. Per i cittadini dei comuni virtuosi che perdono risorse e per quelli, che aiutati, non beneficiano dei fondi in termini di servizi. Per uscirne l’unico modo è fare come in Friuli, Trento e Bolzano, arrivare al pareggio di bilancio con la totale autonomia nella spesa secondo le necessità del proprio territorio e della propria comunità, liberi da una sterile quanto inefficace mole di adempimenti che non ha aiutato affatto come di tutta evidenza a risanare i conti di alcune Regioni ed Enti locali che continuano a battere cassa”.

I tagli attraversano tutta la geografia dei Comuni del Veneto, senza esclusione di colpi. Paolo Tertulli, sindaco di Illasi, in provincia di Verona conferma: “Il nostro Comune ha subito rispetto al 2019 un taglio di quasi l’8%, passando da 547 mila a 504 mila euro. In sintesi ci viene sottratto l’incremento dell’addizionale Irpef che avevamo deciso nel 2019 per dare risposte ai nostri cittadini e non se ne capisce la logica. Posso solo dire – sottolinea il sindaco – che Illasi è un Comune che negli anni ha spinto molto sulla propria capacità fiscale e non certo per strafare: indennità degli amministratori ridotte al minimo, poche sagre e poche spese di rappresentanza, massima attenzione a mettere da parte per i crediti che potrebbero essere un giorno svalutati, un discreto avanzo accumulato negli anni. In definitiva: una “vita da mediano”.Come faccio a dire agli illasiani che per aver fatto al meglio con le proprie forze, cioè per aver applicato la Costituzione e i giusti principi contabili, veniamo dimenticati dallo Stato?”

Devis Treviasanto, presidente del consiglio comunale del Comune di Trebaseleghe (PD) sottolinea come “Un’altra volta ci troviamo a dover lottare contro uno stato che non sa premiare chi negli anni ha amministrato bene e con efficienza. Nel nostro territorio la situazione era già sufficientemente difficile dopo la richiesta di aumento di circa 9 euro procapite per coprire i servizi sociali dalla nuova Ulss 6, che ha costretto l’aumento dell’aliquota irpef e dell’aliquota IUC per gli edifici di categoria D. Ora ci si trova costretti a dover reperire ulteriori fondi per coprire i circa 30mila euro di mancati trasferimenti”.

A Camposampiero, in provincia di Padova, i conti tornano solo grazie all’aumento dell’Irpef per i redditi più alti. “Il fondo di solidarietà – dichiara l’ex assessore Luca Baggio – ci ha detratto nei due anni circa 130mila euro che sommati ai circa 100 mila di spesa per il sociale, dovuto all’accorpamento delle Ulss ha portato ad uno squilibrio per il 2020 di circa 250 mila euro. Soldi che sono stati recuperati con aumento addizionale Irpef portata al 0,8 per tutti con esonero per i redditi fino a 10 mila 500”.

Tra i più penalizzati i Comuni delle province di Rovigo e Belluno. Tiziana Virgili, ex Presidente della Provincia di Rovigo non nasconde che “I dati relativi al riparto del fondo di solidarietà per il 2020 evidenziano un preoccupante taglio dei trasferimenti in particolare per la provincia di Rovigo, dove l’effetto è ancor più impattante dato che in Polesine molti comuni contano meno di 3000 abitanti”.

Parole confermate dall’analisi dei dati fatta dalla Presidente di Veneto Vivo Simonetta Rubinato: “Facendo un po’ di conti sui tagli complessivi ai Comuni per provincia emerge che i più penalizzati sono stati in particolare i comuni delle province di Belluno e Rovigo, cioè proprio quelli che dovrebbero essere più aiutati dal Fondo di solidarietà. Il che conferma che il meccanismo del tutto oscuro ed iniquo dell’attuale del Fondo di solidarietà comunale va assolutamente cambiato in tempi rapidi, altro che procedere con correttivi graduali. Il rischio è che a regime, arrivando al 100 per cento della perequazione nel 2030 senza finanziamenti aggiuntivi da parte dello Stato, i Comuni del Veneto vengano decurtati di un importo fino a sei volte maggiore rispetto a quello attuale, perché penalizzati da una spesa storica bassa a fronte della quale viene loro riconosciuto un fabbisogno standard pro capite altrettanto basso. Bisogna rendere accessibili i data base, oggi a conoscenza solo di poche persone, sulla base dei quali si decidono poi i criteri che danno luogo alla redistribuzione delle risorse del Fondo tra i Comuni, meccanismi che restano invece oscuri per tutti gli altri addetti ai lavori, figurarsi per i contribuenti che pagano le imposte comunali. Questo impedisce sia la responsabilizzazione degli amministratori locali, sia ogni possibilità di controllo democratico da parte dei cittadini e questo in una democrazia liberale è inaccettabile, oltre che incostituzionale”.

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