Francesco Benazzi agenzia investigativa dipendenti controlli
Francesco Benazzi

L’Ulss 2 ha affidato per tutto il 2025 a un’agenzia investigativa privata il compito di verificare il rispetto degli obblighi contrattuali da parte dei propri dipendenti. L’incarico, deciso dall’allora direttore generale Francesco Benazzi, valeva 130mila euro più Iva, per un totale di 158.600 euro. La decisione è contenuta in una delibera del 20 dicembre 2024, firmata dall’intera direzione strategica dell’azienda sanitaria.

La vicenda è emersa sulla Tribuna di Treviso con un articolo firmato dalla giornalista Sara Salin. Al centro c’è un incarico affidato con procedura diretta alla società Global Investigazioni di Padova. L’obiettivo indicato negli atti era controllare il rispetto degli obblighi previsti dai contratti, dai contratti collettivi nazionali di lavoro e dal codice di comportamento aziendale.

Ulss 2, incarico da 130mila euro a un’agenzia di Padova

La delibera del 20 dicembre 2024 definiva l’intervento come un “servizio a garanzia e tutela del patrimonio aziendale”. Una formulazione che, secondo quanto emerge dalla vicenda, non rendeva immediatamente evidente la natura del servizio affidato all’esterno.

L’azienda sanitaria aveva infatti incaricato Global Investigazioni di Padova di svolgere verifiche sul comportamento del personale dipendente. Il servizio era previsto per l’intero 2025 e prevedeva una spesa di 130mila euro più Iva.

Il costo complessivo dell’operazione ammontava quindi a 158.600 euro. La scelta era stata assunta sotto la direzione di Francesco Benazzi, che aveva approvato pochi giorni prima, il 13 novembre 2024, anche il codice di comportamento aziendale richiamato nell’incarico.

La questione riguarda dunque il controllo degli obblighi professionali e contrattuali dei dipendenti, in un contesto particolarmente delicato come quello sanitario. Per approfondire le principali notizie del territorio è possibile consultare anche gli aggiornamenti locali.

Ulss 2, perché Benazzi difende la decisione

Francesco Benazzi ha rivendicato la scelta compiuta durante il suo mandato alla guida dell’azienda sanitaria. L’ex direttore generale ha spiegato di aver agito partendo dalla necessità di tutelare i cittadini e garantire il corretto funzionamento della struttura.

«Quando in un’azienda, pubblica o privata, si verificano episodi che possano mettere a rischio, se non addirittura negare, la mission è un fatto assolutamente grave», ha dichiarato Benazzi. Secondo l’ex dg, il problema assume un peso ancora maggiore quando riguarda un’azienda sanitaria, perché coinvolge il benessere e la vita dei cittadini.

Benazzi ha precisato di non ricordare i singoli passaggi amministrativi della vicenda, ma di conoscere le ragioni che avevano portato la direzione ad agire. La sua impostazione, ha spiegato, metteva al primo posto la tutela dei cittadini, il lavoro di squadra, la vicinanza ai pazienti e la fiducia.

Ulss 2, l’indagine interna dopo le segnalazioni

Secondo la ricostruzione fornita da Benazzi, alla base della decisione c’erano “fondati sospetti” e segnalazioni mirate relative ad alcuni specifici dipendenti. L’ex direttore generale ha quindi parlato della necessità di avviare un’inchiesta interna.

La verifica, nelle sue intenzioni, avrebbe avuto anche una funzione di tutela nei confronti della maggioranza dei professionisti dell’azienda sanitaria. Benazzi ha infatti sottolineato il lavoro quotidiano svolto con competenza e determinazione dalla maggior parte del personale.

La posizione dell’ex dg è netta: chi lavora contro l’interesse dei cittadini, soprattutto in un settore sociosanitario, non dovrebbe poter restare al proprio posto. Allo stesso tempo, ha sostenuto l’importanza del merito e della responsabilità individuale.

«Chi merita deve poter crescere senza bisogno di amicizie e conoscenze ma solo forte delle proprie competenze e del proprio lavoro», ha affermato Benazzi. Per chi invece commette errori, secondo la sua visione, deve esserci la responsabilità delle proprie scelte e dei propri comportamenti.

Investigazioni sui dipendenti, la replica dell’ex dg

La scelta di rivolgersi a un’agenzia investigativa privata rappresentava, secondo Benazzi, uno strumento per intervenire in modo discreto e professionale. L’ex direttore generale ha spiegato che la società individuata possedeva esperienza nel settore e offriva garanzie di riservatezza.

Benazzi ha quindi respinto l’idea che l’affidamento potesse essere interpretato come qualcosa di anomalo. La sua tesi è che l’intervento fosse finalizzato a prevenire eventuali conseguenze più gravi e a garantire la sicurezza degli utenti.

La vicenda mette così al centro il rapporto tra controlli interni, responsabilità dei dipendenti e tutela degli utenti di una struttura sanitaria. Il punto sollevato dall’ex dg riguarda soprattutto la necessità di intervenire quando arrivano segnalazioni considerate fondate, senza attendere che una situazione possa degenerare.

La posizione di Benazzi: «Abbiamo tutelato i cittadini»

Nel chiudere la sua replica, Francesco Benazzi ha ribadito di aver considerato i cittadini del territorio come i propri “veri datori di lavoro”. L’ex dg ha richiamato anche il legame personale con Treviso e il lavoro svolto durante il suo mandato, citando tra i risultati raggiunti la Cittadella della Salute.

La sua difesa della scelta nasce quindi dalla convinzione che la direzione dell’azienda sanitaria debba agire davanti a situazioni potenzialmente rischiose. L’obiettivo dichiarato, ha sottolineato, era garantire la massima sicurezza agli utenti e tutelare chi svolge correttamente il proprio lavoro.

La questione dell’incarico affidato a Global Investigazioni resta dunque legata alle motivazioni espresse nella delibera e alla successiva posizione pubblica dell’ex direttore generale. Al centro della vicenda ci sono Ulss 2, il controllo sul rispetto degli obblighi professionali e la tutela dei cittadini, che Benazzi indica come ragione principale della decisione.