Vendemmia 2026 al via in Veneto con 8-10 giorni di anticipo rispetto alla norma, ma le previsioni sulla produzione restano sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno. Il quadro emerso dal secondo incontro della 52ª edizione del Trittico Vitivinicolo Veneto indica infatti una tenuta dei vigneti regionali nonostante caldo anomalo, siccità e diffuso stress idrico. La qualità delle uve, inoltre, è attesa da buona a ottima.
L’incontro si è svolto online nella mattinata di venerdì 7 agosto. Hanno partecipato il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner e l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond. L’appuntamento è stato organizzato da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura, in collaborazione con CREA e ARPAV.
Vendemmia 2026, produzione regionale stabile
Secondo il report previsionale elaborato dall’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura, la produzione regionale dovrebbe mantenersi sui livelli del 2025 oppure registrare una lieve diminuzione. Lo scorso anno erano stati raccolti circa 14,7 milioni di quintali di uva.
Le elevate temperature e la siccità hanno inciso sulle rese. Tuttavia, il lieve aumento delle superfici entrate in produzione, pari allo 0,5%, ha contribuito a compensare almeno in parte gli effetti dello stress idrico.
Il quadro non è però uniforme. Le differenze tra le province risultano significative, anche a causa della diversa disponibilità di irrigazione e degli eventi meteorologici che hanno interessato i territori.
Vendemmia 2026, province venete a confronto
Padova e Rovigo risultano tra le aree meno colpite dalla carenza d’acqua. La disponibilità di irrigazione ha permesso di contenere gli effetti dello stress idrico. Le stime indicano produzioni in linea con il 2025 o in leggera crescita, con aumenti fino al 10% per alcune varietà, in particolare Merlot e Chardonnay.
Anche Venezia mostra una sostanziale tenuta. Pinot Grigio e Chardonnay registrano riduzioni previste tra l’1 e il 3%, mentre Merlot e Cabernet segnano una crescita del 3%.
A Belluno la previsione indica una diminuzione limitata all’1%, anche se alcune forti grandinate hanno inciso sulle prospettive produttive. La situazione appare invece più complessa a Treviso, Vicenza e Verona, dove le riduzioni medie previste oscillano tra il 5 e il 10%.
In particolare, le principali varietà rosse veronesi, Corvina, Corvinone e Rondinella, potrebbero subire cali del 10-12%. La maggiore sensibilità alla carenza idrica rende infatti queste varietà particolarmente esposte alle condizioni dell’annata.
Qualità delle uve, il quadro fitosanitario resta positivo
Sul fronte fitosanitario il quadro regionale appare più omogeneo e favorevole. Flavescenza dorata e mal dell’esca hanno creato alcune criticità, ma la ridotta piovosità ha limitato la diffusione di peronospora e oidio.
Di conseguenza, le previsioni sulla qualità delle uve risultano positive in tutto il Veneto. Gli operatori stimano un livello qualitativo compreso tra buono e ottimo.
Restano comunque alcune incognite legate all’ondata di calore in corso. Le temperature elevate potrebbero infatti influenzare le caratteristiche acido-zuccherine delle uve. Inoltre, eventuali temporali particolarmente intensi a ridosso della raccolta potrebbero incidere sulla qualità degli acini già maturi.
Il caldo anticipa la raccolta
L’anticipo della raccolta rappresenta uno degli elementi più evidenti dell’annata. La vendemmia 2026 è infatti iniziata con circa 8-10 giorni di anticipo rispetto alla norma.
Il fenomeno non riguarda soltanto il Veneto. Il secondo incontro del Trittico Vitivinicolo ha analizzato anche la situazione delle principali aree vitivinicole del Nord-Est e di altri territori italiani, oltre ai contesti produttivi di Francia e Spagna.
In Friuli Venezia Giulia sono previsti incrementi tra il 5 e il 10% nei vigneti irrigui. Il Trentino dovrebbe registrare una crescita compresa tra il 7 e l’8%, mentre la Provincia Autonoma di Bolzano indica un aumento tra il 6 e il 7%.
Nonostante le differenze produttive tra le varie aree, il grande caldo e l’anticipo della raccolta rappresentano due elementi comuni alle principali zone vitivinicole considerate.
Federico Caner: sostenibilità e innovazione decisive
Federico Caner, direttore di Veneto Agricoltura, ha sottolineato il valore del confronto sviluppato attraverso il Trittico Vitivinicolo. L’analisi è partita dal Veneto per estendersi alle principali aree vitivinicole italiane e ai più significativi contesti produttivi di Francia e Spagna.
Secondo Caner, sostenibilità, ricerca e innovazione tecnologica rappresentano fattori strategici per rafforzare la competitività delle imprese agricole. La disponibilità di dati, competenze e strumenti operativi può aiutare le aziende ad affrontare un settore in continua evoluzione.
Il confronto tra territori permette inoltre di individuare le principali sfide per il comparto vitivinicolo. Tra queste emerge con particolare forza la necessità di aumentare la capacità di adattamento alle condizioni climatiche.
Dario Bond: strategica la gestione dell’acqua
L’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond ha evidenziato come la tenuta produttiva rappresenti un risultato significativo, considerando le condizioni climatiche affrontate dai vigneti veneti.
Bond ha sottolineato la capacità di adattamento delle aziende vitivinicole, indicando nella gestione della risorsa idrica uno degli elementi strategici per il futuro del settore. Accanto all’acqua, l’assessore ha richiamato l’importanza dell’innovazione e del trasferimento delle conoscenze alle imprese.
La collaborazione tra Regione del Veneto, Veneto Agricoltura, CREA e ARPAV punta quindi a mettere a disposizione del comparto dati, analisi e competenze utili a sostenere la competitività delle produzioni.
Cosa aspettarsi dalla vendemmia veneta
Il quadro delineato dal secondo incontro del Trittico Vitivinicolo restituisce un settore capace di mantenere una sostanziale stabilità produttiva nonostante una stagione caratterizzata da temperature elevate e carenza idrica. Le differenze territoriali restano però marcate, soprattutto nelle province dove l’irrigazione è meno disponibile o dove gli eventi grandinigeni hanno colpito i vigneti.
La qualità rappresenta l’aspetto più incoraggiante. Al momento, le uve venete sono attese da buone a ottime, anche se caldo e possibili fenomeni temporaleschi potrebbero ancora modificare il quadro prima della conclusione della raccolta. La vendemmia 2026 si presenta quindi come un banco di prova importante per la capacità di adattamento della viticoltura veneta.















