In riva a un lago un gabbiano sorvola un gruppo di persone, ma viene ucciso nel modo più vile. Cade esanime al suolo, e con lui precipita il destino degli uomini. Il gabbiano di Anton Čechov testimonia l’assurdità del destino umano con cinica ironia e bruciante attualità. È questo che ha spinto Filippo Dini a misurarsi con il capolavoro del drammaturgo russo, per la nuova produzione dello Stabile del Veneto che arriva al Teatro Del Monaco di Treviso giovedì 13 novembre ’25 alle 20.30, in replica fino a domenica 16 novembre.
Lo spettacolo, una co-produzione del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale con il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, il Teatro di Roma – Teatro Nazionale, il Teatro Stabile di Bolzano e il Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, è la seconda regia firmata da Filippo Dini per lo Stabile del Veneto dopo I parenti terribili. Il direttore artistico del TSV è in doppia veste: oltre alla regia è impegnato sul palcoscenico e al suo fianco ha scelto Giuliana De Sio, vincitrice del premio Le Maschere del Teatro Italiano 2025 come miglior attrice, che si misura con un classico del teatro come raramente accaduto nella sua carriera.
Con una scelta coraggiosa, la produzione dello Stabile del Veneto segna un momento storico per Il gabbiano: è la prima volta in assoluto che il capolavoro di Čechov vede una doppia regia. Dini ha infatti affidato la regia dello “spettacolo di Kostja” al giovane e talentuoso regista Leonardo Manzan, due volte vincitore della Biennale di Venezia nel 2018 e nel 2020.
L’inedita decisione del direttore artistico del TSV nasce dalla necessità di rappresentare un incontro artistico tra generazioni, che consente a Manzan di lavorare in totale autonomia nella realizzazione di quello che anche nel testo di Čechov è lo spettacolo di un giovane regista.
Nel cast dello spettacolo, con De Sio e Dini, gli interpreti Virginia Campolucci, Enrica Cortese, Giuliana De Sio, Gennaro Di Biase, Filippo Dini, Giovanni Drago, Angelica Leo, Valerio Mazzucato, Fulvio Pepe, Edoardo Sorgente. Il testo rappresentato nasce dalla traduzione di Danilo Macrì; le scene dello spettacolo sono di Laura Benzi, i costumi di Alessio Rosati, mentre a curare le luci e le musiche sono stati rispettivamente Pasquale Mari e Massimo Cordovani.
La trama dell’opera di Čechov è nota: un gruppo di persone si riunisce casualmente in una casa di campagna in riva a un lago e qui si dibatte per tre atti. Fra le diverse storie che si intersecano nella pièce, emerge con prepotenza la vicenda del giovane scrittore Kostja, infiammato dall’amore per una sua coetanea, Nina, che sogna di diventare attrice, e fomentato dal tentativo di opporsi alla madre, una famosa attrice, fidanzata con uno scrittore più giovane di lei. Nel tentativo di fuggire al grigiore del loro destino, tutti i personaggi de Il gabbiano sono alla costante ricerca di un fioco baglior di speranza, vogliono realizzare le loro aspirazioni e per questo resistono con tutte le forze alla malinconia, alla tristezza, alla rassegnazione. Ma il beffardo destino cambia le carte in tavola con cinica ironia e tutto inizia presto a precipitare come il gabbiano ucciso da Kostja. Con una lenta ma inesorabile caduta, i personaggi si trovano a fare i conti con la realtà, e la loro fiducia verso la personale realizzazione diventa speranza cieca e disillusa quando ogni sforzo risulta essere vano. Non senza sarcasmo, Čechov fa scontrare i suoi personaggi con l’amore non corrisposto, i sogni che si infrangono nella concretezza del quotidiano e il senso di vuoto generato dall’imminente fine della società com’è conosciuta.
Filippo Dini decide di misurarsi con uno dei grandi classici del teatro, che narra di una società alla fine in cui già si avverte l’arrivo del cataclisma sociale e politico che è stata la Rivoluzione Russa. Allora come oggi Il gabbiano riesce a parlare di un’umanità sull’orlo del baratro, di una società che sciupa ogni sogno e ogni fiducia perché non più in grado di realizzare le personali aspirazioni di uomini e donne. All’umanità non restano che le migliori energie, i più luminosi talenti, gli amori più appassionati, che vengono però stravolti e corrotti secondo le beffarde leggi non scritte della società in cui si tenta di esprimerli.
Le repliche dello spettacolo saranno accessibili anche al pubblico di persone sorde o con disturbo dell’udito e cieche o ipovedenti grazie alla dotazione di strumenti digitali e tecnologici come tablet, smart glasses e cuffie e all’utilizzo di sottotitoli e audiodescrizioni.
Appuntamento per il pubblico con A scena aperta fissato per venerdì 14 novembre alle ore 18.00. Al Teatro la Stanza (via Pescatori 23) il cast si presenta agli spettatori, in un incontro moderato da Giovanna Cordova di Tema Cultura
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