Fisascat Cisl Treviso-Belluno, il gruppo di lavoro
Fisascat Cisl Treviso-Belluno, il gruppo di lavoro

La Fisascat-Cisl Treviso-Belluno chiude un anno impegnativo ma con dei risultati soddisfacenti, si conferma il primo sindacato degli attivi della Provincia di Belluno e Treviso con oltre 12000 iscritti: migliaia di lavoratori e lavoratrici si rivolgono al Sindacato.
“Il 2024 ha visto il rinnovo di numerosi contratti nazionali dei nostri settori ( ben 17) , tra i quali il CCNL del commercio, del turismo, e nei giorni scorsi l’ipotesi di accordo Uneba, nel nostro settore – spiega la segretaria Treviso Belluno Patrizia Manca- caratterizzato da lavoro femminile, impiegato in larga percentuale a tempo parziale, ed esposto a turni e aperture festive, alcune emergenze persistono ( carenza di personale e dimissioni ancora elevate ) ed i nostri uffici sono stati impegnati in migliaia di assistenze che spaziano dalla NASPI al welfare, al supporto per la previdenza integrativa, alla contrattazione individuale e
collettiva. Sicuramente possiamo affermare che nel nostro territorio c’è una percezione positiva del Sindacato e molti lavoratori e lavoratrici si rivolgono a noi anche per avere informazioni, per imparare a leggere la propria busta paga, per capire le possibilità di miglioramento”.
I problemi principali si riscontrano: nelle case di riposo, dove mediamente l’organico è insufficiente rispetto alle reali necessità di cura e dove la pesantezza dei turni impedisce la conciliazione lavoro-famiglia: il personale femminile predilige – a parità di stipendio – contratti privati in assistenze famigliari, dove c’è più flessibilità negli orari; poi nella vigilanza privata – ambito molto esposto a rischi – nella grande e media distribuzione, dove manca molto spesso una programmazione oraria , che di fatto impediscono al personale
dipendente la programmazione delle proprie giornate di riposo compensative. Un riposo o una giornata di ferie comunicata all’ultimo impedisce ad una qualsiasi famiglia la programmazione e la condivisione.
Rilevanti sono poi i part-time “imposti dall’alto” che riguardano in particolare il lavoro femminile: soluzioni per risolvere i picchi ma penalizzanti in termini di stipendio e pensionistici. Per larghe fasce di lavoratori si prospetta un futuro da povertà sociale.”
Fa già discutere la proposta di legge sulla disciplina dei giorni di chiusura obbligatoria degli esercizi commerciali in occasione delle principali festività nazionali. Già dal 2012 diverse forze politiche si erano impegnate ad intervenire per regolamentare il tema, ma nulla si è concretizzato. “Noi preferiremmo – commenta Patrizia Manca- fossero comprese tutte le festività, ma quanto proposto per noi è valutato un buon inizio. Sicuramente va affrontato il tema del lavoro domenicale, dove i lavoratori del commercio e della distribuzione moderna organizzata molto spesso sono costretti a lavorare tutte le domeniche del mese, sarebbe opportuno affrontare l’argomento sul piano contrattuale con le associazioni datoriali,
attraverso la regolamentazione delle turnazioni, per rendere il settore più attrattivo”.