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Roberto Rossetto, con le sue decisioni salva la laguna

Il Mose di Venezia è oggi il simbolo della difesa della città lagunare contro il fenomeno dell’acqua alta. Esso rappresenta una delle più avanzate infrastrutture al mondo per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, un sistema ingegneristico unico che ha già dimostrato la sua efficacia nel proteggere Venezia dalle maree eccezionali.

A guidare questa complessa macchina è Roberto Rossetto, presidente dell’Autorità per la laguna, nominato per gestire un’opera strategica che ha cambiato radicalmente la vita dei veneziani. In una recente intervista rilasciata al Corriere della sera, Rossetto svela numeri e caratteristiche tecniche di quello che è diventato un sistema ormai vitale per la città tra le più belle al mondo ma nello stesso tempo tra le più vulnerabili per effetto del clima.

Il Mose, infatti, interviene ogni volta che la marea supera i 110 centimetri sopra il livello medio del mare, attivando un sistema di paratoie mobili che isolano temporaneamente la laguna dal mare Adriatico.

Mose di Venezia: numeri, funzionamento e gestione

Dal 2020, anno di piena operatività, il Mose è stato attivato oltre 150 volte, con un incremento significativo negli ultimi anni. Solo nel 2024, le paratoie sono state sollevate già 30 volte, a fronte delle circa 50 previste annualmente dal progetto iniziale.

Il sistema è composto da 78 paratoie, ciascuna del peso di 350 tonnellate, paragonabili a veri e propri “treni” adagiati sul fondo marino e pronti a sollevarsi. Il funzionamento è continuo e altamente organizzato: circa 150 operatori lavorano su turni, monitorando costantemente le condizioni meteo e marine.

La decisione di attivare il sistema viene presa attraverso un processo condiviso tra Autorità per la laguna, Comune e Capitaneria di porto, supportato da modelli previsionali avanzati e, sempre più, da sistemi di intelligenza artificiale.

Mose di Venezia: infrastruttura unica al mondo

Il Mose di Venezia si distingue a livello internazionale per la sua precisione e sensibilità operativa. La soglia di attivazione è infatti di appena 5 centimetri, contro i 50 delle barriere del Tamigi e i 150 di Rotterdam. Questo rende il sistema veneziano il più sofisticato al mondo nel suo genere.

Anche dal punto di vista tecnologico, il Mose presenta caratteristiche avanzate: gallerie sottomarine a 15 metri di profondità, sistemi di controllo ambientale e l’impiego di droni subacquei per le ispezioni. Ogni attivazione ha un costo medio di circa 200 mila euro, ma i benefici sono evidenti: in meno di sei anni ha evitato danni per oltre 3 miliardi di euro.

L’impatto del sistema tecnologico sulla vita dei veneziani

L’introduzione del Mose a Venezia ha segnato una svolta storica per la città. Le immagini di calli allagate e cittadini costretti a muoversi con gli stivali sono ormai un ricordo. Le nuove generazioni non hanno mai vissuto l’esperienza delle sirene che annunciavano l’acqua alta.

Anche il patrimonio immobiliare ha beneficiato del sistema: i piani terra, un tempo inutilizzabili, sono tornati abitabili, con una rivalutazione stimata in centinaia di milioni di euro.

Venezia e il futuro: una sfida contro il cambiamento climatico

Il Mose è stato progettato per durare circa 100 anni, rappresentando una risposta concreta all’innalzamento del livello del mare. Tuttavia, le sfide future restano aperte. Gli esperti sono già al lavoro per individuare nuove soluzioni che permettano a Venezia di adattarsi ai cambiamenti climatici entro il 2050 e oltre.

Tra le strategie in valutazione vi sono l’innalzamento delle fondamenta cittadine, l’installazione di barriere locali e sistemi innovativi per la gestione dell’acqua. Un comitato scientifico internazionale è stato istituito proprio per studiare il futuro della laguna e garantire la sopravvivenza della città.