Stefano Basso, un protagonista del ciclismo trevigiano
Stefano Basso è scomparso lunedì sera all’età di 40 anni, lasciando un vuoto profondo nel mondo del ciclismo trevigiano. Stefano Basso, malato da tempo, viveva a Crocetta del Montello, nella località Ponte dei Romani, insieme alla moglie Serena Breda e alle figlie Camilla e Carlotta. La notizia della sua scomparsa ha colpito non solo la sua famiglia, ma anche l’intero movimento sportivo locale, che oggi si stringe nel ricordo di un atleta appassionato e determinato.
La figura di Stefano Basso rappresenta un esempio di dedizione allo sport, capace di unire talento e sacrificio in una carriera costruita con impegno costante. Il suo nome resta legato a doppio filo al ciclismo del territorio, dove ha lasciato un segno indelebile.
La carriera di Stefano Basso tra mountain bike e strada
La carriera di Stefano Basso nel ciclismo iniziò nel 2002 nella categoria juniores con il Cornuda. Fin da subito si mise in evidenza nelle competizioni di Mountain Bike, ottenendo risultati importanti come il secondo posto ai campionati italiani di ciclocross, dimostrando grande versatilità.
Nel 2003 proseguì la sua crescita su strada con lo Spercenigo, sotto la guida di Marco Gemin. In quella stagione conquistò risultati significativi: secondo posto a Carnago, secondo al campionato regionale e quarto nell’internazionale di Solighetto. Dotato di caratteristiche da passista-scalatore, Stefano Basso attirò anche l’attenzione del commissario tecnico, che lo convocò per alcune prove della Coppa delle Nazioni.
Sempre nel 2002 riuscì a imporsi anche su strada con tre vittorie a Paese, Mosnigo e nel prologo della Tre-Tre Bresciana, confermando il suo talento tra i giovani emergenti del ciclismo italiano.
I successi tra i dilettanti e il passaggio nelle categorie superiori
Il passaggio tra i dilettanti segnò un ulteriore salto di qualità per Stefano Basso. Con lo Spercenigo e sotto la direzione di Roberto Cendron, conquistò il terzo posto al prestigioso Gran Premio Liberazione di Roma e un 25° posto al Giro del Belvedere.
Nel 2005 si trasferì alla Marchiol, dove ottenne il primo successo importante alla Bolghera di Trento. Negli anni successivi collezionò risultati rilevanti: quinto posto al Gran Premio Liberazione e sedicesimo al Trofeo Piva. Il 2006 fu particolarmente significativo, con il terzo posto al Gran Premio Città di Asti, il settimo al campionato italiano e l’ottavo al Tour du Jura, risultati che attirarono l’interesse del team Liquigas.
Nel 2007 si classificò quinto al Trofeo Piva e nel 2008, da élite, si trasferì alla Mantovani di Rovigo, continuando a competere ad alti livelli.
La vita dopo il ciclismo e il legame con la natura
Conclusa la carriera agonistica, Stefano Basso aveva intrapreso l’attività di giardiniere, senza mai abbandonare lo sport. Nel tempo libero si dedicava alla corsa e al trekking, coltivando una profonda passione per la montagna e la natura.
Questo legame con l’ambiente e l’attività fisica rappresentava una naturale prosecuzione del suo percorso sportivo, fatto di fatica, disciplina e amore per il movimento.
Il ricordo di Stefano Basso nel ciclismo trevigiano
Il ricordo di Stefano Basso resta vivo nelle parole di chi lo ha conosciuto. Viene descritto come un atleta dalle grandi qualità, capace di distinguersi per dedizione, impegno e amore per il ciclismo. La sua scomparsa lascia un segno profondo in tutto il movimento sportivo trevigiano.















