Il ritorno di Riccardo Barbisan in Consiglio regionale del Veneto segna uno dei passaggi politici più significativi del post elezioni regionali 2025. Dopo cinque anni, il consigliere della Lega rientra a Palazzo Ferro Fini con un bagaglio di esperienza rinnovato e con la consapevolezza di trovarsi davanti a una fase politica profondamente diversa rispetto al passato.
«Rientrare qui è stata un’emozione particolare – racconta Barbisan – ho ritrovato persone che vivono il Consiglio regionale come una vera missione». Un passaggio che sottolinea il valore istituzionale dell’assemblea veneta e il ruolo centrale dei dipendenti nel funzionamento della macchina amministrativa.
La nuova legislatura prende il via sotto la presidenza di Alberto Stefani, 33 anni, figura che Barbisan definisce «mai così giovane, ma mai così esperta». Un profilo politico che unisce esperienza amministrativa, due mandati parlamentari e una lunga militanza nel partito. «Stefani ci chiede compattezza e senso di responsabilità – spiega – dobbiamo avere solo occhi e cuore per il Veneto».
Sul fronte degli incarichi, Barbisan chiarisce fin da subito la propria posizione: non entrerà in Giunta. «L’ipotesi dell’assessorato è stata valutata, ma il mio percorso era chiaro: restare in Consiglio regionale». Resta ora da capire se assumerà un ruolo di vertice all’interno del gruppo consiliare, con decisioni ufficiali attese nelle prossime ore.
L’analisi politica si sposta poi su Treviso, dove il risultato delle regionali viene letto come un vero test di metà mandato. «Abbiamo chiesto un voto che andasse oltre il livello regionale – sottolinea Barbisan – e il riscontro dell’elettorato è stato superiore alle aspettative». Uno scenario che apre alla possibilità di presentare, tra due anni, un candidato sindaco espressione della Lega, con un profilo amministrativo già collaudato.
Un progetto che, secondo Barbisan, potrà svilupparsi in continuità con l’attuale amministrazione guidata da Mario Conte. «Il lavoro svolto è sotto gli occhi dei cittadini – conclude – e può rappresentare la base per costruire una prospettiva solida per Treviso nei prossimi dieci anni».
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