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Carburante pesca razionato: la crisi colpisce la flotta di Chioggia

Carburante pesca sempre più difficile da reperire e scorte razionate per i pescherecci di Chioggia. Il carburante pesca acquistato a prezzi precedenti allo scoppio della guerra in Ucraina sta terminando e la situazione rischia di avere conseguenze dirette sull’intero comparto ittico, a partire dal costo del pesce che arriva sulle tavole dei consumatori.

Nel principale porto peschereccio dell’Alto Adriatico cresce la preoccupazione tra armatori e marittimi. Le scorte di gasolio acquistate quando i prezzi erano ancora più contenuti stanno progressivamente esaurendosi e i nuovi rifornimenti, inevitabilmente più costosi, rischiano di mettere in forte difficoltà l’attività quotidiana dei pescherecci.

Il carburante rappresenta infatti una delle principali voci di spesa per la pesca professionale: senza interventi di sostegno, l’aumento dei costi operativi potrebbe ridurre le uscite in mare e incidere sull’intera filiera ittica.

Pescherecci in difficoltà: costi destinati a crescere

Per molti operatori del settore la situazione è già critica. Le barche continuano a lavorare grazie alle ultime riserve di carburante acquistate prima dell’esplosione del conflitto tra Russia e Ucraina, quando i prezzi dell’energia hanno iniziato a impennarsi.

Con la fine di queste scorte, il carburante pesca dovrà essere acquistato ai valori attuali di mercato, decisamente più elevati. Questo scenario potrebbe tradursi in un aumento del costo del pesce, con possibili ripercussioni non solo per i pescatori ma anche per grossisti, ristoratori e consumatori finali.

Il settore teme che la crescita dei costi possa mettere in crisi la sostenibilità economica delle uscite in mare, soprattutto per le imbarcazioni più piccole, che operano con margini già molto ridotti.

Il settore della pesca chiede nuovi aiuti

Di fronte a questa situazione, gli operatori della pesca chiedono al Governo un intervento urgente. La richiesta principale riguarda l’introduzione di un credito d’imposta pari al 22 per cento, una misura già adottata quando scoppiò la guerra in Ucraina per sostenere il comparto colpito dal caro energia.

Secondo gli armatori, un sostegno fiscale di questo tipo permetterebbe di compensare almeno in parte l’aumento dei costi e garantire la continuità delle attività di pesca. Senza un intervento concreto, avvertono dal settore, molte imprese potrebbero trovarsi costrette a ridurre drasticamente le giornate di lavoro o addirittura a fermare le imbarcazioni.

La pesca rappresenta un pilastro economico e sociale per la città di Chioggia e per l’intero Adriatico, e le associazioni di categoria temono che una crisi prolungata possa avere effetti duraturi sull’occupazione e sull’economia locale.

Possibili effetti sul prezzo del pesce

Se il costo del carburante continuerà a crescere, l’impatto sarà inevitabile anche sul mercato ittico. Il prezzo del pesce potrebbe infatti salire per compensare l’aumento delle spese sostenute dai pescherecci.

Gli operatori spiegano che il carburante è indispensabile per ogni fase dell’attività in mare: dalla navigazione alla conservazione del pescato. Per questo motivo qualsiasi variazione del prezzo del gasolio ha effetti immediati sull’intera filiera.

La speranza del settore è che arrivino rapidamente nuove misure di sostegno, capaci di stabilizzare il mercato e garantire la sostenibilità economica della pesca.

In attesa di decisioni istituzionali, resta alta l’attenzione sulla questione carburante pesca, un tema destinato a influenzare non solo il lavoro dei pescatori ma anche il prezzo del pesce nei prossimi mesi.