Province al centro del dibattito politico in Veneto dopo il decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144. Il provvedimento interviene sulla durata dei mandati dei consigli provinciali e viene accolto con favore dai consiglieri regionali veneti Riccardo Barbisan, capogruppo della Lega LV in Consiglio regionale del Veneto, e Stefano Marcon, già presidente della Provincia di Treviso. Per i due esponenti, però, la proroga rappresenta soltanto una soluzione temporanea.
Barbisan e Marcon chiedono infatti di andare oltre il provvedimento e di avviare una riforma organica delle Province, con il definitivo superamento della legge Delrio. Al centro della loro proposta c’è soprattutto il ritorno all’elezione diretta dei rappresentanti provinciali da parte dei cittadini.
Province, la proroga è necessaria ma non basta
Secondo Barbisan e Marcon, il decreto-legge consente di evitare un nuovo disallineamento nelle scadenze dei mandati e una nuova tornata di elezioni di secondo livello. La misura, quindi, garantisce continuità amministrativa e riallinea la durata degli incarichi.
Tuttavia, i due consiglieri regionali considerano la proroga soltanto un intervento transitorio. Il provvedimento, nella loro lettura, risolve infatti una delle criticità introdotte dalla legge Delrio, senza affrontare nel complesso la disciplina degli enti provinciali.
Per questo motivo, chiedono che il decreto rappresenti il primo passo verso una riforma complessiva. L’obiettivo dichiarato è superare definitivamente l’impianto della legge Delrio e restituire alle Province un ruolo istituzionale pienamente operativo.
Elezione diretta delle Province, la richiesta di Barbisan e Marcon
Il nodo principale sollevato dai due consiglieri riguarda le modalità di elezione degli organi provinciali. Barbisan e Marcon precisano di non contestare il sistema elettorale proporzionale, che considerano in grado di garantire una corretta rappresentanza.
La critica riguarda invece l’elettorato attivo e passivo. Con la legge Delrio, sostengono i due esponenti veneti, la scelta dei rappresentanti provinciali non spetta più direttamente ai cittadini, ma agli amministratori locali.
Da qui nasce la richiesta di modificare l’attuale impostazione. Chi amministra una Provincia, secondo Barbisan e Marcon, dovrebbe tornare a essere scelto direttamente dagli elettori e rispondere direttamente alle comunità amministrate.
La questione della legittimazione democratica diventa quindi centrale nella loro proposta. L’elezione diretta viene indicata come uno degli elementi necessari per rafforzare il rapporto tra istituzioni provinciali e cittadini.
Province, funzioni e responsabilità sul territorio
Nella posizione espressa da Barbisan e Marcon assume un peso rilevante anche il ruolo concreto svolto dalle Province. I due consiglieri ricordano infatti le competenze che incidono sulla vita quotidiana delle comunità.
Tra queste vengono indicate la viabilità, l’edilizia scolastica, la mobilità e la pianificazione territoriale. Si tratta, dunque, di ambiti che coinvolgono direttamente territori e cittadini e che, secondo i due esponenti, richiedono una governance forte, autorevole e dotata di una piena legittimazione democratica.
Il ragionamento si lega anche alla necessità di garantire agli enti provinciali adeguate capacità amministrative. Affidare responsabilità importanti senza assicurare strumenti e piena legittimazione, secondo Barbisan e Marcon, non sarebbe sufficiente.
La richiesta riguarda quindi una piena operatività dell’ente provinciale, attraverso un rafforzamento di funzioni, competenze e strumenti. L’obiettivo è riportare le Province a essere istituzioni in grado di rispondere con maggiore efficacia alle esigenze delle comunità locali.
Autonomia dei territori e riforma delle Province
Un altro elemento della proposta riguarda il tema dell’autonomia territoriale. Barbisan e Marcon richiamano il modello veneto come esempio del valore di una maggiore autonomia nelle decisioni che riguardano le comunità locali.
Secondo i due consiglieri, maggiore autonomia significa anche maggiore responsabilità e una più elevata capacità di rispondere alle esigenze dei territori. La loro posizione si inserisce quindi in una visione che punta ad avvicinare le decisioni alle comunità e agli amministratori che vivono quotidianamente le realtà locali.
In quest’ottica, la riforma delle Province non dovrebbe limitarsi alla durata dei mandati. Dovrebbe invece intervenire sull’intero assetto dell’ente, rafforzandone funzioni, competenze e legittimazione.
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Il pressing sul governo: superare definitivamente la legge Delrio
La posizione di Barbisan e Marcon si conclude con un appello rivolto al governo. I due consiglieri accolgono positivamente il decreto-legge del 7 agosto 2026, ma chiedono di non fermarsi alla soluzione emergenziale rappresentata dalla proroga.
Il passaggio successivo, nella loro proposta, dovrebbe essere una riforma completa della disciplina provinciale. Tra gli obiettivi indicati figurano il superamento definitivo della legge Delrio, il ripristino dell’elezione diretta da parte dei cittadini e la restituzione di una piena funzione istituzionale agli enti provinciali.
La richiesta, quindi, va oltre la semplice modifica delle scadenze. Barbisan e Marcon chiedono di rafforzare il ruolo delle Province come istituzioni democraticamente forti, pienamente operative e realmente al servizio dei territori.















