Si apre una stagione estiva carica di incertezze e timori. Per il turismo estivo si prospetta per il Veneto un equilibrio fragile, condizionato dagli effetti della crisi internazionale e dall’aumento dei costi energetici. Il punto di non ritorno è fissato a metà maggio, quando gran parte degli stabilimenti balneari dovrebbe avviare ufficialmente la stagione. Tuttavia, se lo scenario globale non dovesse stabilizzarsi, le conseguenze potrebbero essere significative sia per le aperture che per l’occupazione stagionale.
A lanciare l’allarme è il presidente di Federalberghi Veneto, Massimiliano Schiavon, che sottolinea come il settore non sia ancora nel panico, ma viva una fase di forte preoccupazione. Le decisioni imminenti potrebbero includere il posticipo delle aperture e una riduzione degli organici, scelte difficili ma sempre più concrete.
Effetto guerra sul Turismo in Veneto: rincari e competitività
Il Turismo nel Veneto risente direttamente delle tensioni internazionali, in particolare della crisi energetica derivante dal conflitto in Medio Oriente e dal blocco dello Stretto di Hormuz. L’aumento dei costi energetici impatta su tutta la filiera turistica, dai trasporti alla produzione, fino ai servizi di accoglienza.
Uno dei rischi principali riguarda la competitività rispetto ad altre destinazioni europee, come la Spagna, dove i costi energetici risultano significativamente inferiori. Questo squilibrio potrebbe spingere una parte dei flussi turistici verso mete alternative, penalizzando ulteriormente il Veneto.
Prenotazioni in calo e booking window ridotta
Un segnale evidente della crisi è la riduzione della domanda nelle località balneari e l’accorciamento della cosiddetta “booking window”. Questo indicatore, che misura il tempo tra la prenotazione e l’arrivo del turista, evidenzia un clima di incertezza crescente.
Le famiglie, colpite dall’aumento dei costi e dall’instabilità economica, tendono a ridurre la durata delle vacanze o a rimandare le decisioni di viaggio. Inoltre, gli operatori stanno già ricevendo comunicazioni dai fornitori con aumenti sui prezzi delle materie prime, destinati a riflettersi inevitabilmente sul costo finale delle vacanze.
Città d’arte e turismo internazionale in difficoltà
Le città d’arte del Veneto risultano tra le più colpite. La dipendenza dai voli internazionali e dagli hub globali, come quello di Dubai, rende queste destinazioni particolarmente vulnerabili. L’aumento dei costi dei voli, già cresciuti del 20%, limita la capacità di spesa dei turisti e riduce i flussi provenienti dai mercati più redditizi.
Il turismo di prossimità ha sostenuto temporaneamente il settore, soprattutto durante periodi favorevoli come le festività pasquali, ma non può sostituire il turismo altospendente proveniente da Stati Uniti, Nord Europa e Asia. La mancanza di questi visitatori ha già inciso sul fatturato, nonostante numeri record in termini di presenze.
Turismo business e congressuale a rischio
Anche il turismo business rappresenta un’area critica per il Turismo Veneto. Eventi, fiere e congressi rischiano di subire riduzioni o cancellazioni a causa delle difficoltà economiche delle aziende. La diminuzione degli spostamenti lavorativi si traduce in un impatto diretto su città e territori che vivono anche grazie a questo segmento.
La contrazione delle attività aziendali incide sulla mobilità delle persone e mette a rischio manifestazioni importanti, con effetti a catena sull’intero comparto turistico.
Il comparto turistico si avvia verso scelte difficili
Il conto alla rovescia è ormai iniziato. Se entro metà maggio non emergeranno segnali concreti di miglioramento, ci si potrebbe trovare davanti a decisioni drastiche. L’aumento dei costi di gestione, dalle bollette al personale, costringe gli operatori a valutare tagli e rinvii.
Tra le ipotesi più concrete ci sono il posticipo delle aperture stagionali, la riduzione delle assunzioni e la rinuncia ad alcune figure professionali. Il personale, infatti, rappresenta una delle principali voci di spesa per le strutture turistiche.















