Nell’Opitergino oltre una famiglia su dieci vive oggi in condizioni di povertà o fragilità economica. La quota stimata è compresa tra il 10 e il 12%, mentre tra il 15 e il 18% dei nuclei presenta un ISEE inferiore ai 12 mila euro. Un dato che fotografa un impoverimento diffuso e strutturale, che incide direttamente sulla tenuta economica del territorio e sul tessuto dell’artigianato.
In un’area di circa 83.500 abitanti e 37 mila famiglie, il peso di casa ed energia è diventato uno dei principali fattori di vulnerabilità. Nel biennio le richieste di bonus energia e gas sono aumentate del 12% e oggi si stimano circa 2.500 famiglie in morosità energetica. Crescono anche le domande di contributo per l’affitto, in aumento del 9%. Segnali che indicano come il lavoro, sempre più spesso, non garantisca più stabilità economica.
“Anche nell’Opitergino si lavora, ma troppo spesso non basta”, osserva il Direttore di Multistudio CNA Oderzo, Dott. Gianfranco Vianello. “La perdita di ricchezza reale e la sua concentrazione stanno erodendo la base economica del territorio, colpendo imprese e famiglie che fino a pochi anni fa erano in equilibrio“.
Il quadro locale si inserisce in una dinamica nazionale più ampia. Dal 2012 al 2025 la ricchezza delle famiglie italiane è cresciuta solo nominalmente e, in termini reali, è diminuita di circa il 2%. Nello stesso periodo Francia, Germania e la media dell’area euro hanno registrato incrementi più sostenuti. Parallelamente è aumentata la concentrazione della ricchezza: oggi il 50% della popolazione possiede poco più del 7% della ricchezza complessiva, mentre il 10% più ricco ne controlla quasi il 60%.
Nel territorio opitergino questi squilibri si riflettono anche sulle giovani generazioni. Tra il 57 e il 60% dei giovani tra i 18 e i 34 anni vive ancora nella famiglia di origine, un indicatore che segnala redditi bassi, precarietà e difficoltà di accesso all’autonomia abitativa.
Non si tratta di un crollo improvviso, ma di un logoramento continuo. «È un processo silenzioso, ma costante», sottolinea Vianello, «ed è proprio questo che rende il fenomeno pericoloso».
Le conseguenze ricadono direttamente sulla microimpresa e sull’artigianato. Nell’Opitergino operano circa 9.900 imprese attive, oltre il 90% delle quali sono microimprese. Più di 3.000 aziende sono legate in modo diretto alla domanda delle famiglie, in particolare nei settori della casa, dell’energia, dei servizi alla persona, delle manutenzioni e del piccolo artigianato.
Quando la ricchezza reale cala e si concentra, si riduce la domanda diffusa. Le famiglie rinviano manutenzioni, lavori in casa e servizi, che rappresentano una parte fondamentale del mercato per gli artigiani. «Le microimprese vivono di domanda locale e di fiducia», evidenzia il dott. Vianello, «quando queste vengono meno, il sistema si indebolisce».
A tutto questo si sommano i costi fissi. Energia, affitti, trasporti e credito pesano sulle microimprese più che sulle grandi aziende. Se le famiglie sono in difficoltà, aumentano anche i ritardi di pagamento e peggiora la liquidità. “Molti artigiani subiscono l’aumento dei costi due volte, come cittadini e come imprenditori”, aggiunge il direttore di CNA Oderzo.
Il risultato è un doppio schiacciamento: meno mercato e più costi. Una dinamica che mette sotto pressione il tessuto produttivo locale e riduce la coesione economica e sociale del territorio.
“Per questo le politiche contro la povertà non sono assistenzialismo”, conclude Vianello, “sono politiche economiche fondamentali. Difendere redditi, casa ed energia significa difendere anche l’artigianato e la microimpresa. Ignorare questo legame significa rendere il territorio più fragile e meno capace di guardare al futuro”.















