Bioeconomia e filiere agricole: il ruolo strategico del progetto TeBiCE
Bioeconomia è la parola chiave che guida la trasformazione del settore agricolo europeo e che ha trovato piena espressione nella conferenza finale del progetto TeBiCE – Territorial Biorefineries for Circular Economy, svoltasi il 24 marzo presso la Corte Benedettina di Legnaro. La bioeconomia rappresenta oggi una leva strategica per valorizzare le risorse naturali e trasformare gli scarti agricoli in nuove opportunità economiche.
Il progetto, finanziato dal programma Interreg Central Europe e coordinato da Veneto Agricoltura, ha coinvolto un ampio partenariato internazionale composto da enti istituzionali, tecnici e scientifici provenienti da diversi Paesi europei, tra cui Italia, Austria, Germania, Slovenia, Slovacchia e Polonia. L’iniziativa, sviluppata nell’arco di tre anni, ha avuto come obiettivo principale l’analisi delle potenzialità della bioeconomia nelle principali filiere agricole europee, promuovendo al contempo azioni concrete per la creazione di nuove filiere basate sulle biomasse.
Ad aprire i lavori è stato Enrico Brivio, funzionario della Commissione Europea – Direzione Generale Ambiente, che ha illustrato l’importanza della strategia europea per la bioeconomia, sottolineando il ruolo centrale che essa ricopre nel processo di transizione ecologica del continente.
Economia circolare e agricoltura: trasformare gli scarti in risorse
Nel corso della conferenza, Federico Caner, Direttore di Veneto Agricoltura, ha evidenziato come la bioeconomia sia stata inserita tra le missioni strategiche della Regione Veneto nell’ambito della Strategia di Specializzazione Intelligente (S3). In questo contesto, biotecnologie e bioenergie rappresentano priorità fondamentali per lo sviluppo futuro del territorio.
Il progetto TeBiCE si inserisce perfettamente in questa visione, puntando a valorizzare il potenziale della massa residua agricola. L’obiettivo è chiaro: trasformare gli scarti in risorse economiche, passando da un modello produttivo lineare a uno circolare. Un cambiamento che non rappresenta più una scelta opzionale, ma una necessità strategica per garantire competitività e sostenibilità al sistema agricolo europeo.
Particolarmente significativo è il dato relativo all’Italia, dove la filiera agroalimentare rappresenta il 63,2% dell’intera bioeconomia, confermando il peso centrale del settore nel contesto economico nazionale.
Prosecco e radicchio: eccellenze venete nella bioeconomia europea
Uno dei momenti chiave dell’evento è stato dedicato alla presentazione dei risultati del progetto, con un focus specifico sulla Regione Veneto. In questo contesto, sono state analizzate due eccellenze del territorio: il Prosecco e il radicchio tardivo.
Il progetto ha dimostrato come i residui della vinificazione del Prosecco, in particolare i lieviti esausti, e gli scarti del radicchio possano essere riutilizzati come materie prime in altri settori produttivi. Un approccio innovativo che consente di superare barriere tecnologiche, normative e culturali, spesso responsabili del rallentamento nello sviluppo della bioeconomia agricola.
Le azioni pilota transnazionali hanno evidenziato come anche altri scarti agricoli europei, come quelli derivanti dalla produzione di mele, zucca e canapa, possano essere valorizzati in un’ottica di economia circolare.
Cooperazione europea e innovazione: le sfide della bioeconomia
La conferenza ha rappresentato anche un’importante occasione di confronto tra istituzioni, imprese, università e centri di ricerca. Gli interventi dei tecnici e degli imprenditori agricoli hanno messo in luce sia le criticità sia le opportunità legate all’utilizzo della massa residua agricola.
Tra le principali sfide emerse, spiccano la necessità di diffondere il know-how tecnologico e l’esigenza di armonizzare le normative tra i diversi Paesi europei, al fine di favorire scambi più fluidi e una cooperazione più efficace.
Il contributo del Cluster Italiano della Bioeconomia Circolare – SPRING e del Segretariato Congiunto del Programma Interreg Central Europe ha ulteriormente rafforzato il messaggio: la cooperazione territoriale è fondamentale per costruire un’Europa più sostenibile e circolare.
Bioeconomia: un’opportunità concreta per il futuro dell’Europa
In conclusione, la conferenza finale del progetto TeBiCE ha confermato come la bioeconomia rappresenti una delle principali opportunità per il futuro del settore agricolo e industriale europeo. La valorizzazione degli scarti, l’innovazione tecnologica e la cooperazione internazionale sono elementi chiave per costruire un modello di sviluppo sostenibile.
La bioeconomia, sempre più centrale nelle strategie europee, si conferma dunque come un pilastro fondamentale per la crescita economica, la tutela ambientale e la competitività dei territori, con il Veneto protagonista grazie alle sue eccellenze agricole come Prosecco e radicchio.















