Terziario trevigiano sotto pressione nel primo semestre del 2026. Cala il clima di fiducia, rallentano i ricavi e aumentano i costi di energia, forniture, trasporti e magazzinaggio. Il nuovo report dell’Osservatorio congiunturale, presentato dall’Unione provinciale Confcommercio di Treviso e da Banca Prealpi SanBiagio, fotografa un sistema che deve affrontare rincari e nuove incertezze, ma che continua a reagire facendo maggiore ricorso al credito.
L’indagine, elaborata con Format Research su un campione di 800 imprese, evidenzia un quadro complesso. Da un lato, le aziende devono difendere margini e capacità di investimento. Dall’altro, l’occupazione mostra una tenuta migliore rispetto alle aspettative e il rapporto con il sistema bancario continua a sostenere parte delle necessità finanziarie.
Terziario trevigiano, la fiducia scende di 8 punti
Il dato più evidente riguarda la fiducia generale delle imprese provinciali, che nella prima metà del 2026 perde 8 punti rispetto alla precedente rilevazione. Le aspettative registrano invece un recupero parziale: l’indice previsto raggiunge quota 29, con un aumento di 4 punti.
La fiducia nell’andamento della propria attività si attesta a 45 punti, in linea con il dato nazionale. Nei prossimi mesi, tuttavia, le imprese non prevedono cambiamenti significativi.
Anche i ricavi rallentano. L’indice scende a 44 e non emergono aspettative di miglioramento nel terzo trimestre. Più incoraggiante, invece, il fronte occupazionale. L’indice sale a 47 punti, contro i 45 di dicembre 2025, superando il dato nazionale. Inoltre, le imprese prevedono un ulteriore miglioramento entro la fine di settembre.
Costi energetici oltre il 20%: il peso delle bollette sulle imprese
Tra le principali criticità del terziario trevigiano spicca l’impennata dei costi energetici. Oltre il 65% delle imprese intervistate ha rilevato un aumento del costo delle materie prime energetiche, con un rialzo medio superiore al 20%.
Quasi la metà delle aziende, oltre il 45%, ha ricevuto proposte per modificare le condizioni contrattuali di fornitura. In più del 26% dei casi, le nuove condizioni sono state considerate penalizzanti. Il 58% delle imprese segnala inoltre un impatto diretto degli aumenti sulla propria attività economica.
Di conseguenza, un’impresa su quattro ha già cambiato fornitore di energia elettrica o gas. Un ulteriore 27% sta valutando questa possibilità. Le comunità energetiche rinnovabili, invece, restano ancora poco diffuse: vi aderisce appena il 4,9% delle imprese, mentre il 17,5% dichiara di non conoscerle affatto.
Il 78% non partecipa a convenzioni o gruppi d’acquisto per l’energia. Tuttavia, il 30,5% si dice interessato a questa opportunità. Anche il prezzo dei carburanti continua a incidere: per il 58% delle imprese, l’andamento altalenante dei prezzi alla pompa ha avuto un impatto molto o abbastanza rilevante sull’attività.
Logistica e forniture, rincari fino al 18%
Non c’è solo l’energia. I costi di logistica rappresentano un’altra forte pressione per le imprese. Il 63,2% segnala aumenti dei prezzi praticati dai fornitori nella prima metà del 2026, con incrementi medi attorno al 18%.
Le prospettive non indicano, almeno per il momento, una riduzione di queste spese entro la fine di settembre. Trasporti, magazzinaggio e approvvigionamenti continuano quindi a comprimere i margini aziendali.
Circa il 34% delle imprese ha inoltre incontrato difficoltà di approvvigionamento. Alla base emerge soprattutto la scarsa disponibilità di materie prime. Si tratta di un elemento che aumenta ulteriormente l’incertezza nella programmazione dell’attività.
Per approfondire altri temi legati a imprese, economia e conseguenze dei rincari, è possibile consultare la sezione dedicata alle notizie economiche.
Credito bancario in crescita nonostante le difficoltà
Mentre aumentano le pressioni sui costi, peggiora la capacità delle aziende di rispondere al proprio fabbisogno finanziario. L’indice scende a 43 punti, rispetto ai 47 di fine 2025. Il dato resta comunque superiore alla media nazionale, ferma a 40.
Parallelamente cresce il ricorso al credito bancario. Nel primo semestre del 2026 il 23% delle imprese ha presentato una richiesta di finanziamento. Alla fine del 2025 la quota era del 19%.
Il dato sulle richieste accolte integralmente raggiunge il 71%, con un incremento di 10 punti rispetto alla precedente rilevazione. Secondo Francesco Piccin, capoarea di Banca Prealpi SanBiagio, l’indagine conferma le difficoltà create dall’aumento dei costi, ma anche la capacità delle imprese di mantenere una buona solidità.
Piccin evidenzia soprattutto il valore della relazione tra banche e aziende. In una fase caratterizzata da maggiore incertezza, il credito può infatti contribuire a sostenere l’attività economica, gli investimenti e i progetti di sviluppo.
Cambiamento climatico: cambiano consumi e orari dei negozi
Il report evidenzia anche gli effetti sempre più concreti del cambiamento climatico sull’organizzazione aziendale. Il 40,2% delle imprese segnala maggiori consumi energetici legati alla climatizzazione, mentre il 27,6% registra un aumento dei costi di gestione.
Il 19% rileva modifiche nelle abitudini di consumo. Inoltre, il 7,5% delle imprese ha già cambiato gli orari di apertura a causa del caldo intenso. Il 37,6%, invece, non ha ancora riscontrato effetti diretti sulla propria attività.
Il vice commissario dell’Unione provinciale Confcommercio, Giovanni Profumo, parla di segnali urgenti. Il calo della fiducia, l’aumento delle spese e gli effetti del clima, secondo Profumo, incidono sui consumi e sulla gestione quotidiana delle attività.
Il problema, sottolinea, non riguarda soltanto il commercio. Quando aumentano carburanti, bollette e altre spese obbligate, il potere d’acquisto delle famiglie si riduce. Allo stesso tempo, l’incremento dei costi di trasporto può riflettersi sui prezzi finali dei prodotti.
Profumo richiama anche le difficoltà di chi lavora quotidianamente in auto e delle categorie maggiormente esposte ai rincari dei carburanti. L’incertezza sui costi rende più difficile programmare investimenti e decidere, per esempio, la sostituzione di un veicolo.
Le ondate di caldo stanno inoltre modificando abitudini di acquisto, orari di lavoro e modalità di fruizione delle città. Secondo il vice commissario, questo processo potrebbe incidere profondamente sulle attività commerciali, di servizio e turistiche.
Terziario trevigiano, la sfida ora è contenere i costi
Il terziario trevigiano affronta dunque una fase delicata. La fiducia diminuisce, i ricavi non mostrano segnali di ripresa immediata e i costi di energia e logistica continuano a crescere. Nel frattempo, il cambiamento climatico introduce nuove variabili nella gestione quotidiana delle imprese.
Resta però una capacità di reazione concreta. L’occupazione tiene, aumenta il ricorso ai finanziamenti e cresce la quota delle domande di credito accolte integralmente. Per Giovanni Profumo, servono interventi strutturali e strumenti capaci di garantire maggiore stabilità dei prezzi, mentre Banca Prealpi SanBiagio ribadisce l’importanza del sostegno alle aziende.
Il prossimo banco di prova sarà capire se queste imprese riusciranno a trasformare la loro capacità di adattamento in una ripresa dei margini. Per il terziario trevigiano, infatti, la partita si gioca ora tra contenimento dei costi, stabilità finanziaria e capacità di affrontare cambiamenti economici e climatici sempre più rapidi.















