SUEM 118 Treviso Ulss 2 Marca trevigiana soccorso in montagna verricello notturno

L’Elisoccorso notturno è oggi una realtà pienamente integrata nella rete dell’emergenza-urgenza del Veneto. Il 2 ottobre il SUEM 118 di Treviso celebra infatti il quinto anniversario del primo volo effettuato durante la notte. In cinque anni il servizio ha progressivamente ampliato le proprie capacità, trasformando il buio da limite operativo a condizione affrontabile attraverso tecnologie, addestramento, procedure condivise e collaborazione tra professionisti sanitari, aeronautici e del soccorso tecnico.

L’anniversario è stato celebrato nell’Hangar dell’elicottero “Leone”. All’incontro hanno partecipato Paolo Rosi, coordinatore del Dipartimento interaziendale funzionale regionale del SUEM 118 della Regione Veneto, Achille Di Falco, direttore generale dell’Ulss 1, Cristina Barbarino, direttrice della Centrale Operativa SUEM 118, Giancarlo Bizzarri, direttore generale dell’Ulss 2, e Silvia Orazio, responsabile della Centrale Operativa SUEM 118 Treviso.

Il percorso racconta soprattutto l’integrazione tra Ulss 2 Marca trevigiana e Ulss 1 Dolomiti. La collaborazione, inserita nella rete regionale dell’emergenza-urgenza, consente di coordinare gli elicotteri “Leone” e “Falco” attraverso le rispettive Centrali operative SUEM 118.

Elisoccorso notturno, il bilancio: 776 interventi in cinque anni

Il bilancio dei primi cinque anni comprende 776 interventi. Di questi, 392 sono stati soccorsi primari, mentre 384 sono stati trasferimenti secondari. La media raggiunge circa 160 missioni all’anno.

I numeri mostrano la progressiva integrazione del servizio nella rete regionale dell’emergenza-urgenza. Inoltre, le capacità operative raggiunte permettono oggi di intervenire anche in luoghi non illuminati e non precedentemente censiti.

Da febbraio 2026 il servizio può inoltre effettuare operazioni notturne speciali con il verricello, sia in pianura sia in montagna. Questa possibilità amplia le opportunità di intervento negli ambienti impervi, soprattutto quando i mezzi di terra non possono raggiungere il paziente oppure non riescono a farlo con la necessaria tempestività.

Il risultato nasce anche dalla sinergia tra competenze diverse. Personale sanitario, equipaggi aeronautici, operatori del SUEM 118 e squadre tecniche lavorano infatti secondo procedure condivise, con l’obiettivo di garantire una risposta continuativa 24 ore su 24.

Dal primo volo del 2021 alle aree non illuminate

Il percorso dell’elisoccorso notturno in Veneto è iniziato il 29 settembre 2021. Nella prima fase l’elicottero poteva atterrare soltanto in siti conosciuti, preventivamente censiti e dotati di illuminazione, come i campi sportivi.

Un primo ampliamento è arrivato nel febbraio 2022, quando l’operatività è stata estesa anche ai siti noti ma privi di illuminazione.

Successivamente, nel novembre 2022, sono stati autorizzati gli atterraggi fuori campo in luoghi non censiti e non illuminati. In queste situazioni le squadre di terra hanno assunto un ruolo essenziale nell’individuazione, nell’ispezione e nell’illuminazione dell’area destinata all’atterraggio.

In tre anni queste modalità operative hanno permesso di realizzare 141 interventi in Fase FOC 2, con atterraggio in luoghi non censiti e non illuminati.

Un ulteriore passaggio è arrivato il 10 ottobre 2025, con l’avvio della Fase 3. Da quel momento l’elicottero può atterrare anche in aree non note e prive di illuminazione da terra. L’evoluzione è stata costruita in modo progressivo, attraverso addestramento, prudenza e verifica costante delle procedure.

Elisoccorso notturno e verricello: 15 interventi in montagna

Dal 1° febbraio 2026 le capacità del servizio si sono ulteriormente ampliate. L’elisoccorso di Treviso può infatti effettuare durante la notte operazioni speciali, comprese le manovre di hovering e l’utilizzo del verricello, sia in pianura sia in montagna.

Questa possibilità consente di raggiungere persone che, fino a pochi anni fa, non avrebbero potuto essere recuperate con le stesse modalità durante le ore notturne.

Ad oggi sono 15 gli interventi effettuati in montagna con operazioni speciali notturne. Le missioni hanno permesso di recuperare persone ferite e illese in aree non raggiungibili dai mezzi di terra.

Il dato assume particolare rilievo nel soccorso in montagna, dove l’oscurità si somma alle caratteristiche del territorio e alle difficoltà di accesso. Ogni missione richiede quindi preparazione tecnica, capacità operative e un coordinamento accurato tra tutte le figure coinvolte.

La missione alla Torre Grande delle Cinque Torri

Tra le operazioni più significative viene ricordato l’intervento dello scorso maggio alla Torre Grande delle Cinque Torri. La missione si è svolta dopo il tramonto, in un ambiente caratterizzato da pareti verticali e visibilità estremamente ridotta.

La gestione ha richiesto attenzione in ogni fase: dall’avvicinamento dell’elicottero alle attività di hovering, fino al posizionamento e alla manovra di verricello.

L’urgenza era legata anche alla necessità di soccorrere rapidamente gli alpinisti rimasti sospesi negli imbraghi. In queste condizioni il tempo rappresenta un fattore determinante per ridurre il rischio di complicanze legate alla sospensione prolungata.

La missione ha coinvolto equipaggio di volo, verricellista, tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e équipe sanitaria. La collaborazione tra le diverse professionalità ha consentito di portare a termine il soccorso in un contesto particolarmente complesso.

Formazione e squadra al centro delle missioni

Dietro ogni decollo notturno non ci sono soltanto mezzi e tecnologie. Il servizio si fonda anche su formazione continua, addestramento, pianificazione e collaborazione tra professionisti con competenze differenti.

Personale sanitario e tecnico, equipaggi aeronautici, operatori del SUEM 118 e squadre del CNSAS hanno condiviso un percorso che ha permesso di ampliare gradualmente le capacità operative, mantenendo elevati standard di sicurezza.

L’integrazione tra competenze sanitarie, aeronautiche e tecnico-operative ha accompagnato l’evoluzione del servizio nell’arco di cinque anni. L’obiettivo è avvicinare sempre più le possibilità operative durante la notte a quelle garantite durante il giorno.

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Elisoccorso notturno, cinque anni dopo il primo volo

Cinque anni dopo il primo volo, il traguardo non riguarda soltanto la possibilità di volare durante la notte. Il punto centrale è poter raggiungere chi necessita di aiuto anche quando buio, distanza e impervietà del territorio rendono l’emergenza più complessa.

I 776 interventi effettuati raccontano l’evoluzione di un servizio che ha ampliato progressivamente le proprie capacità. Allo stesso tempo, il percorso evidenzia il valore del lavoro condiviso tra Ulss 1 e Ulss 2, tra SUEM 118, equipaggi aeronautici e soccorso tecnico.

Il quinto anniversario dell’elisoccorso notturno rappresenta quindi un momento per guardare al percorso compiuto e alle nuove possibilità operative sviluppate nel tempo, fino agli interventi con verricello nelle aree montane più difficili da raggiungere.