Imprese artigiane, arriva il passo indietro dell’Inps sulla classificazione degli installatori di impianti elettrici, idraulici e termici. Dopo le proteste delle associazioni di categoria, tra cui Cna Unimpresa Treviso, l’Istituto ha chiarito che le aziende impiantistiche che non operano prevalentemente nella costruzione di edifici possono continuare a beneficiare dei limiti dimensionali previsti per le attività artigiane non edili.
La novità arriva con il messaggio n. 3145 del 5 ottobre 2026 e mette fine a un’incertezza che rischiava di penalizzare numerose aziende. Resta però un nodo burocratico: chi ha già ricevuto la classificazione contestata dovrà attivarsi per correggere il proprio inquadramento contributivo.
Imprese artigiane, cosa cambia con il chiarimento dell’Inps
Il provvedimento riguarda direttamente gli installatori e manutentori di impianti che non svolgono prevalentemente attività legate alla costruzione di edifici.
Per queste aziende resta valido il limite di 18 dipendenti, elevabile a 22 con gli apprendisti, alle condizioni previste dalla legge. Non si applicano, invece, i parametri più restrittivi riservati alle imprese edili, pari a 10 dipendenti, elevabili a 14.
La distinzione interessa le attività identificate dai codici statistico-contributivi 4.13.06, 4.13.07 e 4.13.08.
In sostanza, l’Inps riconosce che la semplice attività di installazione o manutenzione degli impianti non comporta automaticamente l’applicazione delle regole dimensionali previste per l’edilizia.
La classificazione contestata: cosa era successo il 1° luglio
La vicenda risale al 1° luglio 2026, quando l’Inps aveva avviato l’attribuzione del codice 5G, previsto per le imprese edili, anche alle aziende artigiane attive nel settore dell’impiantistica.
Questa decisione aveva sollevato immediate contestazioni. Infatti, l’applicazione dei limiti dimensionali dell’edilizia rischiava di compromettere la qualifica artigiana delle aziende con più di 10 dipendenti, anche quando la loro attività prevalente non riguardava la costruzione di edifici.
Le conseguenze avrebbero potuto incidere sull’inquadramento contributivo e sui costi aziendali.
Cna Unimpresa Treviso si era quindi mobilitata, contestando una classificazione che non teneva conto delle caratteristiche effettive delle attività svolte dalle aziende interessate.
Imprese artigiane, la soddisfazione di Cna Treviso: «Un risultato concreto»
Stefano Camarotto, presidente di Cna Unimpresa Treviso, accoglie positivamente il chiarimento dell’Istituto.
«Questo chiarimento conferma quello che sosteniamo fin dall’inizio: un’impresa che installa o manutiene impianti non può essere trattata automaticamente come un’impresa edile».
Il presidente ricostruisce anche il percorso che ha portato alla revisione della classificazione.
«Abbiamo contestato immediatamente una decisione assunta a livello centrale, senza confronto con le categorie e senza tenere conto delle caratteristiche effettive delle attività svolte. Ci siamo rivolti direttamente all’Inps, abbiamo attivato i nostri canali nazionali e coinvolto i parlamentari del territorio».
Secondo Camarotto, la mobilitazione congiunta delle associazioni artigiane ha contribuito a ottenere un risultato concreto, evitando penalizzazioni per molte aziende.
Il chiarimento rappresenta dunque un passaggio importante per il settore, soprattutto per le realtà che rischiavano di perdere la qualifica artigiana a causa di un inquadramento non corrispondente alla propria attività.
Codice 5G, cosa devono fare le aziende dal 23 ottobre 2026
Nonostante il passo indietro dell’Inps, la questione non risulta ancora completamente risolta sul piano operativo.
Le aziende alle quali è già stato attribuito il codice 5G dovranno infatti intervenire per correggere la propria posizione.
A partire dal 23 ottobre 2026 sarà possibile presentare una specifica dichiarazione di responsabilità attraverso il Cassetto previdenziale del contribuente, utilizzando la procedura denominata «Limiti impresa impiantistica artigiana».
La variazione potrà decorrere dal 1° luglio 2026 oppure dalla successiva data in cui risultino soddisfatti i requisiti dichiarati.
Per gli imprenditori interessati diventa quindi fondamentale verificare il proprio inquadramento e accertare la corretta applicazione dei limiti dimensionali.
Camarotto critica il nuovo obbligo: «Un aggravio burocratico evitabile»
Se il chiarimento soddisfa le richieste delle associazioni, la necessità di presentare una nuova dichiarazione suscita ulteriori perplessità.
Camarotto evidenzia infatti una criticità nel metodo adottato dall’Istituto.
«Le imprese si trovano ora a dover presentare una dichiarazione per correggere una classificazione che non hanno richiesto e che, in molti casi, non rispecchia il lavoro che svolgono. È un aggravio burocratico che si sarebbe potuto evitare».
Il presidente di Cna Unimpresa Treviso annuncia inoltre che l’associazione continuerà a monitorare la situazione affinché le procedure risultino rapide e non producano nuove penalizzazioni.
«Chi lavora e produce ha bisogno di regole chiare e di un’amministrazione che conosca le specificità delle imprese, non di nuovi adempimenti per rimediare a decisioni calate dall’alto».
Cna Treviso mette a disposizione gli uffici per assistere gli installatori
Per accompagnare le aziende nella fase di regolarizzazione, Cna Unimpresa Treviso mette a disposizione i propri uffici.
L’associazione offre supporto nella verifica degli inquadramenti contributivi, nell’individuazione delle posizioni interessate dal chiarimento e nella presentazione delle dichiarazioni a partire dal 23 ottobre.
Il messaggio n. 3145 del 5 ottobre 2026 segna quindi un risultato significativo per le imprese artigiane del settore impiantistico. Tuttavia, l’attenzione si sposta ora sull’applicazione concreta delle nuove indicazioni e sulla necessità di evitare ulteriori complicazioni amministrative.
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