Acque sotterranee, a Treviso cinque corpi idrici su dodici presentano uno stato chimico classificato come “scarso”. È il quadro che emerge dai nuovi dati Arpav relativi al sessennio di monitoraggio 2020-2025. Una situazione che riaccende l’attenzione sulla qualità delle falde della Marca e sulle possibili conseguenze per i fiumi di risorgiva. Legambiente Treviso chiede interventi concreti contro l’inquinamento e maggiore coerenza nelle scelte di pianificazione territoriale.
Il report, intitolato “Stato chimico dei corpi idrici sotterranei”, è stato pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Veneto n. 136 del 6 ottobre 2026. Sui risultati è intervenuto lunedì 19 ottobre il circolo trevigiano di Legambiente, evidenziando le principali criticità ambientali e la necessità di rafforzare la prevenzione.
Acque sotterranee a Treviso: pesticidi e nitrati tra le principali criticità
A preoccupare sono soprattutto i residui di pesticidi e la presenza di nitrati, riconducibili principalmente alle attività agricole e zootecniche. A questi fattori si aggiungono contaminazioni storiche, che contribuiscono a rendere complesso il quadro ambientale del territorio.
Secondo Legambiente, la qualità delle falde non rappresenta soltanto una questione circoscritta al sottosuolo. Esiste infatti un collegamento diretto tra gli acquiferi dell’alta pianura trevigiana e i corsi d’acqua che caratterizzano il territorio più a valle.
L’acqua penetra nei terreni permeabili, attraversa il sottosuolo e successivamente riaffiora, alimentando i fiumi di risorgiva.
Questo meccanismo interessa direttamente il Sile, il Dese e il sistema del Botteniga. Di conseguenza, la tutela delle falde assume un’importanza strategica anche per la salvaguardia degli ecosistemi fluviali.
Il dato dei cinque corpi idrici in condizioni chimiche scarse impone quindi, secondo l’associazione ambientalista, una riflessione sulle pressioni che interessano l’intero sistema delle acque.
Piano Cave Veneto: Legambiente denuncia una contraddizione
Un secondo elemento di preoccupazione riguarda il Piano Cave Veneto e le scelte regionali in materia di attività estrattive.
Legambiente evidenzia quella che considera una contraddizione nella pianificazione territoriale: da un lato gli acquiferi dell’alta pianura risultano altamente vulnerabili alle contaminazioni, dall’altro continuano a crescere i quantitativi di materiale estraibile.
In particolare, l’aggiornamento del Piano cave del 2025 ha previsto ulteriori 18,9 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia autorizzabili sul territorio veneto.
Un successivo provvedimento ha inoltre incrementato di oltre 650 mila metri cubi il contingente destinato alla provincia di Treviso.
L’associazione chiede pertanto di considerare con maggiore attenzione le possibili interferenze tra attività estrattive e acquiferi, soprattutto nelle aree caratterizzate da una particolare vulnerabilità ambientale.
Il caso della cava Morganella tra Paese e Ponzano
Tra le situazioni richiamate da Legambiente figura quella della cava Morganella, situata tra i comuni di Paese e Ponzano.
Nel 2020 è stato autorizzato un approfondimento dell’attività estrattiva da 40 a 60 metri, all’interno di una falda già affiorante. L’area si trova inoltre in prossimità di discariche storiche.
L’associazione precisa un aspetto fondamentale: non intende attribuire alle attività di cava la responsabilità delle contaminazioni attualmente rilevate.
La richiesta riguarda invece la necessità di valutare preventivamente le possibili interferenze con le acque sotterranee. Inoltre, Legambiente invita le istituzioni a considerare gli effetti cumulativi delle diverse pressioni ambientali che insistono sul medesimo territorio.
Acque sotterranee a Treviso: le richieste di Legambiente alle istituzioni
Alla luce dei risultati del monitoraggio Arpav, il presidente di Legambiente Treviso, Fabio Tullio, rilancia la necessità di passare dalla conoscenza delle criticità ad azioni concrete di prevenzione.
L’associazione individua tre priorità:
- Ridurre la dispersione di pesticidi e nitrati, intervenendo direttamente sulle principali cause dell’inquinamento.
- Garantire maggiore coerenza tra la pianificazione delle attività estrattive e la tutela degli acquiferi.
- Assicurare monitoraggi pubblici e aggiornati, accompagnati da valutazioni ambientali capaci di considerare l’intero sistema delle acque.
L’obiettivo è affrontare le criticità attraverso una visione complessiva del territorio, evitando di analizzare separatamente fenomeni che possono incidere sullo stesso equilibrio ambientale.
Per Legambiente, infatti, la prevenzione deve diventare un elemento centrale nelle decisioni che riguardano l’utilizzo del suolo e la gestione delle risorse idriche.
Fiumi di risorgiva, prosegue il monitoraggio di Sile, Dese e Botteniga
L’attenzione dell’associazione non si limita ai risultati del rapporto Arpav. Legambiente Treviso prosegue infatti la propria attività di osservazione dei principali fiumi di risorgiva attraverso Operazione Fiumi, la campagna di Legambiente Veneto dedicata allo stato di salute dei corsi d’acqua.
Al centro dell’attività figurano Sile, Botteniga e Dese, tre sistemi fluviali strettamente collegati alle dinamiche delle falde sotterranee.
La relazione tra infiltrazione, circolazione sotterranea e riaffioramento dell’acqua rende necessario un approccio che consideri congiuntamente la qualità degli acquiferi e quella dei fiumi.
Il monitoraggio rappresenta quindi uno strumento importante per mantenere alta l’attenzione sulle condizioni ambientali della Marca.
Per ulteriori aggiornamenti sulle tematiche ambientali e sulle notizie del territorio è possibile consultare la sezione informativa di Notizie Plus.
Il quadro delle acque sotterranee Treviso riporta così al centro del dibattito la necessità di conciliare attività produttive, pianificazione territoriale e protezione delle risorse naturali. Per Legambiente, i nuovi dati Arpav devono tradursi in scelte concrete, capaci di prevenire ulteriori pressioni sulle falde e salvaguardare anche i fiumi che da queste ricevono acqua.















