Atti persecutori a Spinea: divieto - Notizie Plus
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Atti persecutori a Spinea nei confronti dell’ex compagna: i Carabinieri della Stazione di Spinea hanno eseguito nel pomeriggio dell’8 agosto una misura cautelare nei confronti di un italiano di 49 anni. Il provvedimento è stato emesso dal GIP presso il Tribunale di Venezia su richiesta della Procura della Repubblica di Venezia.

L’uomo è ritenuto presunto responsabile di condotte persecutorie nei confronti dell’ex compagna. La misura prevede il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, con applicazione del braccialetto elettronico oppure il divieto di dimora nel territorio del Comune di Venezia. In caso di indisponibilità del dispositivo, è previsto anche l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

Atti persecutori a Spinea, l’indagine dopo la denuncia

L’attività investigativa è nata dalla querela presentata dalla donna nel maggio scorso presso la Stazione dei Carabinieri di Mestre. Secondo quanto riferito ai militari, la vicenda sarebbe iniziata dopo la fine della relazione sentimentale, interrotta nel marzo 2026.

Il 49enne, secondo la ricostruzione investigativa, non avrebbe accettato la conclusione del rapporto. Da quel momento avrebbe iniziato a seguire e contattare ripetutamente l’ex compagna.

La donna ha riferito ai Carabinieri di continui pedinamenti e telefonate incessanti. In una sola giornata, inoltre, l’uomo le avrebbe inviato oltre 70 messaggi.

Alle telefonate e ai messaggi si sarebbero aggiunte offese e minacce. Gli investigatori hanno quindi raccolto elementi utili a ricostruire la vicenda e a documentare le condotte contestate.

Minacce e pedinamenti: la ricostruzione dei Carabinieri

Secondo quanto emerge dal comunicato della Procura della Repubblica di Venezia, in due occasioni il 49enne avrebbe anche minacciato di morte l’ex compagna.

In una circostanza, l’uomo avrebbe brandito una roncola. In un altro episodio, invece, avrebbe colpito la donna alla spalla e l’avrebbe seguita fino alla sua abitazione, continuando a inveire contro di lei.

Gli elementi investigativi sono stati raccolti anche attraverso l’escussione di persone informate sui fatti. Gli accertamenti avrebbero consentito di ricostruire le condotte contestate dal marzo 2026 fino all’epoca dell’intervento dei Carabinieri.

La misura cautelare punta a evitare la reiterazione delle condotte persecutorie. Secondo quanto riportato dalla Procura, i comportamenti descritti avrebbero costretto la vittima a modificare le proprie abitudini di vita.

La misura cautelare dopo gli atti persecutori

Il provvedimento adottato dall’Autorità Giudiziaria nasce quindi dagli elementi raccolti durante l’attività d’indagine. La misura stabilisce specifiche limitazioni nei rapporti tra l’indagato e la persona offesa.

Il divieto di avvicinamento riguarda i luoghi frequentati dalla donna. Il provvedimento contempla inoltre l’applicazione del braccialetto elettronico oppure, in alternativa, il divieto di dimora nel territorio del Comune di Venezia.

In caso di mancata disponibilità del dispositivo elettronico, l’uomo dovrà presentarsi alla Polizia Giudiziaria secondo quanto stabilito dalla misura.

L’intervento dei Carabinieri della Stazione di Spinea è avvenuto nel pomeriggio dell’8 agosto, su delega della Procura della Repubblica di Venezia.

Ansia e cambiamento delle abitudini della vittima

La ricostruzione investigativa riferisce di comportamenti che avrebbero provocato nella donna un perdurante e grave stato di ansia. La situazione, inoltre, l’avrebbe portata a cambiare le proprie abitudini di vita.

Questi elementi hanno contribuito alla necessità di adottare il provvedimento cautelare. L’obiettivo indicato dall’Autorità Giudiziaria consiste nell’evitare la reiterazione delle condotte contestate.

La vicenda resta comunque nell’ambito di un procedimento penale ancora in corso. Per questo motivo, le responsabilità dell’indagato non possono considerarsi definitivamente accertate.

Cosa succede ora nel procedimento

Il procedimento penale non risulta concluso. La misura cautelare rappresenta l’esito di una fase delle indagini e non equivale a una sentenza di condanna.

La colpevolezza del 49enne dovrà infatti essere accertata con sentenza irrevocabile. Le condotte descritte restano dunque oggetto degli accertamenti dell’Autorità Giudiziaria.

La vicenda partita dalla querela presentata a Mestre nel maggio scorso ha portato all’adozione della misura cautelare dopo gli accertamenti condotti dai Carabinieri. Gli atti persecutori contestati riguardano, secondo la ricostruzione investigativa, un periodo iniziato nel marzo 2026 e proseguito fino all’intervento dell’Autorità Giudiziaria.