Bromato: lo studio che cambia i modelli climatici
Una scoperta scientifica destinata a ridefinire la comprensione dei processi atmosferici nelle regioni polari. Il bromato, individuato per la prima volta nel manto nevoso artico, è al centro di uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto di Scienze Polari del Cnr di Venezia, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’Università di Perugia e partner internazionali. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science Advances.
Si tratta di un risultato significativo per la comunità scientifica: il bromato è un composto del bromo, elemento chimico cruciale per l’equilibrio dell’atmosfera artica, noto per il suo coinvolgimento in reazioni che influenzano la concentrazione dell’ozono.
Come si forma il bromato nel manto nevoso
La formazione del bromato avviene attraverso un processo chimico attivato dalla luce solare. Durante la primavera polare, il bromuro presente nella neve si ossida a causa della radiazione solare, dando origine al bromato. Questo fenomeno dimostra che il manto nevoso non è un semplice deposito passivo, ma un vero e proprio reattore chimico attivo.
La scoperta introduce una nuova prospettiva: la neve artica agisce anche come serbatoio di bromo non reattivo, un elemento finora trascurato nei modelli atmosferici. Questo implica che le attuali simulazioni climatiche potrebbero essere incomplete e necessitare aggiornamenti per includere questi nuovi processi.
Impatto del bromato sulla chimica dell’ozono
Il ruolo del bromato è strettamente legato alla chimica dell’ozono nelle regioni polari. Il bromo, infatti, è in grado di attivare reazioni che portano alla distruzione dell’ozono, influenzando l’equilibrio atmosferico e la qualità dell’aria.
Secondo quanto spiegato da Stefano Frassati, autore dello studio e dottorando all’Università Ca’ Foscari, comprendere i meccanismi di immagazzinamento e trasformazione del bromo nel manto nevoso è essenziale. Le reazioni del bromo non solo incidono sull’ozono, ma influenzano anche il ciclo di altri composti atmosferici, ampliando l’impatto di questa scoperta.
Dove e come è stata condotta la ricerca
I campioni analizzati nello studio sono stati raccolti a Ny-Ålesund, nell’arcipelago delle Svalbard, una delle aree più sensibili ai cambiamenti climatici. Le operazioni si sono svolte durante l’inverno e la primavera del 2022, grazie anche al supporto della base italiana Dirigibile Italia, gestita dal Cnr-Isp.
Le analisi hanno riguardato sia la neve sia gli aerosol atmosferici, permettendo ai ricercatori di individuare il bromato e di comprenderne il processo di formazione. Questa metodologia ha consentito di osservare direttamente le dinamiche chimiche in uno degli ambienti più estremi del pianeta.
Perché questa scoperta è importante
La scoperta del bromato rappresenta un passo avanti nella comprensione della chimica atmosferica artica. Integrare questi nuovi dati nei modelli climatici potrebbe migliorare la capacità di prevedere fenomeni legati all’ozono e ai cambiamenti climatici.
Inoltre, il riconoscimento del ruolo attivo della neve apre nuove prospettive di ricerca. Non si tratta più solo di studiare l’atmosfera, ma anche le interazioni tra atmosfera e superficie, in particolare nei contesti polari.















