Caldo nelle zone industriali: l’appello di CNA alle istituzioni
Caldo e temperature sempre più elevate stanno trasformando l’estate in una sfida quotidiana anche per le imprese del territorio trevigiano. Non sono soltanto piazze, parcheggi e quartieri densamente edificati a subire gli effetti delle isole di calore: anche capannoni, laboratori e aree industriali registrano condizioni sempre più difficili, con conseguenze dirette sulla salute dei lavoratori e sull’efficienza delle attività produttive.
Per questo motivo CNA Unimpresa Treviso chiede al Comune di Treviso, alla Regione Veneto e agli enti competenti di estendere alle aree produttive le strategie già previste per contrastare il surriscaldamento urbano. L’obiettivo è intervenire in quei luoghi dove ogni giorno operano migliaia di persone e dove l’elevata presenza di superfici asfaltate, coperture poco isolate e la scarsità di vegetazione contribuiscono ad aumentare il disagio durante i mesi estivi.
Caldo e isole di calore: la situazione nella pianura padana
La richiesta dell’associazione nasce da una situazione che, secondo gli studi condotti dall’Università di Padova, rende la pianura padana particolarmente esposta al disagio bioclimatico estivo. L’elevata umidità, la limitata ventilazione e il forte livello di urbanizzazione amplificano infatti gli effetti delle ondate di calore, causando temperature molto elevate anche durante le ore notturne.
Treviso presenta un’elevata cementificazione e, sebbene negli ultimi anni siano stati realizzati interventi di forestazione urbana come il Bosco di Patti, il Parco delle Farfalle, le opere di via Selvatico e quelle di viale Brigata Marche, queste iniziative risultano concentrate prevalentemente nelle aree periferiche della città.
Le zone artigianali e industriali, invece, continuano a essere tra le più impermeabilizzate e meno protette dagli effetti delle alte temperature.
CNA: servono interventi concreti per le imprese
Il presidente di CNA Unimpresa Treviso, Stefano Camarotto, sottolinea come gli studi confermino una realtà ormai evidente per imprenditori e lavoratori.
Secondo il presidente, il caldo estremo non rappresenta più un evento eccezionale, ma una condizione stabile con cui il territorio deve imparare a convivere. Gli investimenti destinati ai boschi urbani, alla riqualificazione energetica e agli edifici sostenibili vengono giudicati positivamente, ma non sufficienti se limitati ai parchi, ai quartieri residenziali o agli immobili pubblici.
Per l’associazione è fondamentale includere anche le aree produttive nelle politiche di adattamento climatico, considerando che numerosi capannoni presentano ancora un isolamento termico insufficiente.
La produttività delle aziende risente delle alte temperature
Per CNA il problema non riguarda esclusivamente l’ambiente, ma coinvolge direttamente il sistema economico locale. Temperature elevate all’interno di laboratori e stabilimenti aumentano il disagio dei lavoratori, complicano l’organizzazione delle attività quotidiane e possono determinare rallentamenti nella produzione.
L’associazione evidenzia quindi come il fenomeno abbia effetti sulla competitività delle imprese e richieda risposte strutturali da parte delle istituzioni.
Tra le proposte avanzate figurano la riduzione delle superfici impermeabili, l’utilizzo di pavimentazioni drenanti, l’installazione di coperture riflettenti, il miglioramento dell’isolamento termico degli edifici produttivi, la realizzazione di nuove aree ombreggiate e la creazione di corridoi verdi in grado di collegare le diverse zone industriali.
Un tavolo tecnico per affrontare il caldo nelle aree produttive
CNA Unimpresa Treviso propone inoltre l’istituzione di un tavolo tecnico che coinvolga Comune di Treviso, Regione Veneto, Università e rappresentanti delle categorie economiche. L’obiettivo è individuare misure specifiche dedicate alle aree artigianali e industriali, favorendo interventi concreti attraverso strumenti economici accessibili e una programmazione condivisa.
Secondo Stefano Camarotto, le imprese non possono sostenere autonomamente investimenti che producono benefici per l’intera collettività. Per questo motivo diventa necessario mettere a disposizione incentivi e politiche coordinate affinché la rigenerazione del territorio interessi anche i luoghi dove si genera occupazione e valore economico.
L’associazione ritiene che affrontare il tema del caldo nelle aree produttive significhi tutelare contemporaneamente la salute dei lavoratori, la continuità delle attività aziendali e lo sviluppo sostenibile del territorio trevigiano.















