Un uomo passa davanti alla scritta ''La legge e' uguale per tutti'' nell'aula in cui si sta tenendo un'udienza del processo Cesaroni, Roma, 7 luglio 2010. Simonetta Cesaroni fu trovata accoltellata il 7 agosto 1990 negli uffici romani degli Ostelli della gioventu'. ANSA/MASSIMO PERCOSSI/GID

Difendere tutti, senza distinzioni. Questa è la mission degli avvocati.

A ricordarlo è l’avvocato Federico Vianelli, presidente dell’Unione delle Camere Penali del Veneto in seguito al recente fatto di cronaca che ha visto un legale rinunciare alla difesa di un indagato per omicidio nei confronti della propria compagna.

“La notizia ha destato clamore perché il difensore ha dichiarato pubblicamente di non poter accettare la difesa dopo una vita e una carriera spese a promuovere la tutela dei diritti delle donne e ancora perché sarebbe tutta dall’altra parte rispetto a chi assume un incarico di questo tipo spiega Vianelli – Nessuno di noi vuol mettere in discussione la libertà del difensore di fiducia di accettare o non accettare un incarico difensivo. Ma questa libertà non può tradursi nel rilasciare pubbliche dichiarazioni sulle ragioni della mancata accettazione dell’incarico perché ciò può pregiudicare la posizione giuridica dell’indagato imputato ed al contempo getta una pericolosa ombra sulla figura ed il ruolo dell’avvocato. Da sempre le camere penali si battono per rivendicare la distinzione tra la posizione del difensore e quella dell’accusato troppo spesso inopinatamente confuse e sovrapposte nell’opinione pubblica e nella cronaca giornalistica”. 

Il difensore, afferma l’avvocato, quando assiste persone accusate di crimini ripugnanti viene additato e il suo ruolo viene malamente identificato insieme al suo assistito. Ma, il diritto costituzionale di difesa è costante e imprescindibile.

L’avvocato non difende le azioni dell’accusato imputato ma è una figura indispensabile per garantire il suo diritto ad un processo giusto ed equo perché solo all’esito di un processo siffatto uno stato autenticamente democratico può giungere ad una sentenza, sia essa di assoluzione o di condanna – spiega l’avvocato Vianelli – Su questo tema equivocare non è possibile nè consentivo come invece si è rischiato e si rischia di fare quando vengono rese pubbliche e manifeste le ragioni della mancata accettazione dell’incarico difensivo. Noi, oggi come ieri, sentiamo il dovere di rivendicare pubblicamente un principio che ci pare elementare eppure così gravemente e spesso messo in discussione: il diritto di difesa va riconosciuto a tutti, indistintamente, gli accusati di ogni reato anche del più bieco e ripugnante. Questo è lo stato di diritto ed il diritto di difesa. Questa è la ragione della indispensabile presenza dell’avvocato nel processo, garanzia da riconoscere a tutti, senza alcuna distinzione”.