Il bagolaro di Santa Marta è stato abbattuto. Nella giornata di martedì 6 ottobre l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale ha proceduto alla rimozione del Celtis australis numero 725, al centro nelle ultime settimane di proteste e contestazioni. L’ente ha diffuso una dettagliata nota tecnica per spiegare le ragioni dell’intervento, definito necessario per tutelare la pubblica incolumità.
La decisione, precisa l’Autorità portuale, è stata assunta sulla base delle valutazioni tecnico-scientifiche effettuate sull’albero. Anche le ulteriori verifiche svolte dopo le contestazioni ricevute avrebbero confermato il quadro già emerso. L’intervento era stato inoltre preceduto dall’ordinanza numero 210 del 25 settembre, pubblicata all’Albo dell’Autorità portuale, relativa proprio all’abbattimento dell’esemplare di Celtis nell’area di Santa Marta, lungo via della Scomenzera.
Bagolaro di Santa Marta, classificato in Classe D
Il punto centrale della valutazione riguarda la classificazione del bagolaro di Santa Marta in Classe D, corrispondente a una propensione al cedimento definita “estrema”.
Secondo quanto comunicato dall’Autorità portuale, sull’esemplare erano state riscontrate degradazioni interne ed esterne del legno e una compromissione delle fibre. A queste si aggiungeva la presenza di carpofori riconducibili a patogeni xilofagi.
Gli approfondimenti eseguiti attraverso tomografia e dendropenetrometro avrebbero confermato sia la perdita di consistenza del legno sia l’estensione del deterioramento verso le zone periferiche del tronco.
L’Autorità richiama inoltre altri elementi considerati nella valutazione complessiva: lo scarso vigore dell’esemplare, la trasparenza della chioma e la necessità, già manifestatasi in precedenza, di ricorrere a due livelli di consolidamento mediante cinghie e tiranti.
Il nodo del fattore di sicurezza del 923%
La nota ufficiale interviene anche su uno degli aspetti tecnici maggiormente discussi nelle contestazioni all’abbattimento: il fattore di sicurezza del 923% rilevato dalla tomografia.
Secondo l’Autorità portuale, quel valore non poteva essere considerato da solo un indicatore della stabilità complessiva dell’albero. Il parametro, spiega l’ente, è utilizzabile quando esiste una corona esterna di legno integra.
Nel caso del bagolaro numero 725 questa condizione non sarebbe stata rispettata. Proprio la parte esterna del legno risultava infatti compromessa nella zona interessata dalla presenza dei patogeni. Per questo motivo, secondo le valutazioni tecniche alla base dell’intervento, il dato del 923% non modificava la classificazione complessiva dell’esemplare.
Le verifiche effettuate successivamente alle contestazioni, sottolinea l’Autorità, «hanno confermato, e non modificato, il quadro tecnico già acquisito».
La posizione vicino alla fermata del vaporetto
Nella decisione ha pesato anche la collocazione dell’albero. Il bagolaro di Santa Marta si trovava infatti in uno spazio pubblico a pochi metri dalla fermata del vaporetto.
Si tratta di un’area caratterizzata dal passaggio continuo di residenti, studenti, pendolari e turisti. La combinazione tra la classificazione in Classe D e l’elevata frequentazione avrebbe quindi portato i tecnici a ritenere necessaria una soluzione definitiva per eliminare il rischio.
L’Autorità portuale sostiene pertanto che l’abbattimento non sia stato determinato da un singolo parametro, ma dalla convergenza delle condizioni biologiche e strutturali dell’albero, delle indagini strumentali e delle caratteristiche dell’area nella quale si trovava.
Un nuovo bagolaro e 10 mila euro per l’aiuola
L’abbattimento non dovrebbe comportare la scomparsa della presenza arborea dall’area. L’Autorità di Sistema Portuale ha infatti annunciato la messa a dimora entro 24 ore di un nuovo Celtis australis.
Il nuovo esemplare avrà un’altezza di circa sei metri e un diametro di circa 20 centimetri. Secondo quanto comunicato dall’ente, si tratta di un albero già ben conformato e allevato in vaso per essere pronto alla piantumazione.
È previsto inoltre un ulteriore intervento sull’aiuola di Santa Marta. L’Autorità portuale ha stanziato 10 mila euro, con modalità che saranno definite insieme alla Municipalità di Venezia-Murano-Burano, per nuovi arredi urbani e la piantumazione di altre essenze.
L’ente inserisce l’intervento in un programma più ampio di gestione del patrimonio verde nelle aree di propria competenza. Nel solo centro storico di Venezia dichiara di aver investito oltre 70 mila euro nel 2025 e quasi 60 mila euro nel corso del 2026 per attività legate alla cura del verde.
Con l’abbattimento si chiude dunque materialmente la vicenda del vecchio bagolaro di Santa Marta, mentre resta aperto il confronto nato attorno alla sua rimozione. Dal punto di vista dell’Autorità portuale, tuttavia, le verifiche supplementari richieste dopo le contestazioni non hanno fatto venir meno le ragioni tecniche e di sicurezza che avevano portato alla decisione.
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