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Sovranità alimentare e delocalizzazione: l’Europa sotto pressione

La sovranità alimentare torna al centro del dibattito europeo dopo il nuovo allarme lanciato da Coldiretti sui rincari energetici e sull’aumento dei costi dei fertilizzanti. La sovranità alimentare, secondo l’organizzazione agricola, è oggi messa seriamente a rischio da una strategia industriale basata sulla delocalizzazione delle produzioni, considerata un errore che ha indebolito la capacità dell’Europa di garantire approvvigionamenti stabili e sostenibili.

Le tensioni geopolitiche internazionali e la chiusura dello stretto di Hormuz stanno infatti provocando un aumento record dei principali input produttivi, aggravando una situazione già critica per il settore agricolo europeo. Secondo Coldiretti, l’Unione Europea deve intervenire con misure straordinarie per sostenere imprese e famiglie, evitando di scaricare il peso della crisi economica sugli Stati nazionali.

Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini ha sottolineato la necessità di un cambio di passo immediato da parte delle istituzioni comunitarie. L’obiettivo è proteggere i comparti produttivi più esposti agli aumenti di energia e fertilizzanti, due elementi fondamentali per garantire continuità alla produzione agricola.

Costi energetici e fertilizzanti mettono in crisi le imprese agricole

L’aumento dei costi energetici continua a comprimere i margini produttivi delle aziende agricole italiane. Una situazione che, secondo Coldiretti, rischia di compromettere la competitività delle filiere agroalimentari nazionali in un momento già particolarmente delicato per l’economia europea.

A ribadire la gravità dello scenario è stato anche Carlo Salvan, che ha evidenziato come in Veneto molte imprese agricole stiano affrontando una fase estremamente complessa. I rincari di energia e fertilizzanti stanno incidendo pesantemente sui costi di produzione, riducendo la sostenibilità economica delle attività agricole e mettendo a rischio la tenuta dell’intero comparto.

Salvan ha chiesto un intervento immediato dell’Unione Europea attraverso strumenti straordinari e politiche in grado di sostenere concretamente il settore primario. Secondo il presidente regionale, la forte dipendenza dall’estero per materie prime strategiche ed energia ha mostrato tutta la fragilità del sistema europeo.

Coldiretti: “La delocalizzazione è un grave errore strategico”

Per Coldiretti, la scelta di delocalizzare le produzioni negli ultimi anni rappresenta una delle principali cause della crisi attuale. Il trasferimento delle attività produttive fuori dai confini europei avrebbe infatti indebolito la capacità del Continente di reagire agli shock internazionali e alle tensioni geopolitiche.

Il segretario generale Vincenzo Gesmundo ha parlato apertamente di scelte miopi da parte dell’Europa, sottolineando come altre potenze mondiali stiano invece investendo nel rafforzamento della propria autonomia produttiva e nella sicurezza degli approvvigionamenti.

La richiesta avanzata dall’organizzazione agricola è chiara: serve una rapida inversione di marcia da parte dell’esecutivo comunitario, con investimenti mirati nella produzione interna, nell’autonomia energetica e nel rafforzamento delle filiere agricole europee.

Autonomia energetica e produzione interna: le priorità per il futuro

Secondo Coldiretti, il futuro del settore agricolo passa attraverso un rafforzamento della produzione interna e una maggiore indipendenza energetica. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dall’estero e costruire un modello economico più stabile, capace di proteggere imprese e consumatori dalle crisi internazionali.

Le imprese agricole vengono considerate un presidio economico, ambientale e sociale fondamentale per i territori. Per questo motivo diventa strategico sostenere il comparto con politiche capaci di garantire continuità produttiva, tutela del reddito agricolo e sicurezza alimentare.