Robe da Mati, Treviso, salute mentale
Patrizio Roversi

Robe da Mati compie dieci anni e rilancia il dialogo sulla salute mentale

Robe da Mati torna a Treviso per celebrare un traguardo simbolico e culturale di grande valore. Il festival promosso dalla cooperativa sociale Sol.Co. raggiunge infatti la sua decima edizione e sceglie di farlo con un titolo provocatorio e diretto: “Matto a chi?”. Un interrogativo che diventa una presa di posizione chiara contro stereotipi, pregiudizi e definizioni rigide di normalità.

Nel corso degli anni, l’evento è riuscito a trasformarsi in uno degli appuntamenti culturali più originali e partecipati del territorio trevigiano, costruendo un dialogo aperto sulla salute mentale attraverso il linguaggio dell’arte, del teatro, della musica e della partecipazione collettiva. Nato nel 2017 come evento celebrativo per i 25 anni di Sol.Co., il festival ha progressivamente ampliato il proprio impatto culturale e sociale, diventando un punto di riferimento per cittadini, istituzioni, associazioni e imprese.

La nuova edizione prenderà il via il 15 maggio con l’anteprima “È quasi Robe da Mati”, ospitata nella sede della cooperativa Sol.Co.. Una serata aperta alla cittadinanza che unirà musica dal vivo, visite guidate alle linee produttive, street food e momenti di incontro. Sul palco saliranno la cantautrice trevigiana Ilaria Dens insieme agli artisti Iraci e Livia Ferri, mentre il dj set finale sarà affidato a The Pitch. L’evento rappresenta non soltanto una preview del festival, ma anche un’occasione concreta per conoscere da vicino il lavoro quotidiano della cooperativa e il valore sociale dei suoi progetti.

Teatro, cultura e inclusione al centro del festival

Il programma di Robe da Mati proseguirà poi a giugno all’Auditorium Santa Caterina di Treviso con due appuntamenti di rilievo nazionale. Il 5 giugno protagonista sarà Roberto Mercadini con “Felicità for dummies – Felicità per negati”, un monologo che affronta il tema della felicità attraverso una narrazione intensa e ironica. Il 26 giugno salirà invece sul palco Arianna Porcelli Safonov con “Sembrava tanto una brava persona”, reading tratto dal libro “Storie di matti” di Fazi Editore, capace di ribaltare con sarcasmo e intelligenza il concetto stesso di follia.

Il tema scelto per il decennale sintetizza perfettamente il percorso costruito dal festival in questi anni. “Matto a chi?” non è soltanto uno slogan, ma una riflessione collettiva sulla fragilità umana e sui confini spesso labili tra ciò che viene considerato normale e ciò che viene etichettato come diverso. Attraverso spettacoli, incontri e momenti culturali, il festival invita il pubblico a guardare la salute mentale come parte integrante della vita quotidiana e delle relazioni sociali.

Dal debutto con artisti come Natalino Balasso e Giuliano Scabia fino agli spettacoli di Dario Vergassola, Lella Costa e Patrizio Roversi, il festival ha saputo coinvolgere negli anni realtà culturali, istituzioni sanitarie, imprese e cittadini in un percorso condiviso di crescita civile e inclusione sociale. Ogni edizione ha aggiunto nuovi tasselli: dai premi dedicati alle buone pratiche inclusive ai percorsi urbani, passando per talk, mostre e outsider art.

Sol.Co. e il valore di una comunità inclusiva

La decima edizione di Robe da Mati conferma anche il ruolo centrale della cooperativa Sol.Co. nel territorio trevigiano. L’obiettivo dichiarato è quello di creare opportunità concrete di incontro tra persone che hanno vissuto il disagio psichico e cittadini, favorendo relazioni autentiche e abbattendo il peso dello stigma sociale.

Durante la presentazione ufficiale al Comune di Treviso, numerose istituzioni hanno sottolineato il valore del progetto. Il sindaco Mario Conte ha definito il festival un esempio concreto di come la cultura possa diventare occasione di riflessione e condivisione, mentre l’assessore Gloria Tessarolo ha evidenziato la capacità della rassegna di affrontare temi delicati con leggerezza e profondità senza mai banalizzarli.

Anche la presidente di Sol.Co., Luciana Cremonese, ha ribadito l’importanza di continuare a costruire uno spazio culturale aperto e contemporaneo capace di coinvolgere nuove generazioni e nuovi linguaggi. Per la cooperativa, parlare di salute mentale significa parlare della qualità delle comunità e del futuro della società.

Il festival può contare sul sostegno del Comune di Treviso, della Provincia di Treviso, della Regione Veneto, dell’ULSS 2 Marca Trevigiana e di numerosi partner pubblici e privati. Una rete che testimonia la forza di un progetto culturale capace di unire inclusione sociale, partecipazione e valorizzazione del territorio.

Robe da Mati, un festival che guarda al futuro

In dieci anni Robe da Mati ha contribuito a cambiare il linguaggio e la percezione del disagio psichico, trasformando la fragilità in occasione di crescita collettiva. L’edizione 2026 rappresenta non solo una celebrazione del percorso compiuto, ma anche una nuova partenza per continuare a costruire una comunità più consapevole, aperta e inclusiva.

L’invito rivolto al pubblico è quello di partecipare agli eventi e lasciarsi interrogare dalla domanda che accompagna questa edizione: “Matto a chi?”. Una provocazione che spinge a riconsiderare il proprio sguardo sugli altri e a riconoscere nella fragilità una dimensione autenticamente umana. Con il suo mix di teatro, musica, cultura e impegno sociale, Robe da Mati si conferma così uno degli appuntamenti più significativi del panorama culturale veneto.