Tasse per oltre 20mila euro all’anno, ma nella maggior parte dei casi pagate senza percepirne fino in fondo il peso. È questa la fotografia scattata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre su una famiglia italiana “tipo”, composta da una coppia di lavoratori dipendenti con un figlio a carico.
Nel 2025 il conto complessivo raggiunge 20.592 euro. Di questa cifra, il 95,7% viene versato in modo automatico oppure risulta già incluso nei prezzi dei beni e dei servizi acquistati ogni giorno. Per questo motivo, secondo l’istituto mestrino, milioni di dipendenti possono non avere una piena consapevolezza dell’effettivo carico fiscale sostenuto.
Tasse trattenute in busta paga: oltre 13mila euro all’anno
La quota più consistente riguarda il prelievo effettuato “alla fonte”. Tra Irpef, contributi previdenziali e addizionali, una famiglia tipo versa infatti 13.030 euro, pari al 63,3% del totale.
Si tratta di somme che il lavoratore dipendente non deve versare direttamente. Il meccanismo del sostituto d’imposta, infatti, prevede trattenute automatiche sulla retribuzione. Di conseguenza, il denaro arriva già decurtato dalle principali imposte e dai contributi dovuti.
Secondo la Cgia di Mestre, questa caratteristica del sistema contribuisce a rendere meno immediata la percezione del peso delle tasse. Non significa che il carico fiscale sia assente o ridotto. Al contrario, una parte molto rilevante viene semplicemente prelevata prima che lo stipendio venga accreditato al lavoratore.
Imposte nascoste: Iva, accise e canone Rai pesano per 6.676 euro
Al prelievo in busta paga si aggiungono le cosiddette imposte “nascoste”. In questa categoria rientrano Iva, accise e canone Rai, che per la famiglia presa come riferimento incidono complessivamente per 6.676 euro. La cifra rappresenta il 32,4% dell’intero carico fiscale.
Queste imposte risultano meno visibili perché vengono pagate attraverso i consumi quotidiani. L’Iva è compresa nel prezzo di numerosi acquisti, mentre le accise incidono su specifiche tipologie di beni. Il canone Rai completa questa parte del prelievo indicata dall’analisi.
Restano infine 887 euro, pari al 4,3% del totale. Questa quota è composta da bollo e Tari, due voci che completano il conto annuale stimato dalla Cgia per la famiglia italiana tipo.
Tasse e lavoratori autonomi: perché cambia la percezione del carico fiscale
La ricerca evidenzia anche una differenza strutturale tra lavoratori dipendenti e autonomi. I primi subiscono una parte rilevante del prelievo attraverso il sostituto d’imposta. Le partite Iva, invece, versano personalmente gran parte delle somme dovute.
Proprio questa diversa modalità di pagamento può incidere sulla percezione del carico fiscale. La Cgia di Mestre sottolinea che tra gli autonomi l’insofferenza verso le imposte risulta più marcata rispetto ai dipendenti.
In alcune circostanze, osserva inoltre l’istituto, questa maggiore percezione può spingere alcune categorie verso forme di sotto-dichiarazione diffuse. Per milioni di lavoratori dipendenti, invece, la minore consapevolezza dell’importo complessivo non deriva necessariamente dal disinteresse verso il tema.
Il motivo, secondo l’analisi, risiede soprattutto nel funzionamento del sistema fiscale italiano e nel forte ricorso ai prelievi automatici.
Recupero dell’evasione fiscale, nel 2025 record da 36,2 miliardi
Il quadro si inserisce in un contesto nel quale resta centrale anche il tema dell’evasione fiscale. Nel 2025 il recupero dall’evasione ha raggiunto il record di 36,2 miliardi di euro.
Rispetto al 2022, la crescita indicata dalla fonte è pari al 44%. Il dato segnala quindi un aumento significativo delle somme recuperate nel giro di tre anni.
Il contrasto all’evasione rappresenta uno degli aspetti più rilevanti nel dibattito sul sistema tributario. Da una parte ci sono le somme versate automaticamente dai lavoratori dipendenti, dall’altra il problema della corretta dichiarazione dei redditi e delle imposte dovute.
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Tasse in Italia, la pressione fiscale resta sopra la media Ue
Il confronto con l’Europa mostra un ulteriore elemento. Nel 2025 la pressione fiscale italiana si è attestata al 43,1% del Pil. Il dato colloca l’Italia al quinto posto tra i 27 Paesi dell’Unione europea e sopra la media europea, pari al 40,7%.
Davanti all’Italia figurano Francia, con il 46,1%, Danimarca, con il 45,5%, Belgio, con il 44,2%, e Austria, con il 44,1%. Tra i grandi Paesi europei, la Germania registra una pressione fiscale del 41,8%, mentre la Spagna si ferma al 38,1%.
La distanza dalla media europea conferma quindi il peso rilevante del prelievo nel sistema italiano. Tuttavia, l’analisi della Cgia mette in evidenza anche un altro aspetto: la percezione delle tasse non dipende soltanto dall’importo complessivo, ma anche dal modo in cui vengono richieste e versate.
Tra trattenute automatiche, imposte comprese nei consumi e tributi pagati direttamente, il conto può apparire frammentato. Eppure, per la famiglia italiana tipo analizzata, il totale arriva a 20.592 euro annui. Un importo che rende ancora più centrale il dibattito sulle tasse, sulla loro trasparenza e sulla consapevolezza del reale carico fiscale sostenuto dalle famiglie.














