Stop alla carne brasiliana dal 3 settembre: l’Unione europea chiude l’accesso a una serie di prodotti di origine animale provenienti dal Brasile che non garantiscono il rispetto degli stessi requisiti richiesti agli allevatori europei. La decisione riguarda, ai fini dei requisiti indicati, prodotti come carni bovine, pollame, miele e prodotti dell’acquacoltura.
Per il mondo agricolo trevigiano si tratta di un risultato importante. Secondo Giorgio Polegato, presidente di Coldiretti Treviso, il provvedimento tutela contemporaneamente il lavoro delle imprese agricole e la salute dei cittadini. Al centro della questione c’è il principio della reciprocità: chi vuole vendere alimenti sul mercato europeo deve rispettare standard equivalenti a quelli imposti ai produttori dell’Unione.
Stop alla carne brasiliana, cosa cambia dal 3 settembre
La Commissione europea ha verificato sul campo la capacità del sistema brasiliano di rispettare le norme comunitarie. Secondo quanto riferito da Coldiretti, la Commissione ha rilevato l’insufficienza delle garanzie fornite dal Brasile rispetto alle restrizioni europee sull’impiego di determinati antimicrobici.
Di conseguenza, dal 3 settembre il Brasile non figura tra i Paesi autorizzati, per tali requisiti, all’ingresso nell’Unione europea di una serie di prodotti di origine animale. Il provvedimento coinvolge carni bovine, pollame, miele e prodotti dell’acquacoltura.
Giorgio Polegato sottolinea il valore della decisione: «Dopo le denunce e le mobilitazioni di Coldiretti e Filiera Italia, l’Unione europea ha finalmente verificato sul campo la capacità del sistema brasiliano di rispettare le norme comunitarie».
Stop alla carne brasiliana e principio di reciprocità
Lo stop alla carne brasiliana, secondo Polegato, rappresenta la dimostrazione che la reciprocità può diventare un criterio concreto della politica commerciale europea. La richiesta non punta a bloccare il commercio internazionale. L’obiettivo, invece, è evitare che gli agricoltori europei debbano rispettare regole più severe mentre prodotti ottenuti secondo standard differenti entrano nello stesso mercato.
Agli allevatori italiani vengono richiesti investimenti e norme rigorose sull’impiego dei farmaci, sulla tracciabilità, sul benessere animale e sulla sicurezza alimentare. Per questo motivo, sostiene il presidente di Coldiretti Treviso, non sarebbe accettabile applicare obblighi stringenti alla produzione europea e non pretendere garanzie equivalenti dai prodotti importati.
La battaglia condotta da Coldiretti e Filiera Italia in Italia e a Bruxelles ha quindi posto al centro il tema della concorrenza. Il commercio può rappresentare un’opportunità, ma soltanto se avviene a condizioni eque e con regole comparabili per tutti gli operatori.
Carne brasiliana, gli arrivi in Italia sono aumentati
La decisione arriva in una fase caratterizzata da una forte crescita degli arrivi di prodotti brasiliani. Secondo un’analisi di Coldiretti su dati Ismea relativi a maggio 2026, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, gli arrivi di pollo brasiliano in Italia sono aumentati del 129%, mentre quelli di manzo hanno registrato un incremento del 212%.
Numeri che rendono ancora più centrale il tema dei controlli e delle condizioni di accesso al mercato europeo. Proprio per questo, il provvedimento viene considerato un precedente politico che potrebbe incidere sulle future scelte dell’Europa in materia di importazioni.
Il tema delle regole applicate alle produzioni agricole e alimentari resta infatti al centro del dibattito anche su altri fronti. Per approfondire le notizie legate al settore primario, all’agricoltura e alle produzioni alimentari, è possibile consultare la sezione dedicata all’agricoltura sul sito.
Stop alla carne brasiliana, Polegato: «Stesse regole per tutti»
Secondo Polegato, quanto deciso sul Brasile dovrebbe diventare un principio più generale. L’Europa, afferma, dovrebbe applicare lo stesso criterio anche alle altre importazioni, comprese quelle di prodotti ottenuti con pratiche che gli agricoltori italiani non possono utilizzare.
Coldiretti e Filiera Italia stanno portando avanti questa posizione nell’ambito dell’Omnibus Food and Feed, con l’obiettivo dichiarato di superare il doppio standard sui residui. La questione riguarda anche le sostanze vietate nell’Unione europea ma prodotte ed esportate verso Paesi terzi, con il rischio, secondo la posizione espressa nel documento, che possano rientrare attraverso prodotti successivamente importati.















