Estate 2026 da possibile record anche in Veneto. Le prime analisi della Giunta regionale, diffuse lo scorso dine settimana, descrivono una stagione caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate, tre grandi ondate di calore e precipitazioni inferiori alla norma. Il dato più significativo riguarda la continuità del caldo tra giugno, luglio e agosto, tanto da mettere nel mirino il precedente record del 2003.
«Quella che abbiamo appena vissuto è stata un’estate eccezionale», ha dichiarato Elisa Venturini, assessore regionale all’Ambiente. Secondo Venturini, infatti, non è il singolo record a colpire, ma la persistenza delle temperature elevate durante tutti e tre i mesi estivi.
Estate 2026, giugno apre una stagione anomala
Giugno ha inaugurato una stagione fuori dall’ordinario. La temperatura media regionale è risultata di 3,1 °C superiore alla norma 1991-2020, facendo del mese il quarto giugno più caldo dal 1991.
Nell’ultima decade le temperature massime hanno superato la media di 6,7 °C. Allo stesso tempo, le precipitazioni sono rimaste inferiori del 15% rispetto alla norma. In pianura il deficit delle piogge ha raggiunto addirittura il 34%.
Il quadro, quindi, ha combinato caldo intenso e minori apporti d’acqua. Questo andamento ha rappresentato il primo segnale di una stagione destinata a mantenere temperature molto elevate.
Luglio e agosto, il caldo continua
A luglio la temperatura media regionale ha superato di 2,1 °C la norma, rendendo il mese il quarto più caldo della serie storica. In pianura sono state registrate mediamente 15 notti tropicali e 24 giornate con temperature massime superiori ai 30 °C.
Anche le precipitazioni hanno confermato una tendenza asciutta, con un deficit del 9%. Il caldo, dunque, non ha rappresentato un episodio isolato, ma è proseguito anche nel cuore dell’estate.
Agosto ha ulteriormente aggravato il quadro. Il mese è risultato il secondo più caldo mai registrato in Veneto, vicinissimo al record del 2003. La temperatura media regionale ha superato la norma di 3,2 °C, mentre le anomalie hanno raggiunto +3,1 °C per le minime e +3 °C per le massime.
In pianura si sono contate mediamente 18 notti tropicali, tredici in più rispetto alla norma 1991-2020 e sei volte più numerose rispetto alla media degli anni Novanta. Il dato è ancora più significativo a Chioggia e Pila-Porto Peschereccio, dove le notti tropicali sono state 30 su 31.
Estate 2026, ondate di calore e disagio fisico
Uno degli elementi più rilevanti riguarda la combinazione tra temperature elevate e umidità. La stagione ha prodotto le due ondate di calore più lunghe e intense di questo tipo mai rilevate in Veneto.
Una si è verificata a giugno, mentre la seconda ha interessato il periodo compreso tra la fine di luglio e la prima metà di agosto. Quest’ultima è durata 18 giorni consecutivi, dal 27 luglio al 13 agosto.
In diverse località l’indice Humidex ha superato i 50 °C. Il valore massimo ha raggiunto 53,7 °C a Roverchiara. Si tratta di un indicatore particolarmente significativo perché evidenzia il disagio determinato dalla combinazione tra caldo e umidità.
«Abbiamo avuto temperature molto superiori alla norma praticamente per tutta l’estate, con pause relativamente brevi tra un’ondata di calore e l’altra», ha sottolineato Venturini. La persistenza dello stress termico, quindi, rappresenta uno degli aspetti centrali dell’analisi regionale.
Piogge scarse e temporali violenti
Alla lunga fase calda si è aggiunta una stagione caratterizzata da precipitazioni inferiori alla media. Il deficit ha raggiunto il 15% a giugno, il 9% a luglio e il 12% ad agosto.
Tuttavia, la scarsità complessiva delle piogge non ha escluso fenomeni temporaleschi particolarmente intensi. Al contrario, ai lunghi periodi asciutti si sono alternati episodi localmente violenti.
Il 28 agosto, in alcune località della pianura, le raffiche di vento hanno superato i 100 km/h. La stagione ha quindi mostrato una marcata alternanza tra assenza di precipitazioni significative e fenomeni meteorologici capaci di svilupparsi rapidamente.
Per approfondire altri temi legati alle notizie e al territorio, è possibile consultare gli approfondimenti disponibili sul sito.
Ghiacciai e permafrost, segnali anche dalla montagna
Il quadro non riguarda soltanto le aree di pianura. In montagna, durante agosto, è proseguita la fusione dei ghiacciai e dei rock glaciers, insieme al degrado del permafrost.
Nel sito di riferimento del Piz Boè, a 2.900 metri di quota, alla fine del mese non risultava più terreno gelato. Il dato aggiunge un ulteriore elemento alla fotografia climatica tracciata dalle analisi regionali.
«Caldo molto intenso e persistente, lunghi periodi asciutti e poi fenomeni meteorologici capaci di manifestarsi con grande violenza in pochissimo tempo», ha concluso Venturini, indicando nelle conseguenze sulla disponibilità d’acqua, sull’agricoltura, sulle città, sugli ecosistemi e sulla sicurezza del territorio alcuni dei principali effetti da monitorare.
Estate 2026, il confronto con il 2003
Il confronto con il 2003 rappresenta il punto centrale delle prime analisi. Quell’estate era rimasta per oltre vent’anni come riferimento per condizioni considerate eccezionali. Ora, però, i dati di giugno, luglio e agosto fanno ipotizzare che il Veneto possa aver vissuto una stagione ancora più calda.
La conferma definitiva del primato richiederà le valutazioni climatiche complete. Le prime evidenze, tuttavia, descrivono una stagione caratterizzata non soltanto da picchi di temperatura, ma da una continuità del caldo senza precedenti recenti.
Proprio questa persistenza distingue il 2026: temperature elevate per tre mesi, ondate di calore prolungate, numerose notti tropicali, precipitazioni inferiori alla norma e fenomeni temporaleschi localmente violenti. Per questo motivo, estate 2026 potrebbe entrare nella storia climatica del Veneto come la più calda mai registrata, superando anche il riferimento del 2003.















