Davide Nicola si presenta ufficialmente come nuovo allenatore del Venezia FC e indica la strada per conquistare la permanenza in Serie A. Alla vigilia della sfida contro il Napoli, il tecnico affronta tutti i temi del nuovo corso arancioneroverde: dalla necessità di ritrovare equilibrio difensivo alla possibilità di modificare il 3-5-2, dalla gestione psicologica della squadra alle caratteristiche della rosa. «Non mi definisco nessun mago di nulla, neanche delle salvezze. Sono semplicemente un allenatore che organizza e si pone degli obiettivi», chiarisce Nicola. Prima di lui, il direttore sportivo Filippo Antonelli spiega le ragioni dell’esonero di Giovanni Stroppa e conferma la continuità del progetto societario.
Venezia FC, Antonelli: «Stroppa resterà nei cuori dei nostri tifosi»
La conferenza stampa a Ca’ Venezia si apre con l’intervento del direttore sportivo Filippo Antonelli. Prima di presentare il nuovo allenatore, il dirigente vuole ringraziare Giovanni Stroppa, protagonista della promozione in Serie A.
«Ci tenevo a essere presente. Mister Nicola è da due giorni alla guida della nostra squadra, ma prima di lasciare la parola a lui devo fare un ringraziamento a mister Giovanni Stroppa e al suo staff per il grandissimo impegno, la passione e la determinazione che hanno messo nella cavalcata che ci ha portato alla promozione l’anno scorso. Rimarrà per sempre nei cuori di questa società e dei nostri tifosi».
Perché il Venezia ha deciso di cambiare allenatore dopo appena sei giornate?
«È stata una decisione sofferta, ma non istintiva. È stata una decisione molto ragionata. Prima della sosta avevamo fatto cinque partite e nell’ultima, contro la Lazio, si erano visti dei miglioramenti. Dopo la lunga sosta e la partita con l’Atalanta abbiamo fatto dei passi indietro. Ecco perché abbiamo deciso di affidare la guida tecnica a mister Nicola».
Quali elementi hanno convinto la società a scegliere proprio Davide Nicola?
«È una persona che conosco da molti anni e che stimo sia come professionista sia come uomo. Ha grandissime competenze, determinazione ed esperienza per questa categoria. Nella scelta di mister Nicola abbiamo guardato il suo curriculum, che è fatto di tante esperienze positive, ma soprattutto abbiamo guardato al presente e a quello che potrebbe fare bene oggi alla nostra squadra, a partire dalla partita di domani».
Antonelli conclude il proprio intervento ringraziando Nicola per aver accettato l’incarico e per la fiducia nelle potenzialità di questa squadra e della società.
Davide Nicola: «Leggerezza e dedizione, così voglio affrontare questa sfida»
Dopo Antonelli prende la parola Davide Nicola. Il nuovo allenatore ringrazia la società e racconta le prime sensazioni dopo due giorni di lavoro.
«Ringrazio il direttore e la società per l’opportunità che mi è stata concessa. Le impressioni dopo due giorni sono, come sempre, elettrizzanti. Si arriva con il desiderio di partecipare a un nuovo percorso, a un nuovo progetto, ma anche con la consapevolezza che c’è tanto da fare».
Il tecnico non vuole cancellare il lavoro precedente, ma partire dagli aspetti positivi per introdurre gradualmente la propria filosofia.
«Si prende quanto di buono è già stato fatto, perché non è mai da buttare, anzi. Ci si mette a capofitto con grande dedizione, ma anche con quella leggerezza che ci deve vedere protagonisti nel voler determinare il nostro futuro».
Qual è la parola che descrive meglio il suo modo di allenare?
«Credo che leggerezza più dedizione sia il giusto equilibrio. Se devo individuare una parola che mi contraddistingue, è proprio l’equilibrio che metto nelle sfide che accetto. Sono fondamentalmente un allenatore che organizza, si dedica al lavoro, sperimenta costantemente, verifica e porta le condizioni che servono, senza mai perdersi d’animo».
Nicola: «Non sono un mago delle salvezze, il Venezia ha valori importanti»
Lei è considerato il mago delle salvezze. Guardando il percorso del Venezia e il gioco espresso finora, quanto sarà difficile conquistare la permanenza nella massima categoria?
«Non mi definisco nessun mago di nulla, neanche delle salvezze. Sono semplicemente un allenatore che organizza e che si pone degli obiettivi. La differenza nelle tante situazioni in cui siamo riusciti a portare dei risultati dalla nostra parte è frutto di queste cose».
«Credo fondamentalmente che questa squadra abbia dei valori e possa dimostrarli. Mi sono dedicato in questi due giorni soprattutto a pensare, ad analizzare ciò che serve per provare a invertire il discorso legato ai risultati».
Che cosa non ha funzionato nel Venezia visto fino a questo momento?
«Un’identità c’era. Probabilmente questa identità fino a oggi non è stata sufficiente per raggiungere i risultati. Per me conta capire velocemente le caratteristiche, il modo di stare in campo e soprattutto ciò che serve per poter produrre risultati».
«È chiaro che ho delle mie idee e, anche se abbiamo avuto soltanto due giorni a disposizione, secondo me c’è sempre il tempo per poter incidere. Si può già iniziare a pensare a ciò che serve per ottenere risultati diversi. Per questo abbiamo proposto dei comportamenti differenti».
Nicola non promette una trasformazione immediata, ma ritiene possibile intervenire fin dalla prima partita. Il nuovo tecnico vuole soprattutto modificare i comportamenti della squadra nelle diverse situazioni di gioco.
Venezia, Nicola sulla rosa: «Giocatori diversi nello stesso ruolo, possiamo sfruttarli»
Qual è stata la sua prima impressione sulla rosa del Venezia?
«Credo che nella sua profondità questa squadra sia stata costruita in un modo che, pur permettendo di avere dei doppioni in ogni ruolo, offre caratteristiche sensibilmente diverse all’interno dello stesso ruolo. Questo è stato subito evidente».
«Significa avere la possibilità di interpretare lo stesso ruolo con caratteristiche differenti. In alcune partite può essere utile un certo tipo di giocatore, in altre magari ne servono altri».
È già riuscito a capire tutte le potenzialità della squadra?
«In due giorni sarei presuntuoso se dicessi di poter definire tutto ciò che serve e di aver conosciuto interamente e profondamente quello che ho a disposizione».
«Un allenatore di questa categoria, quando non è impegnato con una squadra, passa il tempo a studiare anche i giocatori delle altre formazioni. La differenza, però, sta nel fatto che allenandoli li conosci davvero».
«Ne conosci soprattutto le potenzialità, non soltanto tecnico-tattiche, ma anche la disponibilità che dimostrano quando proponi determinate cose».
Per Nicola, la varietà delle caratteristiche individuali può diventare una risorsa importante. Il Venezia potrà interpretare le partite con soluzioni differenti, senza necessariamente rivoluzionare ogni volta la propria organizzazione.
Nicola e il passato: «Conta soltanto il presente, è ciò che posso controllare»
Il suo nome era stato accostato al Venezia anche in passato. Che cosa ricorda di quelle voci?
«Credo che non sia così importante sapere se ci fosse del vero. È più importante rendersi conto che questo è il momento. Ogni cosa ha il suo tempo».
«A me piace vivere il tempo presente, il qui e ora, perché è l’unico momento che posso controllare. Mi piace controllare ciò che dipende da me. Il resto mi interessa relativamente».
Il tecnico preferisce quindi evitare riferimenti alle precedenti possibilità di arrivare sulla panchina arancioneroverde. La sua attenzione è rivolta esclusivamente al lavoro iniziato a Ca’ Venezia.
Nicola: «Intensità, emozione, sperimentazione e flessibilità sono i miei principi»
Il suo calcio si basa su quattro pilastri: intensità, emozione, sperimentazione e flessibilità. Sono questi i concetti che vuole introdurre immediatamente nel Venezia?
«Non nascondo che sono quattro concetti che possono sembrare generali, ma hanno una profondità. La flessibilità nasce da un percorso. A monte di tutto questo deve esserci un lavoro da fare».
«Essendo allenatore, so perfettamente che i risultati determinano la profondità di questo percorso. Però non mi perdo d’animo. Mi metto nella condizione di essere convinto di poter ottenere ciò che desidero, sia che accada subito sia che accada nel tempo».
«Faccio il mio lavoro con grandissima serietà e passione, ma anche con quell’equilibrio che mi permette di raggiungere ciò che desidero».
I quattro principi indicati da Nicola non riguardano soltanto la disposizione tattica. Comprendono anche la capacità di leggere le situazioni, adattarsi agli avversari e mantenere lucidità nei momenti difficili.
Venezia FC, Nicola sul 3-5-2: «Non voglio una squadra bloccata in un solo sistema»
A proposito di sperimentazione, pensa di cambiare modulo? Il Venezia continuerà con il 3-5-2 oppure vuole introdurre nuove soluzioni?
«A me non piace dire che servirà tempo. Il tempo è dovunque, è a disposizione, bisogna vedere che cosa fai con il tempo che hai. Uno potrebbe pensare che due giorni siano pochi».
«Credo che, grazie alla disponibilità di questi ragazzi, evidente fin da subito nei nostri confronti, abbiamo potuto fare qualcosa. È chiaro che una preparazione di sette giorni permette di dedicare più tempo a determinati aspetti, ma a volte basta definire poche cose e cercare di perseguirle nell’immediato».
Quindi il modulo potrebbe cambiare anche durante la partita?
«Come vi siete resi conto, in Serie A ci sono squadre che interpretano il gioco in forma cangiante continuamente nell’arco della stessa partita. Ci sono almeno tre o quattro situazioni diverse, anche nell’espressione del gioco».
«Secondo me la flessibilità sta nell’interpretare un modo di stare in campo con poche alternative, ma che ci permettano di essere efficaci in qualsiasi situazione».
«Questa è la direzione che vogliamo prendere. Il tempo ci darà la possibilità di definire con maggiore certezza ciò che vogliamo».
Nicola non annuncia quindi un modulo preciso per il debutto contro il Napoli. Preferisce concentrarsi sui principi e sui comportamenti che i giocatori dovranno applicare, indipendentemente dalla disposizione iniziale.
Nicola: «Ho trovato ragazzi seri, educati e con qualità morali»
Come ha visto i giocatori in questi primi due giorni di lavoro?
«Ho visto ragazzi molto seri, sicuramente educati. Sono stati scelti perché hanno qualità morali prima ancora che tecnico-tattiche. Questo fa capire che esiste un ambiente che ha dei valori».
Come hanno reagito al cambio di allenatore?
«Mi augurerei che non ci fosse euforia, perché quando si apportano dei cambiamenti significa che tutti hanno sbagliato qualcosa».
«Quando si sbaglia, una persona che tiene al proprio lavoro può fare soltanto una cosa: chiedersi che cosa avrebbe potuto fare per migliorare. Credo che implicitamente i ragazzi si siano posti questa domanda».
Che cosa si aspetta da loro adesso?
«Se c’è una guida tecnica è giusto che si assuma le responsabilità. Starà a me dare loro nuove soluzioni e far capire che questo è un percorso sicuramente difficile e impegnativo».
«Ma una volta raggiunto l’obiettivo, regala una soddisfazione che ha pochi eguali nella vita di una persona. Lo sport è uno spaccato della vita e raggiungere un traguardo importante può definire ancora di più quello che sei».
Il nuovo allenatore considera quindi la disponibilità del gruppo un punto di partenza fondamentale. La risposta caratteriale, però, dovrà emergere soprattutto nelle partite.
Nicola: «Voglio un Venezia che inizi a fare senza pensare troppo»
Che Venezia vuole vedere già domani contro il Napoli?
«Intanto voglio vedere un Venezia che inizia a fare senza pensare troppo».
«Quando cerchi di dare nuovi comportamenti, una persona sensata e di equilibrio inizia a spogliarsi di quello che era e prova ad adottare nuovi atteggiamenti. Questo, in parte, potrebbe rallentare l’apprendimento».
Come ha cercato di evitare questo rischio nei primi allenamenti?
«Ho cercato di essere sintetico, di essere breve e di far capire ai ragazzi ciò che secondo me è opportuno iniziare a fare».
«Abbiamo lavorato sull’equilibrio nelle due fasi, sull’interpretazione del passaggio da una fase all’altra e sulla consapevolezza che ogni squadra ha determinate caratteristiche, strutture di gioco e qualità individuali».
Che cosa dovrà fare il Venezia quando affronterà avversari con caratteristiche diverse?
«Progressivamente, ogni volta che incontreremo una squadra, dovremo fare un check-up specifico e una preparazione specifica. Ma soprattutto dovremo esprimere noi stessi».
«Mi aspetto che i ragazzi mettano in pratica ciò su cui abbiamo lavorato. Secondo me è il miglior modo per iniziare un’avventura».
«Quando ti dedichi ai comportamenti che puoi controllare, di quelli sei responsabile. Ed è anche più facile capire successivamente che cosa hai fatto e che cosa devi migliorare».
Nicola sulla difesa del Venezia: «L’equilibrio riguarda entrambe le fasi»
Il Venezia ha mostrato una forte identità offensiva, ma anche difficoltà difensive. La priorità sarà trovare maggiore equilibrio dietro?
«Credo che l’identità di una squadra non si possa scindere dall’interpretazione delle due fasi e del passaggio tra le due».
«Molto spesso si usano espressioni come: è meglio giocare bene e perdere oppure giocare male e vincere. Io credo che non esista una cosa senza l’altra».
«Una squadra che interpreta bene le due fasi e il passaggio tra le due solitamente è competitiva. La competitività è il primo passaggio, il primo step che bisogna raggiungere».
Quali altri elementi servono per diventare competitivi?
«Poi ci sono l’interpretazione, l’energia, l’entusiasmo e la creatività. Tutto questo ha una componente importante».
«Però credo che l’equilibrio sia proprio quella parola che indica l’interpretazione giusta sia quando hai la palla sia quando non ce l’hai. Per me questo fa la differenza».
Quanto conta l’organizzazione rispetto al singolo giocatore?
«L’organizzazione è frutto della consapevolezza e della conoscenza di ciò che devi fare e di quando devi farlo».
«Molto spesso utilizziamo numeri e parole per descrivere una squadra. Io definisco l’obiettivo in modo più semplice: fare qualcosa al momento giusto, essere nel posto giusto e arrivare nel tempo giusto. Secondo me questo fa la differenza in Serie A».
Il tema è particolarmente importante per un Venezia che ha già incassato 16 gol nelle prime sei giornate. Nicola, però, non riduce il problema alla sola difesa: vuole migliorare il comportamento collettivo nelle diverse fasi.
Nicola: «I 16 gol subiti? Il risultato è figlio di tanti comportamenti»
La squadra ha subito 16 gol. Il centrocampo possiede buoni palleggiatori, ma sembra avere bisogno di maggiore copertura. Dove pensa di intervenire?
«Parlo per quella che è la mia esperienza e per quelle che sono le mie idee. Ogni allenatore ha un progetto di gioco e delle richieste. Io farò le mie, perché ritengo che determinati comportamenti possano portare una squadra a essere più competitiva».
Ha già individuato quali correzioni introdurre?
«Il lavoro serve per fare richieste precise ai giocatori e per pretendere che vengano attuate, dimostrando loro che quelle richieste servono per raggiungere qualcosa di diverso».
«Facciamo sempre riferimento al risultato e lo comprendo, perché alla fine interessa a tutti. Però il risultato è figlio di molte cose».
«La prestazione, invece, è oggettivamente dimostrabile nei comportamenti, nel modo di stare in campo, nell’interpretazione e in ciò in cui si crede davvero».
Nicola preferisce non anticipare pubblicamente le modifiche tattiche. Vuole prima trasferirle alla squadra e verificarne l’efficacia sul campo.
Nicola: «Quando prendi due gol in pochi minuti serve forza mentale»
Il Venezia ha spesso subito un gol e poi ne ha incassato un altro nel giro di pochi minuti. Come si lavora sulla capacità di reagire?
«Per arrivare a consolidarsi in questa categoria, che è l’élite assoluta, bisogna partire da due presupposti. Il primo è che ci può essere una proprietà forte, una visione. Ma poi deve esserci un percorso».
«Un percorso che non ti viene regalato soltanto perché hai idee, potenzialità e voglia di dimostrare che meriti questa categoria».
Quanto pesa la componente caratteriale nella lotta per la salvezza?
«L’obiettivo primario è la permanenza in Serie A, questo è chiaro a tutti. Ma deve essere altrettanto chiaro che nessuno ti regalerà niente».
«Non puoi pensarti superiore a un altro soltanto perché vuoi raggiungere quell’obiettivo. La permanenza in Serie A va conquistata in campo».
Come si riconosce la forza di un gruppo nei momenti difficili?
«Da un punto di vista caratteriale è molto più facile dichiarare ciò che vuoi piuttosto che metterti lì e accettare le conseguenze emotive quando non riesci a raggiungerlo».
«È lì che si vede la forza di una persona, la forza di un gruppo e anche la visione e la passione della tifoseria».
«Bisogna avere la capacità di fare quadrato insieme nei momenti in cui le cose non funzionano, ma anche la lucidità e la dedizione per attuare dei cambiamenti».
Ha già capito che cosa serve per invertire la tendenza?
«In questi due giorni mi sono fatto un’idea chiara di quello che secondo me servirebbe per essere competitivi. Vediamo se riusciamo ad attuarlo nell’immediato».
«Poi non si finirà mai di lavorare. Probabilmente dovremo anche accettare altre negatività o altre mancanze di risultato. L’importante è trovare l’identità che permetta di raggiungere l’obiettivo».
Nicola e Stroppa, un altro avvicendamento dopo Cremona
Anche alla Cremonese aveva sostituito Giovanni Stroppa. Questa esperienza precedente può aiutarla a conoscere meglio il lavoro del suo predecessore?
«Giovanni lo conosco, l’ho avuto anche come compagno di squadra e lo apprezzo. Da un punto di vista tecnico-tattico ogni allenatore conosce gli altri allenatori, perché ci studiamo a vicenda. È il nostro lavoro».
«Credo che sia un puro caso. I giocatori sono diversi e le situazioni sono diverse».
Conoscere le idee di Stroppa può comunque rappresentare un vantaggio?
«L’idea del precedente allenatore è chiara, sia quando era a Cremona sia quando ha lavorato in altri contesti, compreso Venezia».
«Io parto dal presupposto che ogni allenatore abbia la propria idea e percepisca le emozioni del calcio nel modo in cui vorrebbe trasferirle».
«Conoscere ciò che è stato fatto serve, ma è più importante quello che voglio trasferire io. Per questo è fondamentale far capire subito ai ragazzi ciò che desidero».
Venezia-Napoli, Nicola: «Affrontiamo una grande squadra, ma penso a noi»
Il primo impegno sarà subito contro il Napoli. Che partita si aspetta?
«Mi aspetto una grande squadra, che ha consolidato la propria identità nel tempo e possiede le qualità di una grande squadra».
«Però per me non è importante adesso pensare alla grande squadra. Ci ho già pensato preparando la partita. Per me è più importante scoprire le potenzialità che abbiamo noi e la direzione che vogliamo prendere».
«Sono focalizzato e concentrato su ciò che vogliamo fare noi, non su ciò che so già proverà a fare il Napoli».
Il Napoli ha mostrato alcune incertezze in campionato e in Champions League. Come pensa di sfruttarle?
«Ogni squadra, pur considerando le potenzialità e la diversità degli obiettivi, può avere delle incertezze. Ci sono cose che riesce a fare meglio e altre meno bene».
«Bisogna però considerare sempre l’avversario e avere rispetto per ogni tipo di avversario, per la pericolosità che è in grado di creare».
Che cosa pensa dell’allenatore e delle caratteristiche del Napoli?
«Il Napoli è guidato da un grandissimo allenatore, che ha esperienza, visione della partita, capacità di modificare le situazioni e una flessibilità pazzesca».
«Ha giocatori che probabilmente, rispetto a qualche nostro giovane, possiedono maggiore esperienza. Però noi siamo un buon mix».
«Dobbiamo soltanto trovare l’identità che vogliamo dimostrare prima di tutto a noi stessi, alla nostra gente e attraverso un calcio che ci faccia divertire e ci renda consapevoli che quello che stiamo facendo può portare dei risultati».
Nicola: «Con 32 partite davanti conta la continuità, non una sola vittoria»
In altre esperienze è subentrato con meno partite a disposizione. Questa volta ne restano 32. Cambia qualcosa nel suo approccio?
«Sostanzialmente, quando si subentra si agisce per priorità. Non cambia che manchino 32 partite oppure meno».
«Quando subentri significa che certe cose non funzionavano e devi trovare, attraverso la tua metodologia, i presupposti per invertire la rotta e ottenere risultati diversi».
Avere più tempo può aiutarla a costruire un’identità più solida?
«Con 32 partite a disposizione, nel momento in cui trovi quell’identità, hai il tempo per continuare a proporla e migliorarla».
«Non si finisce mai. Non è che se ottieni una vittoria hai risolto tutto e sono cambiate le cose. Conta la continuità di ciò che riesci a ottenere nel tempo, soprattutto senza vivere di picchi».
Le prossime quattro o sei partite presentano un calendario complicato. Potrebbero essere decisive per la stagione?
«Quando uno decide di scalare una vetta altissima e fa arrampicata, sa dove vuole arrivare. Però tutto quello a cui pensa è il chiodino che mette, un metro o due metri alla volta».
«Si concentra su quel chiodino perché sa che è l’unica possibilità che gli permette di progredire».
Quindi non guarda troppo avanti nel calendario?
«Guardo il calendario per la programmazione e per altre situazioni, ma a me interessa soprattutto il percorso settimanale che mi porta a conquistare l’identità che voglio dare alla squadra».
«Finita la settimana, riparto da zero. Riguardo ciò che ha funzionato, ciò che sono riuscito a trasferire e tutto quello che posso migliorare ulteriormente».
«Non riparto a testa bassa, ma con la testa che mi permette di vedere dove voglio arrivare, concentrandomi su quello che devo ottenere nell’immediato».
Nicola: «Voglio essere una guida importante per il Venezia»
Il suo impegno con il Venezia va oltre questa stagione. Quanto conta avere un orizzonte più lungo?
«Credo che il mio impegno con il Venezia non si possa tradurre nella durata di un contratto, più corto o più lungo».
«Il punto fondamentale è stata la dimostrazione da parte della società di credere in me, affidandomi la responsabilità di portare ciò che desidera».
Che cosa ha significato accettare questo incarico?
«Ho accettato non soltanto la responsabilità, ma anche l’entusiasmo di provare a diventare una guida importante per la società».
«Se riuscite a capire la passione con la quale accolgo ogni sfida, riuscite a capire anche che sarò disposto a fare tutto per gratificarvi».
«Voglio tutto questo e spero di ottenerlo nel minor tempo possibile, ma soprattutto per un lungo tempo».
Mazzocchi, Nicola: «Sta recuperando, potrebbe venire con noi»
Ritrova Pasquale Mazzocchi, che aveva già allenato alla Salernitana. Come lo ha visto e quando potrà tornare a disposizione?
«Con Mazzocchi ho parlato, come ho parlato con gli altri. Sta recuperando da una situazione che sembra ormai risolta».
«Vedremo con lo staff medico quali giocatori siano già arruolabili, quali non abbiano ancora fatto minuti e quali possano aggregarsi al gruppo nei prossimi giorni».
Ha già pensato alla sua collocazione tattica, a destra oppure a sinistra?
«Io solitamente inizio a trattare i giocatori che stanno per rientrare come gli altri. Chi sta recuperando può fare lavori specifici, ma chi dalla prossima settimana potrà aggregarsi partecipa già al percorso della squadra per preparare la partita».
«Mazzocchi è stato con noi. Vedremo con lo staff medico, ma se ci sarà la possibilità di portare un giocatore che sta per tornare, lo faremo anche perché abbiamo bisogno di fare amalgama, fare gruppo e conoscerci sempre di più».
Il tecnico non si sbilancia dunque sul ruolo dell’esterno, preferendo concentrarsi prima sul completamento del recupero fisico.
Nicola e le promesse per la salvezza: «Mi faccia pensare»
In passato ha celebrato alcune salvezze con imprese particolari, come il viaggio in bicicletta da Crotone a Torino o quello a piedi da Salerno a Roma. Che cosa promette ai tifosi del Venezia in caso di salvezza?
«Nonostante abbia grande rispetto per chi racconta questi nostri comportamenti, un po’ me l’aspettavo questa domanda».
«Potrei rispondere in molti modi. Scelgo di rispondere dicendo: mi faccia pensare. Perché almeno non manco di rispetto a nessuno».
Nicola preferisce quindi non anticipare alcuna promessa. Prima viene il lavoro per raggiungere l’obiettivo sportivo.
Nicola: «Voglio conoscere Venezia, la sua storia e la sua gente»
Ha già avuto modo di conoscere le strutture e l’organizzazione del Venezia FC?
«In questi due giorni credo di aver visto moltissimo le persone che lavorano all’interno del Venezia Calcio. Ho visto per poche ore l’albergo nel quale mi sono appoggiato per recuperare le energie».
Quanto conta conoscere anche la città che rappresenterà?
«A me piace informarmi sulla storia della città nella quale vado e che sono chiamato a rappresentare, perché la vedo come una responsabilità».
«Avrò modo e tempo di studiare la storia di questa città e della sua gente. Credo che il modo migliore per integrarsi davvero sia avere rispetto dei valori, delle credenze e della cultura della terra che rappresenti».
Pensa di vivere in centro storico oppure vicino al centro sportivo?
«Intanto voglio vivere Venezia al massimo, con energia e appartenenza. Quando sono arrivato, il discorso del direttore sull’appartenenza mi ha colpito molto».
«Credo fortemente in questo concetto. In questi due giorni ho pensato soltanto ad albergo e campo. Per il resto ci sarà tempo».
Antonelli: «Il progetto Venezia prosegue, abbiamo una proprietà forte»
Il direttore sportivo torna a parlare nel corso della conferenza, quando gli viene chiesto se il progetto societario continuerà anche in caso di risultati sportivi negativi.
Il progetto del Venezia andrà avanti indipendentemente dalla permanenza in Serie A?
«Assolutamente sì. Abbiamo sempre detto che conosciamo dove dobbiamo arrivare e che cosa dobbiamo fare. Come avete visto, ieri abbiamo annunciato il rinnovo di Bove. Il Venezia continua nel suo percorso, che va comunque oltre il risultato in questo momento».
«Abbiamo una proprietà forte alle spalle, sempre presente. Mi sento di tranquillizzare i tifosi sui programmi che vanno avanti parallelamente al campionato. Anche se siamo qui per quello che è il nostro obiettivo più grande, cioè la permanenza in Serie A».
Il messaggio del direttore sportivo è chiaro: la salvezza rappresenta la priorità immediata, ma il club intende proseguire il proprio percorso di crescita.
Venezia FC, il nuovo corso parte dalla sfida contro il Napoli
Dalla lunga conferenza stampa di presentazione emerge un messaggio preciso. Davide Nicola non vuole costruire la ripartenza del Venezia su promesse o formule miracolose, ma su organizzazione, lavoro e capacità di adattamento.
Il tecnico riconosce quanto di positivo ha lasciato Giovanni Stroppa, ma ritiene necessario introdurre comportamenti differenti per rendere la squadra più competitiva. La priorità riguarda soprattutto l’equilibrio tra possesso e non possesso, oltre alla gestione delle transizioni e dei momenti difficili.
Nicola non considera il 3-5-2 un vincolo assoluto. Vuole sfruttare le caratteristiche differenti dei giocatori e costruire alternative che permettano al Venezia di interpretare più situazioni durante la stessa partita.
La componente mentale avrà un peso altrettanto importante. Il nuovo allenatore chiede ai calciatori di assumersi responsabilità, reagire agli errori e trasformare il lavoro quotidiano in prestazioni concrete.
«L’obiettivo primario è la permanenza in Serie A, ma nessuno ti regalerà niente» è il concetto che riassume la sfida.
La prima risposta arriverà contro il Napoli. Nicola ha avuto soltanto due giorni per lavorare con la squadra, ma non cerca alibi nel tempo a disposizione. Vuole vedere subito un Venezia più consapevole, organizzato e capace di agire.
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