Biennale
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Si è svolta questa mattina la conferenza stampa  di presentazione della 61a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Tra gli altri, c’è stato l’intervento molto atteso del presidente Pietrangelo Buttafuoco che ha sottolineato, ancora una volta, l’indipendenza e la libertà della Fondazione.

“Andare avanti, avere audacia, sviluppare e realizzare in libertà i vostri progetti”. 
Questo lo raccomanda il Presidente della Repubblica. Ebbene, eccoci”, queste il primo concetto importante del discorso di Buttafuoco.

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ad una precisa domanda sulla partecipazione della Russia alla Mostra Internazionale d’arte ha risposto: la Fondazione La Biennale di Venezia è autonoma, ma non sono d’accordo. Proprio in quel ma ha confermato, sgargiante e definitiva la libertà e l’autonomia e quindi la libertà e l’audacia che sono alla radice dello Iure.

Oggi arriviamo a questa apertura dopo aver attraversato settimane complicate, vorrei dire giornate complicate, sto dicendo ore complicate, momenti complicati. E sono discussioni accese, richieste di esclusione, prese di posizione che spesso hanno preceduto l’ascolto.

Si è parlato di chi deve esserci e di chi no, di chi rappresenta cosa, e di quale colpa porti con sé. E ci sono tragedie reali, ci sono guerre in corso, ci sono civili che in questo tempo muoiono molto più di quanto non accadesse al tempo in cui pensavamo di avere chiuso nelle pagine dei libri di storia, i massacri, le tragedie e l’abominio. 
Ed è più che in passato, appunto, più che durante le guerre nel novecento e non lo vogliamo ammettere. Però noi non ignoriamo quello che accade fuori di qui. Noi non siamo ciechi.

Se la Biennale cominciasse a selezionare non le opere, ma le appartenenze, non le visioni, ma i passaporti, smetterebbe di essere ciò che è sempre stata. 
È il luogo dove il mondo si incontra. E si incontra a maggior ragione quando il mondo è lacerato.

E poi c’è questa città, Venezia che da secoli non ha avuto mai paura dell’incontro. 
Venezia non ha mai chiesto al mondo di essere puro per entrare. Venezia accoglie le differenze, le contraddizioni, persino i conflitti e li trasforma sempre in dialogo e convivente. E questo ha fatto la Fondazione da 130 anni, ha raccolto le tensioni, i conflitti, le visioni e li ha esposti senza mai banalizzarli, senza mai ridurli a slogan E oggi, Lo dico ai colleghi, lo dico agli artisti, lo dico ai curatori, lo dico a chi ha responsabilità, lo dico ogni giorno ai cittadini che incontro, oggi non intendiamo barattare per il quieto vivere politicante 130 anni di storia che hanno raccontato sempre così il mondo. Noi qui non alimentiamo polemiche. 
Noi non diamo risposte, ma apriamo discussioni.


Questa è una Biennale che non pretende di risolvere, di semplificare, di rassicurare, ma vuole mostrare, stratificare punti di vista, aprire alle domande. Qui l’unico veto è l’esclusione preventiva.

La Biennale, 
sia chiaro, e fa bene spiegarlo continuamente, non è un tribunale. Qui non si assiste un processo già celebrato con sentenze già decise. Questo è un giardino di pace, è un luogo dove si espone, è un luogo dove si discute, un luogo dove si ascolta.

Ai giardini della Biennale oggi sono presenti l’Ucraina e la Russia. Come alla Mostra del Cinema d’improvviso ho potuto scorgere vicine e accostate e non certo solo per l’ordine alfabetico, la bandiera dell’Iran è quella di Israele, perché a Venezia noi non imbracciamo le armi. Si vis pacem, para pacem.

La Biennale di Venezia