Caso Fondazione Cassamarca. Parla il sindaco Manildo.

Caso Fondazione Cassamarca. Parla il sindaco Manildo.

- in Le ultime, Treviso
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Il sindaco di Treviso, Giovanni Manildo, interviene sulla vicenda di Fondazione Cassamarca. L'ente trevigiano chiude l'esercizio 2017 con un disavanzo di 53 milioni di euro, ben superiore alle previsioni.

Il consuntivo 2017, infatti, registra un ridimensionamento del valore dei titoli per 129 milioni. A pesare in particolar modo è Il titolo Unicredit che ha perso il 93% del suo valore dal 2007 in poi. La perdita di 129 milioni è stata però attutita dal fondo di garanzia da 200 milioni (ora ne vale 83) messo da parte dalla Fondazione. A contribuire al rosso anche la svalutazione dei beni immobiliari per 55 milioni (39 milioni per Appiani 1 srl, 27 mila euro per Ca’ Tron, 6,479 milioni per Teatri e Umanesimo Latino). In questa cifra sono compresi infine 10,163 milioni di svalutazione prudenziale per altri asset finanziari detenuti nel portafoglio di Ca’ Spineda.

«Bisogna mettere i conti in ordine ed evitare sprechi servono interventi chirurgici ed immediati per risolvere una situazione che parte da lontano e fornisce una visione poco manageriale della Fondazione, che è deve restare a Treviso e deve essere gestita da trevigiani continuando a dare sostegno a Università, teatro, associazioni, cultura. Accolgo l’appello di Ulderico Bernardi, ma dobbiamo accendere la luce nei conti e capire come e dove intervenire partendo da un elemento semplice , serve un radicale rinnovamento chi c’e’ ora deve farsi da parte. Nessun personalismo, ma così non si può andare avanti». Così si esprime il sindaco riguardo alla vicenda.

«Non è il tempo delle polemiche, ma della responsabilità – conclude il primo cittadino -. Per questo serve la consapevolezza che non possiamo più continuare su questa strada, ma serve uno shock nella governance: chi c’è ora deve farsi da parte, serve una rinascita e un nuovo patto tra fondazione e la città. Questo non significa non riconoscere che Fondazione ha fatto tanto per la città e per la comunità, ma ora il tempo è finito, serve un radicale cambiamento. Ci auguriamo inoltre che al più presto si possa lavorare alla fondazione di partecipazione per salvare il nostro teatro e al tempo stesso renderlo un luogo riconsegnato ai cittadini, per davvero».

 

 

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