
L’accusa per i tre è di aver distratto il rilevante patrimonio societario per 19 milioni di euro e occultato le contabilità societarie in danno del ceto creditorio esposto per oltre 49 milioni di euro. I finanzieri hanno rilevato che gli indagati agli inizi del 2013, nonostante una preesistente voragine finanziaria di circa 13 milioni di euro, avevano acquisito tutte le società del gruppo dalla precedente proprietà, prospettando ai terzi creditori importanti investimenti e progetti di risanamento aziendale anche a tutela degli oltre 30 dipendenti. Molto diversa, però, la realtà: una volta posizionatisi ai vertici delle società, i tre operavano con trasferimenti di denaro, distraendo ingenti somme di patrimonio, o cessioni di rami aziendali. Piombavano, insomma, come falchi sulle ditte in crisi, per poi spolparle fino all’osso.















