Piave, Legambiente, Veneto

Piave premiato come il fiume più pulito del Veneto

Il Piave si conferma come il corso d’acqua più pulito del Veneto. E’ risultato il migliore tra i tredici fiumi regionali monitorati nell’ambito della campagna itinerante “Operazione fiumi – Esplorare per custodire”, promossa da Legambiente. I dati presentati il 21 giugno a Maserada sul Piave certificano un livello di qualità delle acque particolarmente elevato, con valori di contaminazione microbiologica estremamente contenuti lungo tutto il percorso del fiume.

L’iniziativa, realizzata con il supporto tecnico di Arpav e il sostegno di Coop Alleanza 3.0 e BCC Veneta, ha interessato importanti corsi d’acqua regionali, tra cui Po, Brenta, Sile e Adige. Tuttavia, è stato proprio il Piave a distinguersi ancora una volta per la straordinaria qualità delle sue acque, confermando il trend positivo già emerso nelle precedenti edizioni del monitoraggio.

I risultati dei monitoraggi lungo il corso del Piave

Le analisi hanno coinvolto sette punti strategici distribuiti nelle tre province attraversate dal fiume. L’obiettivo era verificare la presenza di Escherichia coli, il batterio utilizzato come indicatore della qualità degli scarichi civili e dell’efficacia dei sistemi di depurazione.

I risultati hanno restituito una fotografia particolarmente incoraggiante. Nel Bellunese, la stazione di Belluno ha registrato 185 MPN/100 ml di Escherichia coli, mentre a Borgo Valbelluna il valore si è attestato a 161 MPN/100 ml. Numeri già molto contenuti che migliorano ulteriormente scendendo verso la provincia di Treviso.

A Susegana il dato rilevato è stato pari a 41 MPN/100 ml, mentre a Salgareda è sceso a soli 10 MPN/100 ml. Il valore più basso è stato registrato proprio a Maserada sul Piave, dove la concentrazione batterica è risultata inferiore a 10 MPN/100 ml.

Anche nelle stazioni poste verso la foce, nei territori di San Donà di Piave e Jesolo, i monitoraggi hanno evidenziato valori inferiori a 10 MPN/100 ml. Si tratta di dati nettamente inferiori alla soglia di 1000 MPN/100 ml considerata da Legambiente come parametro ideale per l’utilizzo irriguo senza restrizioni e per gli standard sanitari della balneazione europea.

Qualità delle acque: la conferma arriva anche da Arpav

Il quadro positivo emerso dai campionamenti trova conferma nelle attività di monitoraggio svolte da Arpav sull’intero bacino idrografico. L’agenzia regionale ha analizzato 35 stazioni chimiche e 9 biologiche, promuovendo lo stato chimico generale del sistema fluviale.

L’unica eccezione rilevata riguarda la presenza di AMPA, derivato del glifosate, nel torrente Teva. Per il resto, i nutrienti risultano mantenersi su livelli considerati buoni o elevati. Anche dal punto di vista biologico il bilancio appare positivo, con alcune criticità circoscritte a pochi corsi d’acqua minori.

Sul fronte morfologico, inoltre, la quasi totalità dei 14 corpi idrici analizzati ha ottenuto una valutazione favorevole, segnale di una situazione complessivamente stabile e monitorata.

Le criticità che minacciano il futuro del Piave

Nonostante l’eccellente qualità delle acque, gli esperti invitano a non abbassare la guardia. Le principali problematiche che interessano il bacino non riguardano infatti l’inquinamento microbiologico, bensì gli interventi che modificano l’equilibrio naturale del fiume.

Secondo quanto evidenziato da Francesco Tosato, portavoce della campagna “Operazione fiumi” di Legambiente Veneto, le criticità più rilevanti sono rappresentate dalle numerose derivazioni idrauliche e dalle estrazioni in alveo. Per garantire una maggiore tutela del corso d’acqua e della biodiversità collegata al suo ecosistema, viene ritenuto necessario ripensare in chiave sostenibile le opere esistenti e future lungo il fiume.

Tra le priorità indicate figurano anche il contenimento del consumo di suolo nelle aree interessate dal corso d’acqua e la pianificazione di interventi destinati alla rinaturalizzazione delle golene.

Biodiversità e risorse idriche sotto osservazione

Le preoccupazioni riguardano anche gli effetti delle attività umane sull’equilibrio ambientale del territorio. Fausto Pozzobon, presidente del circolo Legambiente Piavenire, sottolinea come la presenza di macroinvertebrati rappresenti un importante indicatore della buona qualità dell’acqua.

Tuttavia, le numerose escavazioni effettuate per canalizzare il fiume stanno provocando un progressivo approfondimento dell’alveo. Questo fenomeno limita la corretta distribuzione della risorsa idrica verso le falde freatiche e contribuisce alla riduzione dell’alimentazione dei fontanili nella Fascia delle Risorgive.

Le conseguenze si riflettono anche sulla biodiversità locale, già messa sotto pressione dalla trasformazione del paesaggio agricolo e dalla diffusione delle monoculture. La tutela del Piave passa quindi non soltanto dal mantenimento dell’eccellente qualità delle sue acque, ma anche dalla capacità di preservare gli equilibri naturali che ne garantiscono la vitalità nel lungo periodo.

Piave esempio virtuoso per la tutela dei fiumi veneti

Il bilancio finale della campagna di monitoraggio consegna un risultato estremamente positivo: il Piave si conferma il fiume più pulito del Veneto e un punto di riferimento per la qualità ambientale regionale. I dati raccolti testimoniano un ecosistema fluviale in buona salute sotto il profilo chimico e microbiologico.