Annessione del Veneto Treviso Castelfranco Veneto Risorgimento

Plebiscito del 1866, tra urne trasportate sui carri, bande musicali, luminarie e donne decise a far sentire la propria voce. Le cronache dell’ottobre di 160 anni fa raccontano una Marca Trevigiana protagonista delle giornate che accompagnarono l’annessione del Veneto al Regno d’Italia. Un passaggio storico che, oltre agli accordi diplomatici, coinvolse piazze, paesi e comunità locali, lasciando testimonianze ancora oggi custodite negli archivi.

A ricostruire il clima di quei giorni sono le pagine della Gazzetta di Treviso e diversi documenti storici. Ne emerge un racconto fatto di celebrazioni pubbliche, iniziative spontanee e partecipazione civile, anche da parte di chi non poteva esprimere il proprio voto.

Plebiscito del 1866: come il Veneto arrivò all’unione con l’Italia

Per comprendere il significato della consultazione del 21 e 22 ottobre bisogna risalire al 1797, quando Napoleone pose fine alla Repubblica di Venezia.

Dopo la parentesi napoleonica, il territorio veneto passò sotto il controllo austriaco. Dal 1815 entrò quindi nel Regno Lombardo-Veneto, parte dell’Impero asburgico.

La svolta arrivò nel 1866, al termine della Terza guerra d’indipendenza. Gli accordi internazionali stabilirono la cessione del Veneto dall’Austria alla Francia, che successivamente lo trasferì al Regno d’Italia guidato da Vittorio Emanuele II.

Il voto popolare doveva dunque sancire formalmente un passaggio territoriale già concordato attraverso la diplomazia.

Non tutti, tuttavia, poterono partecipare alla consultazione. Il diritto di voto spettava esclusivamente agli uomini in possesso dei requisiti previsti dalla legge, mentre le donne rimanevano escluse dalle urne.

Treviso, le urne arrivano in città con un corteo di carri

A Treviso, il Plebiscito del 1866 assunse anche i contorni di una manifestazione pubblica.

La Gazzetta di Treviso del 24 ottobre raccontò un episodio particolarmente significativo: le urne provenienti dai Comuni del distretto raggiunsero la città attraverso un corteo di carri.

Un’immagine che restituisce il clima di quelle giornate, quando la consultazione uscì dagli edifici istituzionali per diventare un avvenimento collettivo.

Ancora oggi, sulla facciata di Palazzo dei Trecento, in piazza dei Signori, una lapide conserva la memoria del risultato provinciale.

L’iscrizione commemorativa riporta tre cifre:

  • 84.526 voti favorevoli;
  • 2 voti contrari;
  • 11 schede nulle.

Numeri che testimoniano l’esito della consultazione tra gli aventi diritto, senza tuttavia rappresentare necessariamente i sentimenti dell’intera popolazione.

Castelfranco Veneto, tra luminarie e colpi di fucile mai sparati

Anche a Castelfranco Veneto le giornate dell’annessione furono accompagnate da manifestazioni e iniziative popolari.

Una ricostruzione storica del Museo Casa Giorgione racconta un curioso episodio avvenuto a Sant’Andrea, la sera del plebiscito.

Gli abitanti desideravano celebrare l’avvenimento sparando alcuni colpi di fucile, ma mancava la polvere da sparo.

Antonio Barea scrisse quindi all’assessore municipale Giovanni Battista Prosdocimi per chiedere dove fosse possibile procurarsela. Nella lettera spiegò inoltre che i contadini erano disponibili ad acquistarla a proprie spese.

Un piccolo episodio di vita quotidiana che racconta il desiderio di partecipare ai festeggiamenti.

Le celebrazioni interessarono anche il centro cittadino. Secondo la Gazzetta di Treviso, Castelfranco organizzò festeggiamenti in onore di cinquanta garibaldini del paese.

Per l’occasione, lumi e lanterne illuminarono le strade comunali, mentre la banda civica attraversò le vie suonando fino a notte inoltrata.

Musica, luci e manifestazioni pubbliche accompagnarono così un momento destinato a entrare nella storia del Risorgimento locale.

Le donne di Castelfranco escluse dal voto: il messaggio al Governo

Tra le testimonianze più significative emerge anche quella delle donne castellane, protagoniste di una particolare iniziativa politica.

Sebbene non potessero votare, alcune cittadine decisero di comunicare direttamente al Governo il proprio sostegno all’unione con l’Italia.

Nell’Archivio storico comunale di Castelfranco è infatti conservata la minuta di un messaggio indirizzato dalla Commissione delle donne castellane al barone Bettino Ricasoli, allora presidente del Consiglio.

Le firmatarie erano Teresa Comello, moglie di Francesco Revedin, Antonietta Grassi e Paolina Guidozzi.

Attraverso quel documento vollero esprimere apertamente la propria posizione, facendo arrivare la voce delle donne fino alle autorità nazionali.

L’iniziativa rappresenta uno degli aspetti meno conosciuti di quelle giornate: la partecipazione politica non si esauriva nelle operazioni elettorali.

Anche chi non disponeva del diritto di voto poteva cercare altre forme di espressione pubblica.

Il messaggio delle castellane conserva dunque una testimonianza concreta della volontà femminile di prendere parte a un passaggio decisivo della storia del territorio.

Dal Plebiscito del 1866 al decreto del 4 novembre: l’ingresso nel Regno d’Italia

Dopo le giornate del voto arrivò il provvedimento che formalizzò il nuovo assetto territoriale.

Il 4 novembre 1866, il Regio decreto numero 3300 sancì l’ingresso delle province della Venezia e di Mantova nel Regno d’Italia.

Il decreto entrò in vigore il 20 novembre, aprendo una nuova fase politica e amministrativa anche per la provincia trevigiana.

Le cronache locali permettono però di osservare quel cambiamento da una prospettiva diversa rispetto a quella dei trattati internazionali.

Accanto alle decisioni diplomatiche emergono infatti le esperienze delle comunità: i carri carichi di urne, le bande musicali, le strade illuminate e le iniziative degli abitanti.

Queste testimonianze non dimostrano che l’intera popolazione condividesse gli stessi sentimenti. Raccontano, piuttosto, come una parte della società locale interpretò e accompagnò il passaggio al nuovo Stato.

A 160 anni di distanza, il Plebiscito del 1866 continua così a vivere non soltanto attraverso i risultati ufficiali, ma anche grazie alle piccole storie custodite negli archivi della Marca Trevigiana. Dalle donne di Castelfranco ai contadini di Sant’Andrea, fino ai cortei cittadini, sono frammenti che restituiscono al Risorgimento il volto delle persone che attraversarono quelle giornate.

Per approfondire altre vicende e testimonianze legate alla storia e all’attualità del territorio è possibile consultare le notizie dedicate al Veneto su Notizie Plus.