La decisione di Silvia Bortot scuote il pugilato femminile
Silvia Bortot rinuncia a difendere il titolo europeo EBU dei superleggeri e accende il dibattito sul pugilato femminile. La pugile quarantunenne, originaria di Salgareda in provincia di Treviso ma residente ad Abano Terme, ha annunciato la decisione attraverso i social. L’atleta, tesserata per la Verona Boxe Fighters del maestro Luca Tescaroli, ha spiegato di non voler accettare una borsa ritenuta troppo bassa per un incontro europeo.
Tre giorni fa la campionessa ha confermato su Instagram la scelta di rinunciare alla difesa del titolo conquistato due volte. In passato, infatti, la pugile ha costruito una carriera ricca di risultati. Oltre ai successi nel pugilato, ha vinto diversi trofei anche nella kickboxing, tra cui un oro agli Europei e un bronzo ai Mondiali.
Silvia Bortot: “Un’offerta umiliante per una campionessa”
La rinuncia nasce da una proposta economica che l’atleta considera insufficiente. Per difendere il titolo europeo EBU, le sarebbe stata offerta una borsa di cinquemila euro. L’incontro si sarebbe dovuto disputare in Spagna contro Joana Fecioru, avversaria giudicata comunque alla sua portata.
Tra carriera dilettantistica e professionistica ha disputato circa cento incontri e in passato è stata anche sfidante per il titolo mondiale. Nonostante questo curriculum, la proposta ricevuta non rispecchia il proprio valore sportivo dell’evento.
L’atleta sottolinea anche un’altra questione: a suo giudizio esiste ancora una forte disparità economica tra uomini e donne nel pugilato femminile. “Mi sento presa in giro”, ha dichiarato, aggiungendo che gli atleti maschi ricevono offerte molto più alte per incontri simili.
Il mancato accordo e l’asta vinta dal promoter spagnolo
La situazione si è complicata quando nessun promoter italiano è riuscito ad aggiudicarsi l’asta per organizzare la sfida. Alla fine ha prevalso un promoter spagnolo con un’offerta complessiva di diecimila euro. Tuttavia, la cifra destinata alla campionessa non ha convinto la pugile.
Per questo motivo Silvia Bortot ha deciso di fare un passo indietro. La scelta arriva dopo anni di sacrifici e di incontri combattuti ai massimi livelli. Nonostante l’avversaria fosse considerata abbordabile, la pugile ha preferito rinunciare piuttosto che accettare condizioni ritenute ingiuste.
Promessa alla madre e futuro sul ring
La campionessa ha spiegato di aver promesso alla madre che non tornerà a combattere. Salire sul ring, infatti, richiede sacrificio e comporta rischi fisici importanti. Secondo l’atleta, chi combatte merita rispetto come donna, pugile e sportiva.
Tuttavia il capitolo non sembra completamente chiuso. La stessa Silvia Bortot ha ammesso che potrebbe cambiare idea davanti a una proposta davvero importante. Negli Stati Uniti, ad esempio, il pugilato viene trasformato in spettacolo e gli atleti ricevono compensi molto più elevati.
Tra sport, lavoro e nuove attività
Intanto la vita della pugile resta intensa e piena di impegni. L’atleta lavora come allenatrice e istruttrice e organizza camp di allenamento sia in Italia sia all’estero. Recentemente ha seguito diversi ragazzi durante un camp a Fuerteventura, in Spagna.
Inoltre, la campionessa ha costruito anche un percorso professionale fuori dal ring. È laureata in design allo IUAV di Venezia e oggi lavora come imprenditrice nel settore, attività che le dà grande soddisfazione.















