Agricoltura in crisi, costi di produzione alle stelle e compensi agli agricoltori sempre più bassi. È partita davanti a Montecitorio, a Roma, la mobilitazione nazionale di CIA Agricoltori Italiani. Cinque giornate di presidio nella Capitale, con la partecipazione delle delegazioni trevigiana e veneta, per denunciare una situazione economica che mette in difficoltà produttori e consumatori.
Al centro della protesta c’è una contraddizione sempre più evidente: mentre aumentano le spese sostenute dalle aziende agricole, diminuiscono i prezzi riconosciuti ai produttori. Nel frattempo, le famiglie devono affrontare rincari significativi sui prodotti alimentari.
La mobilitazione punta quindi a costruire un’alleanza tra cittadini e agricoltori, chiedendo interventi immediati al Governo e maggiori garanzie all’Unione Europea.
Agricoltura, costi alle stelle: gasolio agricolo a +143% rispetto al 2021
I numeri presentati da CIA descrivono una situazione particolarmente critica. Tra l’estate del 2025 e il 2026, i costi produttivi operativi hanno registrato aumenti consistenti.
Il carburante agricolo è cresciuto del 40%, la benzina del 16% e i fertilizzanti del 12%. Inoltre, le utenze domestiche hanno subito un incremento del 9%.
Ancora più significativo il confronto con il 2021: il prezzo del gasolio agricolo è aumentato complessivamente del 143%.
A questi rincari si aggiungono un’inflazione salita al 4,2% e un aumento del 5,5% dei prezzi dei beni alimentari freschi.
Eppure, i compensi riconosciuti agli agricoltori seguono una direzione opposta:
- Olio extravergine d’oliva: -50%;
- Susine: -30%;
- Albicocche e uva da tavola: -25%;
- Latte spot: -24%;
- Pesche e pere: -22%;
- Mele: -15%.
Una forbice economica che compromette la sostenibilità delle imprese agricole e alimenta le difficoltà delle famiglie.
Prezzi alimentari, dal campo alla tavola rincari superiori al 400%
Durante la manifestazione, il presidente nazionale di CIA, Cristiano Fini, ha denunciato il crescente squilibrio tra quanto riceve il produttore e quanto paga il consumatore.
I dati evidenziati dall’organizzazione mostrano differenze particolarmente marcate:
- Carote: +421% dal produttore al dettaglio;
- Uva da tavola: +416%;
- Melanzane: +344%.
Secondo Fini, occorre stringere un’alleanza strategica tra agricoltori e famiglie per contrastare le speculazioni e tutelare la sovranità alimentare.
CIA chiede inoltre al Governo il rifinanziamento del credito d’imposta sul gasolio agricolo e lo sblocco immediato delle risorse destinate ai fertilizzanti.
Giorgio Puppin: agricoltori e famiglie venete sono gli anelli deboli
Al presidio romano ha partecipato anche Giorgio Puppin, presidente di CIA Veneto, insieme ai delegati del territorio.
«Gli agricoltori e le famiglie venete condividono la medesima condizione di vulnerabilità di fronte alle speculazioni e ai rincari. Di fatto, costituiscono gli anelli deboli e maggiormente penalizzati di un sistema stravolto».
Puppin richiama inoltre l’attenzione sulle conseguenze dell’abbandono progressivo delle aree rurali e montane. La perdita delle attività agricole, infatti, priva questi territori di una manutenzione idrogeologica essenziale.
PAC post-2027, CIA Treviso contro il rischio di perdere una politica agricola autonoma
Il futuro dell’agricoltura europea rappresenta un altro punto centrale della mobilitazione.
A preoccupare CIA sono le ipotesi relative alla nuova Politica Agricola Comune dopo il 2027. In particolare, l’organizzazione contesta il possibile accorpamento della PAC in un fondo unico multisettoriale e la progressiva rinazionalizzazione delle risorse.
Sul tema interviene Salvatore Feletti, presidente di CIA Treviso, che sottolinea il valore strategico di questa politica comunitaria.
«La PAC rappresenta una delle politiche storiche dell’Unione Europea ed è il fondamentale riconoscimento politico dell’agricoltura e del suo ruolo strategico, oltre a costituire una garanzia commerciale ed economica imprescindibile di cibo sano e produzioni locali».
Secondo Feletti, la nuova configurazione rischia di indebolire l’identità della PAC, assimilando le risorse agricole ad altre voci di spesa. Tra queste figurano coesione, infrastrutture, immigrazione e clima.
Il presidente trevigiano ribadisce quindi la necessità di mantenere il sostegno al reddito come garanzia per le imprese, soprattutto nelle annate agrarie più difficili.
Agricoltura: le richieste di CIA all’Unione Europea
L’organizzazione agricola indica alcune condizioni considerate indispensabili per la futura PAC:
- Budget autonomo potenziato di almeno il 50%;
- Stop alla rinazionalizzazione delle risorse;
- Aiuti diretti agli agricoltori attivi;
- Nessuna esclusione automatica dei pensionati dal 2032;
- Risorse certe per giovani agricoltori e gestione del rischio.
L’obiettivo è salvaguardare la funzione economica e sociale della politica agricola europea, garantendo continuità alle aziende e alle produzioni locali.
Emergenza idrica e cambiamenti climatici: Feletti chiede investimenti strategici
La mobilitazione affronta anche le difficoltà legate alla disponibilità d’acqua e all’inasprimento delle condizioni climatiche.
Per Salvatore Feletti, la risposta deve partire dalla riconversione irrigua, attraverso interventi capaci di aumentare l’acqua disponibile per le colture e favorire il ripristino costante della falda.
«Servono risorse dedicate sia per gli interventi diretti nelle singole aziende agricole, sia per le grandi opere territoriali; queste ultime rappresentano una garanzia concreta per gli anni a venire».
Il presidente di CIA Treviso evidenzia inoltre che mitigare la criticità idrica permette di ottenere benefici e risparmi trasversali per l’intero comparto.
Per questo, l’organizzazione chiede un piano straordinario dedicato ai bacini di accumulo e all’irrigazione di precisione.
Alle misure per la gestione dell’acqua si affiancano altre due rivendicazioni: la riforma della legge sulla fauna selvatica e una normativa sul consumo di suolo zero.
Grande distribuzione, CIA chiede prezzi equi e contratti trasparenti
Un altro nodo riguarda i rapporti tra produttori agricoli e Grande Distribuzione Organizzata (GDO).
CIA sollecita interventi strutturali per riequilibrare il valore economico lungo la filiera. Tra le proposte figurano contratti tipo, monitoraggio dei prezzi e contrasto rigoroso alle pratiche commerciali sleali.
Salvatore Feletti individua proprio nella distanza tra il compenso riconosciuto al produttore e il prezzo finale di vendita una delle principali criticità.
«È necessario istituire tavoli di confronto permanenti con i trasformatori per ridefinire una ripartizione equa del valore lungo tutta la filiera».
Secondo il presidente trevigiano, una remunerazione adeguata della materia prima rappresenta una condizione indispensabile per consentire alle aziende di investire in innovazione e sviluppo tecnologico.
Senza un riequilibrio dei rapporti commerciali, infatti, le imprese rischiano di non disporre delle risorse necessarie per affrontare le sfide produttive dei prossimi anni.
Agricoltura e Made in Italy: la mobilitazione chiede risposte concrete
La protesta davanti a Montecitorio mette dunque al centro una questione che coinvolge l’intero sistema economico e sociale: garantire redditività alle imprese senza penalizzare il potere d’acquisto dei cittadini.
CIA ribadisce la necessità di difendere il Made in Italy, incentivare la filiera corta e contrastare le distorsioni che caratterizzano i rapporti commerciali.
Dalla riforma della PAC agli investimenti idrici, passando per il contenimento dei costi produttivi, le richieste avanzate nella Capitale delineano un programma di interventi strutturali.
La difesa dell’agricoltura diventa così una priorità che supera i confini delle aziende e coinvolge direttamente le famiglie, la tutela del territorio e il diritto a un’alimentazione sana e accessibile.
Per seguire gli sviluppi della mobilitazione e le altre notizie legate all’economia e al territorio è possibile consultare gli aggiornamenti di Notizie Plus.















