Una borsa di dottorato del valore di 75.000 euro finanziata da Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus nell’ambito dell’iniziativa “Dottorati in discipline umanistiche – 36° ciclo AA 2020-2021″ è stata vinta dal progetto del Dottorato in Italianistica (Dipartimento di Studi Umanistici) dell’Università Ca’ Foscari dal titolo: “Narrare l’epidemia. Parole, retorica e testi dal Medioevo alla Contemporaneità” il cui beneficiario sarà Edoardo Zorzan.

Sono in tutta Italia 5 le università beneficiarie delle borse, 4 erano i progetti presentati dall’Università Ca’ Foscari con il supporto l’Ufficio Dottorati di ricerca di ateneo.

La Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus ha assegnato venerdì 4 dicembre, nel corso di una cerimonia di premiazione virtuale, le cinque borse di studio destinate a dottorati in discipline umanistiche, per un ammontare complessivo di 375.000 euro. I progetti candidati complessivamente in questa quarta edizione sono stati 57 da 31 università italiane. Premiate le università di Bari, Firenze, Genova, Milano, e Ca’ Foscari Venezia.

Le borse di studio prevedono percorsi di ricerca della durata di tre anni finalizzati a valorizzare, promuovere e diffondere la conoscenza del patrimonio culturale italiano, con particolare attenzione ai temi di grande attualità come l’inclusione, la comunicazione e i linguaggi.

Alla cerimonia hanno presenziato per Ca’ Foscari oltre al vincitore Edoardo Zorzan, la Pro Rettrice alla Ricerca, prof.ssa Maria Del Valle Ojeda Calvo, e il prof. Daniele Baglioni nella duplice veste di Coordinatore del Corso di dottorato in Italianistica e autore del progetto vincitore.

Ecco un estratto del progetto vincitore:

“Narrare l’epidemia. Parole, retorica e testi dal Medioevo alla contemporaneità”. La crisi sanitaria in corso sta avendo ripercussioni notevoli sulla comunicazione, a livello istituzionale, nella cronaca dei giornali, nei reportage degli scrittori e nei racconti dispersi in post su forum e social media. L’influenza dell’epidemia sulle forme della comunicazione, inclusa quella letteraria, non è certo una novità: la si osserva, con modalità diverse, in tutto l’arco della storia italiana ed europea, almeno dalla Peste nera del 1347-48 in poi.

Costanti sono l’insistenza su un lessico tecnico rapidamente divenuto di ampia circolazione, la coesistenza di descrizioni scientifiche con narrazioni in cui prevale la componente emotiva, la più ampia riflessione relativa agli effetti sull’etica delle comunità colpite: tutti elementi che consentono di definire una “grammatica” del racconto dell’epidemia, con caratteristiche linguistiche, retoriche, stilistico-testuali e tematiche ben riconoscibili.

In questa cornice delineata dal progetto si inserirà la ricerca di Edoardo Zorzan che si propone di esplorare le modalità con cui la società ha vissuto in passato le malattie. Il lavoro che verrà condotto nei prossimi anni ambisce quindi a esplorare un vasto repertorio di letteratura popolare – in particolare dell’età moderna – al fine di mostrare come la società dei secoli passati abbia vissuto la convivenza con diverse malattie caratteristiche della storia europea: la peste, la sifilide, il vaiolo, e molte altre.

Il pericolo di ammalarsi, la vulnerabilità fisica e economica, la risposta alla convalescenza, la percezione della malattia e la ricerca di un senso del dolore saranno i principali oggetti di indagine nella produzione letteraria italiana tra umanesimo e illuminismo.

Oltre al tentativo di definire quali siano state le modalità di narrazione della malattia, e di identificare i “generi epidemiologici” nella letteratura italiana – generi che hanno mutuato da cronache, lettere e memorie il dolore del corpo nonché quello psicologico davanti all’infermità -, la ricerca, pur muovendosi nel campo della fictio letteraria, si soffermerà infine sul rapporto tra cultura medica e cultura popolare.