La pressione fiscale e contributiva (total tax rate) sulle aziende castellane è salita al 57,30% e il tax free day, dall’ultima rilevazione, è scivolato in avanti di quasi una settimana: al 28 luglio.

Il tax free day è il primo giorno dell’anno in cui gli artigiani cominciano a lavorare per sé e non per pagare tasse e contributi allo Stato. È dunque il giorno della liberazione fiscale e CNA Castelfranco, da un po’ di anni, lo festeggia offrendo un aperitivo ai propri associati e agli imprenditori che desiderano unirsi.

L’evento si terrà oggi, mercoledì 28 luglio, dalle 19.15 alle 21 al bistrò San Giustino, vicino al Duomo.

Il total tax rate relativo all’anno fiscale e contributivo 2021, è particolarmente elevata: il 57,30% appunto.

Nel 2019 la pressione fiscale complessiva sulle imprese castellane si era attestata al 53,5% e il tax free day era caduto il 16 luglio; nel  2018 i dato era leggermente più elevato ma sempre inferiore all’anno in corso: 55,7% e la liberazione fiscale cadeva il 23 luglio.

«L’incremento rispetto al 2019 è ascrivibile in massima parte al crollo del PIL che nel 2020 c’è stato a causa delle chiusure delle aziende dovute al Covid – spiega il direttore di CNA Castelfranco Veneto Roberto Ghegin -. Le imprese hanno incassato di meno ma le tasse non sono diminuite, infatti solo in questi giorni il Governo sta discutendo di revisione del sistema fiscale. Non è diminuito il costo dei contributi previdenziali Inps che  variano dal 24-25%  degli artigiani e commercianti al 25,98% della gestione separata. E, nonostante la crisi, le aziende che gestiscono beni pubblici non hanno diminuito le tariffe dei servizi alle imprese, mi riferisco a gas, energia, rifiuti, internet, acqua, canone Rai, accise gasolio, etc. L’Iva non è diminuita e tantomeno l’Imu».

Queste sono le ragioni di un total tax rate così elevato.

E del resto, nel 2020 l’Italia si è collocata al 128° posto nel mondo, ultima tra i 27 paesi dell’Unione Europea, per carico fiscale sulle imprese, tempi e procedure per pagare le tasse, secondo l’indicatore sintetico elaborato dalla Banca Mondiale.

«È sempre più impellente l’esigenza di alleggerire la pressione fiscale sulle nostre imprese, sia le individuali che le società di persone – rivendica Gianpaolo Stocco, presidente di CNA Castelfranco Veneto -. In alternativa  alla attuale tassazione Irpef a scaglioni, potrebbe essere interessante introdurre  una  opzione per la tassazione fissa al 24%, come per le società di capitali. Vanno detassati gli utili reinvestiti nell’impresa, incrementata la detassazione degli straordinari e vanno detassati, almeno del 50%, gli investimenti in beni strumentali con un credito d’imposta».

E poi ci sono le tasse occulte, quelle che non si vedono ma si sentono. Eccome se si sentono. È il carico burocratico che, per le piccole imprese, è un costo che difficilmente si riesce ad ammortizzare e si traduce nella riduzione di reddito a disposizione. Un carico che, con buona pace delle tante promesse della politica sulla semplificazione fiscale, negli anni è andato via via appesantendosi con sempre nuovi adempimenti, spesso ridondanti.

L’introduzione dell’obbligo della fattura elettronica, ad esempio, aveva fatto sperare in un alleggerimento degli adempimenti in capo alle imprese e ai professionisti. Non è andata così, anzi. Le imprese sono inoltre costrette a sostenere costi per adempimenti ridondanti, quali ad esempio il visto di conformità, necessario per ottenere i propri crediti fiscali.

Tra le priorità da riformare, secondo CNA, ci sono anche:

  • l’abolizione dello split payment e del reverse charge, le ritenute sui bonifici  delle detrazioni fiscali;
  • l’innalzamento a 50.000 euro del limite per il visto di conformità sui crediti IVA (oggi 5.000 euro);
  • l’abolizione delle LIPE, le liquidazioni periodiche trimestrali.