Giovanni Pasquali direttore di Coldiretti Venezia con Tiziana Favaretto presidente di Coldiretti Venezia
Giovanni Pasquali direttore di Coldiretti Venezia con Tiziana Favaretto presidente di Coldiretti Venezia

Coldiretti Venezia stamane ha inviato a tutti i sindaci della provincia una proposta di delibera per chiedere la modifica della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari, con l’obiettivo di rafforzare la tutela del Made in Italy e garantire trasparenza ai consumatori.
Da sempre  – si legge in una nota – Coldiretti è in prima linea nella battaglia contro l’inganno sull’origine dei prodotti, una pratica che danneggia gravemente gli agricoltori, l’intero sistema agroalimentare e i cittadini.

Un impegno che ha portato, negli ultimi 25 anni, a risultati fondamentali come l’introduzione dell’etichettatura obbligatoria dell’origine per numerose filiere, grazie ad una costante azione di mobilitazione a livello locale, nazionale ed europeo.
“La difesa dell’origine dei prodotti non è una battaglia di categoria, ma una questione di trasparenza e di giustizia – dice Tiziana Favaretto presidente di Coldiretti Venezia sostenendo una campagna che è già partita a fine Dicembre con la richiesta  di Coldiretti Veneto che ha inviato a tutti i capigruppo della nuova legislatura regionale la stessa richiesta – I consumatori hanno il diritto di sapere cosa mettono in tavola e gli agricoltori il diritto di non subire concorrenza sleale”.
Nel mirino di Coldiretti c’è in particolare la vigente disciplina doganale contenuta nel regolamento (UE) n. 952/2013, che stabilisce l’origine di un prodotto in base al Paese dell’ultima lavorazione o trasformazione sostanziale (cosiddetta origine non preferenziale). Un criterio che, applicato ai prodotti agroalimentari genera effetti distorsivi ed ambiguità.
“Questa norma consente di attribuire un’origine “Made in Italy” a prodotti che in realtà provengono dall’estero e arrivano nel nostro Paese solo per un’ultima fase di trasformazione – spiega Giovanni Pasquali direttore di Coldiretti Venezia –. Un esempio emblematico è quello del concentrato di pomodoro importato che viene lavorato in Italia al solo scopo di ottenere un’etichetta italiana pur partendo da materie prime di provenienza e qualità ben diverse”.
La battaglia contro l’inganno sull’origine rappresenta, per Coldiretti, il cuore della difesa del Made in Italy.

Un impegno che ha portato anche a contrastare i traffici di cibo nei porti e a raccogliere oltre un milione di firme a sostegno di una normativa più equa.

“Avere al nostro fianco i comuni, è strategico per dare ulteriore forza politica alla nostra richiesta di modifica della normativa europea – sottolinea la presidente –. Per questo chiediamo il sostegno dei comuni affinché si facciano promotori di un’azione politica forte nelle sedi competenti ”.
Coldiretti chiede in particolare di escludere i prodotti agricoli e alimentari dall’ambito di applicazione del codice doganale, prevedendo come unico criterio per l’individuazione dell’origine del cibo l’indicazione del luogo di provenienza delle materie prime.
“L’obiettivo è chiaro: garantire trasparenza, corretta informazione ai consumatori e una reale tutela del nostro patrimonio agroalimentare – conclude Favaretto.