Mose. Continuano le dichiarazioni

Mose. Continuano le dichiarazioni

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Continuano le audizioni in tribunale dove devono essere giudicati l’ex sindaco Giorgio Orsoni, l’ex europarlamentare Lia Sartori, l’ex ministro Altero Matteoli per la corruzione del Mose.

Piergiorgio Baita parla con i cronisti, dove ha chiaramente spiegato che quello che è accaduto si deve soprattutto a Giovanni Mazzacurati scaricando a lui tutte le colpe. Sarebbero stati numerosi i punti d’attrito tra i rappresentanti delle grandi aziende socie e il Consorzio, in particolare il suo presidente.

«Anche negli ultimi anni, quando ormai i lavori per il Mose erano ben avviati, Mazzacurati ci chiedeva soldi per metterli nella contabilità nera e pagare le campagne elettorali, insomma non pensavamo che Mazzacurati se li mettesse in tasca, ma il dubbio riguardava l’utilizzo che lui ne faceva, versava finanziamenti per le campagne elettorali e noi non eravamo d’accordo, era un regime, alla fine, che non ritenevamo più necessario».

Mazzacurati spendeva e spandeva, stando a Baita,eppure, «nessuno, durante le riunioni, metteva in discussione le sue scelte, pur potendolo fare a norma di regolamento». Alla domanda dell’avvocato se i suoi erano degli ordini, l’ex presidente della Mantovani ha risposto: «Nei fatti lo erano».

Parlando dell’ex sindaco, imputato di finanziamento illecito al partito, Baita ha sostenuto che «Mazzacurati metteva sul trono i re, che poi dovevano essere sottomessi alle esigenze del Consorzio».

Inoltre, ha spiegato in quale modo l’ex presidente del Consorzio aveva agito per farle ottenere la consulenza per l’ospedale di Mestre, telefonando anche all’allora direttore generale dell’Ulss 12 Antonio Padoan, per convincerlo e lui disse che era d’accordo. Sull’imprenditore romano Erasmo Cinque, esponente di Alleanza nazionale e amico dell’ex ministro Matteoli, ha sostenuto che tra i soci c’era chi gli aveva raccontato che l’imprenditore romano frequentava gente poco raccomandabile, come Massimo Carminati, il neofascista protagonista di Mafia capitale, ma «io non diedi peso a quelle parole», ha chiuso.

Gian Nicola Pittalis

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