“Una ‘Quota 100’ per i Comuni”. Il sindaco di Villorba chiede criterio

“Una ‘Quota 100’ per i Comuni”. Il sindaco di Villorba chiede criterio

- in Le ultime, Politica, Treviso
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“Coltivare il proprio orticello, stracciare accordi studiati, meditati a lungo e costruiti “bottom up e non top down” per creare sinergie positive tra Comuni limitrofi significa arretrare”, dice Marco Serena, sindaco di Villorba.

“Possibile che non sia così chiaro che una delle più grosse difficoltà che si ha ad amministrare sia quella di dover affrontare la frammentazione delle competenze soprattutto quando un Comune non ha dimensioni rilevanti. Di fatto non si può avere quella capacità contrattuale che possa consentire una via d’accesso per essere “ascoltati” da parte di Enti che vengono via via coinvolti nei vari processi decisionali, compresi quelli di cui hanno bisogno anche i servizi sociali”.

“Non piacciono o non sono piaciute l’ipotesi di “Fusione”, beh, ci sarebbero altre soluzioni, come quella di trasformare il Veneto, da sempre con vocazione alla best practice, in una Regione ancora più avanzata con una diversa organizzazione e numero dei Comuni”.

“Sarebbe bello - continua Serena- poter lanciare la sfida per una nuova “Quota100”, non per la nostra pensione, ma per meritarci il futuro, anche se, in realtà, i Comuni potrebbero scendere a 50 invece degli attuali 579.

E’ la morfologia stessa della nostra Regione ad indicarci tale possibilità, perché il nostro territorio, fatta eccezione per i Comuni Montani, consente, nel 2019, di erogare i servizi rimessi alle amministrazioni locali in modo più semplice rispetto ad un secolo fa”.

“Sono anni che dico che i Comuni in Italia dovrebbero avere almeno 5.000 abitanti in montagna, 8.000 abitanti nelle zone depresse ed almeno 30.000 abitanti nelle zone di pianura. Se si seguisse questo criterio, i sindaci nel Veneto sarebbero sì pochi, ma avrebbero un peso specifico sicuramente superiore rispetto all’attuale. Innanzitutto un peso politico molto consistente sia nei confronti degli Enti sovraordinati come provincia e regione, sia nei confronti degli Enti statali”.

“Inoltre -conclude Serena- accorpando i Comuni si risparmierebbero spese di gestione e l’amministratore avrebbe una disponibilità finanziaria tale da poter finalmente fare seria programmazione e dare il via ad interventi effettivamente prioritari senza dover rincorrere alla continua ricerca di risorse per micro soluzioni.

Con l’accorpamento e la riduzione del numero dei Comuni contribuiremmo inoltre sia ad abbattere i costi della politica sia a raggiungere quanto previsto dalla Costituzione cioè l’equiordinazione tra Stato, Regione, Provincia, Città metropolitane e Comuni che, finalmente, avrebbero dimensione, dotazione economica e peso politico sufficienti...Le visioni aiutano le comunità a crescere e a migliorare i servizi per i cittadini...”

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