RIPRENDIAMOCI IL TEMPO

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Festival della Lentezza - Reggia di Colorno

Torna a Parma il Festival Della Lentezza perché rallentare è assaporare, è felicità

Festival della Lentezza - Locandina 2018

Prenditi il tempo, scriveva Pablo Neruda. E lo ripeteva in una preghiera  Maria Teresa di Calcutta. E prima e dopo di loro mille e altri ancora. I latini lo conoscevano bene il senso di quel tempo che chiamavano “otium”. Che non significa quel “dolce far niente”, che guai anche solo a dirlo oggi, fa inorridire l’iperattivo dinamico efficiente uomo moderno. Ma significava piuttosto tempo da dedicare a se stessi e alle attività che ci appagano.

Lo descrive bene Adriana Zarri, giornalista, filosofa, teologa ed eremita. “L’ozio è il tempo della degustazione, della contemplazione, dell’ amore. E’ il continuo stupore delle cose, continua sorpresa del mondo, continua scoperta della vita.” Tempo. Dunque. Il lusso di questo secolo. La parola più pronunciata. Il desiderio dei desideri. Se solo avessi tempo. ..“Stiamo morendo tutti di efficienza e abbiamo bisogno di poesia” scrive ancora la Zarri.

E così accanto ad una società che continuamente e sempre più accelera, organizza, gestisce, ottimizza, conquista, ne cresce un’altra che procede nel senso di marcia opposto, e che quella marcia la scala, e rallenta, si ferma, indugia.

Sono quelli che sempre più numerosi e anche giovanissimi lasciano la città. Quelli che potendo, hanno rinunciato al tempo pieno. Quelli che sono diventati nomadi digitali  o nomadi sul serio. Quelli che stanno riempiendo le librerie di guide scandinave alla filosofia di vita hygge, Quelli che viaggiano a piedi perché hanno scoperto l’insegnamento del camminare piano. Ecco appunto, sono quelli che si ritrovano al Festival della Lentezza.

Festival della Lentezza (3)

Nato nel 2015 dalla volontà di recuperare il valore del tempo e di restituire il giusto ritmo delle cose, il Festival della Lentezza si prepara alla sua 4’ edizione dal 15 al 17 giugno tra le sale e i giardini della Reggia di Colorno (PR), una “piccola Versailles” in provincia di Parma.

Realizzato in collaborazione col Comune di Colorno e con il patrocinio di Mibact, Regione Emilia Romagna, Provincia di Parma, Università dell’autobiografia di Anghiari, Slow Food, Legambiente, Borghi Autentici d’Italia, il Festival della Lentezza sono tre giorni in cui, scrivono gli organizzatori ”mettiamo al centro la qualità e il benessere dei rapporti umani, nel rispetto del territorio e delle sue risorse naturali”.

Il Festival della Lentezza è un luogo di contaminazione reciproca, fatto di incontri, laboratori e spettacoli, per i più grandi e per i più piccoli, tutti a ingresso libero e gratuito e con nessuna barriera che separa gli artisti dal pubblico.

Incontri. Appunto. Come dice in un’intervista lo scrittore e scultore Mauro Corona, “Questo festival è fatto perché le persone cercano altre persone come loro, che condividono un sentire, che si riconoscono (…) le persone hanno bisogno di questo, di guardarsi negli occhi e di “odorarsi”

 

DALLA FILOSOFIA ALLA LETTERATURA ALLA MUSICA: ATTORNO AL TEMA DEL “COLTIVARE” GRANDI NOMI  E TANTI EVENTI PER ADULTI E BAMBINI

 

“Prendi un poeta, un contadino, un panettiere. O un sognatore”. Recita così lo splendido trailer realizzato per promuovere l’evento “Mettili tutti intorno a un tavolo e osservali bene. Che cos’hanno in comune? Ognuno di essi sa fare una cosa soltanto: coltivare”.

 

Nell’ebraico antico coltivare significa asservire. Occorrono devozione attenzione e cura. Occorre tempo. Occorre attesa. Attorno alle mille sfaccettature del coltivare e a tutte le sue lentissime e possibili accezioni si dipana quest’anno il festival, con presentazioni di libri, spettacoli, documentari, musica, arte di strada, laboratori per adulti e bambini, stand e spazi per artigiani sostenibili. Con un “circuito” di fuori eventi collaterali che in quel week end coinvolge tutto il comprensorio di Colorno. E con grandi nomi che come ad ogni edizione si fanno testimonial dei messaggi.

Festival della Lentezza (12)

Venerdì 15 giugno 2018 si inizia con una prima mezza giornata dedicata al cibo e l’intervista al filosofo  Umberto Galimberti, per poi dare spazio ad una speciale cena anti-spreco, finalizzata a raccogliere fondi per il progetto comunale di recupero del fresco per le famiglie bisognose del territorio e, al contempo, mettere in risalto la piaga dello spreco alimentare. dimostrando concretamente quanto sia attuale riprendere in mano la buona vecchia pratica de “la cucina degli avanzi”.

Sabato 16 giugno è la volta di Cecilia Strada di Emergency e della presentazione del libro “Plant Revolution” dello scienziato Stefano Mancuso.

 

Stefano Mancuso, scienziato di prestigio mondiale, professore all’Università di Firenze, dirige il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale (LINV). Nel 2012 «la Repubblica» lo ha indicato tra i 20 italiani destinati a cambiarci la vita e nel 2013 il «New Yorker» lo ha inserito nella classifica dei “world changers”. Al Festival della Lentezza, immerso nell’anfiteatro del Giardino della Reggia, parlerà della sua

“Plant revolution”, di come dobbiamo tutto alle piante e “nel prossimo futuro dovremo per forza ispirarci a loro per ricominciare a vivere

 

Il Festival continua con la musica di Samuele Bersani e con lo spettacolo “Il coltivato e il raccolto” dello scrittore Erri De Luca. Interessanti anche le proiezioni, ospitate nello spazio dell’Aranciaia della Reggia: “Con i piedi per terra” di Andrea Perdicca e “Hunger for Bees” per la regia di Silvia Luciani.

Domenica 17 grandi attese per il concerto di Paolo Fresu: con la suggestione della tromba accompagnato dal pianista-bandoneonista Daniele Di Buonaventura chiuderà il festival.

 

Tre giorni. Una sola ode corale al tempo dell’indugiare, del saper attendere per godere e apprezzare. Per ritrovare la gioia delle piccole cose.

Per fare come scrive il poeta Franco Arminio: “Quando guardiamo con clemenza/facciamo piccole feste silenziose,/come se fosse il compleanno di un balcone, /l’onomastico di una rosa”.

http://lentezza.org

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