SEASTRONG, Ca' Foscari studia le difese naturali - Notizie Plus
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Quanto possono coralli, mangrovie e praterie di fanerogame marine difendere le coste tropicali dalla forza delle onde e dall’erosione? A questa domanda proverà a rispondere SEASTRONG, progetto internazionale finanziato dall’Unione europea con 6 milioni di euro nell’ambito di Horizon Europe.

Al progetto partecipa anche l’Università Ca’ Foscari Venezia. Il gruppo di ricerca veneziano è coordinato da Alessio Rovere, professore di Geografia fisica e geomorfologia.

La ricerca interesserà tre grandi aree tropicali: Seychelles, Belize e Fiji. Gli studiosi misureranno la capacità degli ecosistemi di dissipare l’energia delle onde. Inoltre, valuteranno gli effetti del cambiamento climatico e i benefici della conservazione degli habitat.

SEASTRONG Ca’ Foscari, la ricerca parte dalle Seychelles

Alessio Rovere ha appena concluso una missione alle Seychelles, una delle tre aree coinvolte nel progetto.

Durante la permanenza, finanziata dai partner oltreoceano, il docente ha formato il personale di due organizzazioni locali. Si tratta della Seychelles Parks and Gardens Authority e della Seychelles Islands Foundation.

Gli operatori hanno appreso i metodi che serviranno a misurare la capacità degli ecosistemi costieri di attenuare l’energia delle onde.

In questo modo, le organizzazioni locali potranno partecipare direttamente alla raccolta e all’analisi dei dati. La collaborazione con i partner tropicali rappresenta infatti uno degli elementi centrali di SEASTRONG.

Gemelli digitali per studiare coralli e mangrovie

Ca’ Foscari utilizzerà anche tecnologie avanzate per ricostruire gli ambienti naturali oggetto della ricerca.

Gli studiosi realizzeranno “gemelli digitali” tridimensionali di coralli, mangrovie e praterie marine. Queste ricostruzioni permetteranno di analizzare il rapporto tra la struttura degli ecosistemi e il movimento dell’acqua.

Parallelamente, i ricercatori effettueranno misurazioni direttamente sul campo. Posizioneranno una serie di sensori lungo il percorso compiuto dalle onde.

Gli strumenti misureranno quanto diminuisce l’energia del moto ondoso mentre attraversa i diversi ecosistemi. I ricercatori potranno quindi confrontare le rilevazioni reali con le ricostruzioni digitali.

Cambiamento climatico, SEASTRONG simulerà gli scenari futuri

I dati permetteranno di calibrare e verificare i modelli idrodinamici delle tre aree di studio. Gli scienziati potranno così controllare se le simulazioni riproducono correttamente ciò che accade in natura.

Successivamente sarà possibile modificare virtualmente l’estensione e le caratteristiche degli ecosistemi. I ricercatori potranno quindi osservare come cambia la loro capacità di proteggere le coste.

SEASTRONG proverà così a quantificare gli effetti del degrado degli habitat e del cambiamento climatico. Allo stesso tempo, analizzerà i vantaggi degli interventi di conservazione e ripristino.

«Coralli, mangrovie e praterie formano sistemi connessi che possono ridurre l’energia delle onde e contribuire alla protezione delle comunità costiere», spiega Alessio Rovere.

Rovere: «Capire quanto si perde quando un ecosistema viene degradato»

Uno degli obiettivi consiste nel trasformare le osservazioni scientifiche in strumenti utili per programmare gli interventi futuri.

«Il nostro compito è misurare questa funzione e tradurla in modelli capaci di simulare scenari realistici», sottolinea Rovere.

Il professore indica anche le possibili applicazioni della ricerca: «Vogliamo capire quanto si perde quando un ecosistema viene degradato e quali benefici possono produrre interventi mirati di conservazione e ripristino».

Un altro elemento fondamentale riguarda la collaborazione internazionale.

«Un altro aspetto importante di SEASTRONG è la collaborazione con le organizzazioni partner dei Paesi tropicali, che partecipano alla ricerca su un piano di effettiva parità».

Rovere aggiunge: «La condivisione di metodi e competenze contribuisce inoltre a consolidare capacità operative nei territori coinvolti».

SEASTRONG Ca’ Foscari, coralli, mangrovie e praterie: una barriera naturale

Barriere coralline, mangrovie e praterie di fanerogame marine svolgono diverse funzioni fondamentali. Offrono habitat a numerose specie e immagazzinano carbonio. Inoltre, sostengono la pesca e le economie locali.

Questi ecosistemi possono anche rappresentare una difesa naturale contro l’erosione e la forza delle onde.

Finora la ricerca e la gestione hanno spesso considerato separatamente questi ambienti. SEASTRONG parte invece da una prospettiva differente.

Coralli, mangrovie e praterie appartengono a un unico paesaggio costiero. Acqua, nutrienti, carbonio e organismi viventi creano infatti numerosi collegamenti tra questi ecosistemi.

Studiare tali connessioni permetterà di individuare strategie di conservazione più efficaci. La ricerca analizzerà anche le conseguenze del riscaldamento degli oceani, delle ondate di calore marine e dell’innalzamento del livello del mare.

SEASTRONG, 15 organizzazioni di nove Paesi

Il nome completo del progetto è “Stronger Together: The Role of Connectivity in Safeguarding Functioning Coastal Ecosystems under Global Change”.

L’Università di Brema coordina SEASTRONG insieme al Leibniz Centre for Tropical Marine Research. Il progetto coinvolge complessivamente 15 organizzazioni di nove Paesi.

Accanto a Ca’ Foscari partecipano università e centri di ricerca europei. A questi si aggiungono organizzazioni che operano direttamente in Belize, Fiji e Seychelles.

SEASTRONG durerà 54 mesi, da settembre 2026 a febbraio 2031. L’Unione europea finanzia il progetto con 6 milioni di euro attraverso Horizon Europe.

I ricercatori produrranno mappe interattive e modelli ecologici e idrodinamici ad accesso aperto. Elaboreranno inoltre protocolli di monitoraggio e raccomandazioni per istituzioni, comunità locali e organizzazioni ambientali.

Con SEASTRONG Ca’ Foscari contribuirà quindi a misurare il ruolo delle difese naturali delle coste tropicali. I risultati aiuteranno a capire quanto la tutela di coralli, mangrovie e praterie marine possa aumentare la capacità delle comunità costiere di affrontare i cambiamenti climatici.

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