Telemedicina, Scompenso cardiaco, Treviso, Geriatria

Telemedicina e scompenso cardiaco mostrano risultati particolarmente significativi nei pazienti molto anziani e fragili. Uno studio condotto dalla Geriatria dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso ha rilevato una riduzione del 78% del rischio di riospedalizzazione a 12 mesi, insieme a un calo del 64% della mortalità a un anno e del 77% a due anni.

I risultati arrivano dalla ricerca “Pilot Evaluation of the REAL-HEART Structured Telemedicine Program in Very Old Patients With Heart Failure”, pubblicata su JAMDA, rivista internazionale dedicata alla medicina geriatrica e alla cura a lungo termine. Il lavoro analizza l’efficacia del programma strutturato attivo a Treviso dal 2023.

Telemedicina, lo studio su 120 pazienti

La ricerca ha coinvolto 120 pazienti con un’età media di 89 anni, tutti dimessi dopo un ricovero per scompenso cardiaco. Il team guidato dal primario, dr Andrea Rossi, ha suddiviso i partecipanti in due gruppi speculari.

Sessanta pazienti hanno seguito il percorso di assistenza a distanza, mentre altri 60 hanno continuato con il tradizionale sistema di controlli ambulatoriali. Il confronto ha permesso di valutare in modo diretto gli effetti del modello strutturato dopo la dimissione ospedaliera.

L’analisi clinica ha evidenziato un beneficio particolarmente rilevante nel gruppo seguito attraverso il programma innovativo. Il modello non si limita, infatti, al semplice utilizzo della tecnologia, ma integra diverse attività assistenziali in un percorso multidisciplinare.

Come funziona il modello di telemedicina

Il programma combina controlli a distanza, contatti telefonici e video consulti medici. Inoltre, il percorso prevede l’ottimizzazione delle terapie farmacologiche e l’educazione del paziente.

L’obiettivo è quindi garantire una continuità assistenziale anche dopo il ritorno a casa. In questo modo, il paziente può contare su un percorso organizzato che mette insieme monitoraggio, confronto con i professionisti e gestione delle terapie.

“Il dato più importante – spiega il dr Rossi – è che questo modello dimostra come la telemedicina possa diventare uno strumento concreto di continuità assistenziale anche nei pazienti molto anziani e fragili”.

Il primario sottolinea inoltre un aspetto centrale della ricerca: non basta introdurre strumenti tecnologici. Serve invece costruire un percorso strutturato e multidisciplinare di presa in carico dopo la dimissione.

Telemedicina e mortalità: i numeri dello studio

I dati rappresentano l’elemento più significativo della ricerca. A 12 mesi, il programma ha portato a una riduzione del 78% del rischio di riospedalizzazione. La mortalità, invece, è risultata ridotta del 64% a un anno.

Il dato diventa ancora più rilevante nel periodo successivo. A due anni, infatti, la riduzione della mortalità raggiunge il 77%. I risultati evidenziano quindi un possibile impatto del modello sulla sopravvivenza e sulla qualità della vita dei pazienti anziani più fragili.

Il progetto si inserisce in un contesto nel quale l’età media dei pazienti coinvolti è particolarmente elevata. Proprio per questo, l’esperienza di Treviso assume un valore specifico nel percorso di assistenza dopo un ricovero per scompenso cardiaco.

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La ricerca premiata al Congresso di Geriatria

La pubblicazione internazionale rappresenta un ulteriore riconoscimento per il lavoro sviluppato dalla Geriatria dell’ospedale Ca’ Foncello. Il progetto aveva già ottenuto attenzione nell’ottobre 2025, durante il Congresso Nazionale dell’Accademia di Geriatria di Genova.

In quell’occasione, la ricerca ha ricevuto il premio per la migliore comunicazione orale. A presentare il lavoro era stato il dr Nicola Confortin.

Lo studio porta inoltre la firma di un gruppo di ricercatori composto da Confortin, Graceffa, Melchiori, Langellotto, Commissati, Zorzi, Adami, Trevisin e Rossi. Alla ricerca ha partecipato anche il dr Ming Yang del West China Hospital – Sichuan University.

Telemedicina, il valore di un’assistenza integrata

Secondo il dr Rossi, la pubblicazione internazionale conferma l’importanza di sviluppare modelli innovativi di assistenza per una popolazione sempre più anziana e fragile.

Il progetto coinvolge anche gli operatori dell’ambulatorio dello scompenso cardiaco. Il team citato dal primario comprende il dr Giovanni Paolo Daniele, la dr.ssa Annalisa Graceffa, il dr Leonardo Melchiori, Luigia Vassalli e Martina Marchesin.

I risultati dello studio indicano dunque l’importanza di un approccio organizzato e multidisciplinare. La combinazione tra controlli a distanza, contatti telefonici, video consulti, gestione delle terapie ed educazione del paziente costituisce il cuore del programma.

Per i pazienti molto anziani dimessi dopo un ricovero per scompenso cardiaco, la telemedicina emerge così come uno strumento di continuità assistenziale capace, secondo i dati dello studio, di incidere in modo significativo sia sul rischio di riospedalizzazione sia sulla mortalità.